13 milioni di debiti

soverato_notte  I 13.000.000 di euro, che sarebbero poco meno di 26 miliardi di lire, fanno 1444, rotti euro per ogni cittadino di Soverato inclusi i neonati e gli eventuali centenari. In qualche modo, se non subito entro qualche annetto, li dobbiamo pagare. Amen; però permettetemi almeno di capirci qualcosa. Per arrivare, un debito comunale, a questa immane somma, un paese deve averne fatte di tutti i colori, e qui formuliamo alcune ipotesi:

  1. La più banale, le ruberie. Ma io le escludo, e credetemi che sto parlando molto sul serio. Ci saranno stati casi, ma, al confronto del mangia mangia della Prima e della Seconda repubblica, Soverato è la fiera internazionale dell’onestà; e gli amministratori succedutisi nei decenni li conosciamo: più o meno sono rimasti quelli che erano, nessuno, a quanto vediamo, si è arricchito. E poi, per rubare 13 milioni di di euro ci vogliono Alì Babà e i quaranta ladroni, o, in clima pasquale, Barabba in persona in società con Lupin. No, non è questa la spiegazione.
  2. Seconda ipotesi, grandi spese per lavori pubblici. Ma non trovo che Soverato abbia mai innalzato piramidi e colossei e cattedrali. Tutt’altro: stadio e palazzetto risalgono agli anni 1980; e così, se non a prima, le scuole comunali; quelle superiori sono della Provincia. Il verde pubblico è abbondante, però con scarsa manutenzione. Il lungomare ha ricevuto, negli anni, interventi estemporanei. Strade e marciapiedi sono tutto un rattoppo. Delle fogne, non parliamo. No, decisamente non è per i lavori pubblici che si è rovinata, Soverato.
  3. Terza, strutturati interventi sociali e culturali per attrattiva turistica. No, non mi pare: il massimo sforzo del comune fu per una rassegna cinematografica molto più magnificata del valore, e comunque non troppo costosa, né le spese erano solo a carico nostro. Poi, qualche soldo per le feste, e basta. Un capitolo a parte, la gestione del teatro: soldi spesi e risultati negativi.
  4. Quarta ipotesi, disordine amministrativo: scarso controllo di utenze varie (nel 1976 nella bacheca del MSI pubblicammo una bolletta di 180.000 lire per il telefono del cimitero, con tutte le macabre ironie del caso. Sapete quant’erano, nel 1976, 180.000 lire?); ipertrofia del personale; accumulo dei debiti e relativi interessi; resistenze in giudizio quando non c’era niente da resistere; espropri dettati da mera demagogia e voglia di creare ghetti, come furono effettualmente creati e sono lì; irregolari riscossioni; e roba del genere a iosa. Sì, secondo me è andata così.

 Mi piacerebbe essere smentito, però con i numeri e i fatti; che qualcuno mi dicesse che le strade sono belle e le fogne non gettano a mare e il palazzetto è grandioso… eccetera. Resto in attesa.

 Quanto alle soluzioni, se non aumentano le entrate, non si possono pagare i debiti. Ma qui occorrerebbe un ripensamento radicale dell’attuale asfittica economia cittadina, e, peggio, della molto grigia e spenta socialità.

Ulderico Nisticò

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