100 milioni per i borghi

La Regione stanzia 100 milioni per i borghi antichi calabresi. Ottima idea. La cifra non è faraonica, ma se ben adoperata, e soprattutto se diventa una sicurezza pluriennale, può giovare.

Intanto è un importante progresso ideologico. Fino a trent’anni fa, la mentalità dilagante era che “in Calabria non c’è niente”. Oggi sono stati riscoperti luoghi di grandissimo pregio, e non solo dagli studiosi, ma dal pubblico, dal turismo culturale. L’elenco sarebbe lunghissimo: ognuno faccia appello alle sue conoscenze.

In verità, non c’è piccolo paese di Calabria dove non si trovino resti di un castello, di un monastero, di un palazzo; e opere d’arte di valore. Ecco, questo è il problema: con 100 milioni non si fa nulla, se distribuiti a pioggerellina per la sagra del pesce di montagna o del formaggio di mare (non scherzo!); occorre un piano regionale che stabilisca le priorità con criteri di utilità non per il tale o tal’altro borgo, ma per l’intera Calabria.

L’utilità profonda è far vedere ai forestieri che la Calabria non è solo disgrazie e depressioni e più o meno genuino buonismo, spesso troppo buonismo per essere vero. Mostrare una Calabria reale, umana, e non astratta e idealizzata o nel bene o nel male.

Si deve iniziare con il corretto recupero della storia: Magna Grecia, che non è solo Pitagora; colonie romane, ottimo esempio di buon governo del territorio; Impero d’Oriente, che non fu sono monaci “basiliani”; Medioevo europeo, che non è un film dell’orrore come scrivevano nel Settecento in tutta Europa e si continua a scrivere nella sola Calabria; archeologia industria… La storia è dunque interdisciplinare: servono apporti di letteratura, arte, filosofia; ma anche geologia, agronomia, storia naturale…

Occorrono tematiche precise da valorizzare, anche a scopo turistico. Un esempio: la Calabria è ricca di opere d’arte dei Gagini; la Pietà di Soverato è data 1521, e può essere assunta come data simbolo di tutto un lavoro regionale.
Comunque, aspettiamo di leggere i bandi applicativi della decisione, poi esprimemo un giudizio. L’intenzione, ripeto, è buona.

Ulderico Nisticò

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