7 ottobre 1571

 Nel 1453, i Turchi, nell’indifferenza dell’Europa, avevano preso Costantinopoli, facendone Istanbul; l’Impero Turco, fondato sulla religione musulmana e su strutture burocratiche e militari di modello bizantino, si estendeva dall’Algeria all’Arabia alla Crimea ai Balcani, e minacciava la stessa Roma; mentre i pirati barbareschi dell’Africa praticavano il saccheggio e i rapimenti: nel 1480 Otranto cadde nelle mani dei Turchi, che decapitarono ottocento cristiani ostinatamente fedeli, oggi proclamati Santi. Ma di Nicolò Picardo, l’amico del cuore di san Francesco di Paola (Cicco e Cola), caduto martire al comando della cavalleria del principe Alfonso, in Calabria non importò mai niente a nessuno, in testa l’Ordine dei Minimi. E già, mica era Ulisse, Picardo!

 Nei primi decenni del XVI secolo la minaccia turca si fece sempre più violenta e vicina; ma l’Europa era lacerata dalle guerre tra Francia e Spagna; e, dopo il 1517, la Chiesa era assediata dal protestantesimo tedesco e inglese. Nel 1566 un’immane flotta turca attaccò Malta, dove i Cavalieri e la popolazione, con i due “soccorsi” siciliano e spagnolo, respinsero il nemico. Ma i Veneziani persero Cipro, con la morte da martire di Marcantonio Bragadin.

 In questo clima maturò l’azione di san Pio V, la cui autorevolezza morale e abilità diplomatica compirono il miracolo di creare una “Lega” di Spagna, Venezia e Stati italiani contro il nemico comune. Era, come tutte le coalizioni, un organismo fragile: Veneziani e Genovesi poco mancò non si cannoneggiassero tra loro; perciò a questa flotta in larghissima misura italiana serviva un comandante “straniero”, e fu scelto il giovane valente don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V. La sua ferrea disciplina tenne assieme le navi; e l’autorità disinteressata del papa intervenne a stroncare le mene di Filippo II, che voleva combattere i pirati algerini. Non era questo lo scopo della guerra, ma quello che poi si ottenne.

 Si legga (in Cropani a Lepanto. La predica della Nave Cristiana e la Predica della Vittoria Navale di fra Lattanzio Arturo da Cropani, a cura di Ulderico Nisticò e Paola Bianco, Catanzaro, L’alternativa, Catanzaro, 2006, Credito Cooperativo Centro Calabria) il chiaro messaggio, pronunziato per bocca di Lattanzio, fino a minacciare di destituzione, tra le righe, il re spagnolo. Pio V si affidò alla Madonna con il nuovo titolo di Auxilium Christianorum: l’Ausiliatrice.

 La flotta di 220 navi, tra cui sei possenti galeazze veneziane, affrontò i Turchi a Lepanto, e li sconfisse rovinosamente. Scarso fu l’effetto concreto, e tanto meno si poteva riconquistare Cipro o, come si propose, sbarcare in Grecia: ma il trionfo affermò una volta per tutte la superiorità tecnologica, navale e bellica degli Occidentali. E la Chiesa, assediata dai protestanti, sentì il successo come un segno di Dio. Il valore di Lepanto è dunque politico nel senso più nobile del termine.

 E i Turchi, se ancora tentarono saccheggi (nel 1594 toccò a Soverato), deposero ogni conato di affrontare i cattolici italospagnoli per mare. Per terra, otterrà lo stesso risultato l’assedio di Vienna del 1683, risolto poi dal potente intervento di Giovanni Sobieski, re di Polonia.

 Dopo Lepanto, il papa intitolò la Madonna come della Vittoria, o Regina delle Vittorie; poi, per cristiana umiltà, e da domenicano qual era, preferì il titolo del SS. Rosario.

 Lepanto è in buona parte una gloria calabrese. Si schierarono soldati di Tropea e di Badolato con il barone di Gaspare Toraldo, fanti tra le truppe di Prospero Colonna e sulle galee siciliane di Ramirez; armarono navi Francoperta, Geria, Ferrante, de Cicco, Bosurgi, Galimi da Reggio; Carnevale da Stilo; Cavallo e Ventura da Amantea; Commercio da Francica; Coco, Comperatore, Falletti da Terranova; Manuardi da Rogliano; Parisio da Cosenza; Grandopoli da Corigliano; Merenda da Paterno; Marullo conte di Condojanni; il Corsale di Castelvetere, terrore dei Turchi; partirono tre navi di Tropea; due di Reggio; due dei Passacalò di Seminara; una dei Marini con Milio da Melicuccà; Cecco Pisano; Cavallo di Amantea. Cadranno in battaglia Fazzari, Sudano, Barone, Carrozza, Portogallo, Frezza, Galluppi, di Francia, Brisbal conte di Briatico.

 La Calabria era però presente anche dall’altra parte con il celebre Ulugh Alì, nato Dionigi di Bini a Isola, morto bey di Algeri e Tunisi. Di lui, un’altra volta.

Ulderico Nisticò