A scuola, fandonie no

 Che un circolo di privati si riunisca per inventarsi la storia leggendo pamphlet alla Pino Aprile, è una moda perversa e ridicola; però è una moda, e passerà; e comunque è come un club di tifosi, magari del Benevento che è a punti zero! Ma a scuola, a scuola non è lecito, non è culturalmente onesto, non è deontologico assumere Pino Aprile e Ciano come libri di testo; e mandare dei ragazzini a trovare la “vera storia” dell’Europa e del Mondo… nell’Archivio di Lamezia!

 Vorrei sapere quali documenti si trovino, a Lamezia, sul Congresso di Vienna, sul Congresso di Parigi, sulla Seconda guerra d’indipendenza, sul crollo desolato delle Due Sicilie… Al massimo possono trovare una cartuccella sullo scontro delle Grazie, una scaramuccia, e sulla del tutto falsa battaglia di Soveria Mannelli.

 Ma i ragazzi non sono stati mandati a cercare, sono stati mandati a trovare per forza le prove di quello che qualche sprovveduto ha letto sui nuovi libri di testo di Ciano e Aprile: che il Sud era ricco e il Nord povero.

 Linguaggio rozzo, da scompartimento ferroviario, da bar, e senza la dignità della scuola. E affermazioni inesatte, fondate su notizie campate in aria, come quella che il Meridione sarebbe stato “la terza potenza industriale mondiale”. Una fandonia che può credere solo chi non abbia mai sentito parlare non solo di Gran Bretagna e Francia, ma di Prussia, Belgio, Olanda, Danimarca, Austria, Stati Uniti, Russia… e dello stesso Piemonte, che aveva 900 km di ferrovie contro i 99 (novantanove) del Sud.

 Attenzione, non è che uno se non è “ricco”, ciò vuol dire automaticamente che è “povero”. Con l’economia di sussistenza, i Meridionali campavano: sebbene campare non sia esattamente sinonimo di vivere; e c’erano delle aree industriali, sebbene circondate dal Neolitico e prive di indotto; e le casse dello Stato conservavano molto denaro, sebbene restasse a fare la muffa; e le coste erano servite da un traffico di cabotaggio, sebbene l’interno, cioè quattro quinti del Regno, rimanessero irraggiungibili.

 Ma i ragazzi di quel Liceo di Lamezia hanno scoperto… i libri di Pino Aprile e roba del genere; e usciranno dalla scuola con notizie false, e, peggio, a senso unico e senza contraddittorio, senza spirito critico.

 Soprattutto, senza che nessuno affronti la radice del problema: come fu che un Meridione così “ricco” rimanesse fuori dalla storia europea e italiana dal 1850, e venisse spazzato via in tre mesi. Provate a immaginare che un migliaio di persone invada, oggi, la veramente ricca Svizzera, e dico la neutrale e pacifica Svizzera: i mille non farebbero in tempo a raccomandarsi l’anima! La Confederazione Elvetica è infatti pacifica, mica pacifista: tutt’altro! E i generali non sono vecchi rimbambiti come Castelcicala, Landi, Lanza, Ghio del 1860; o fedeli e incapaci come Ritucci. E la Svizzera fa politica estera, eccome! Purtroppo, a Napoli, niente di tutto questo.

 C’è di peggio. I ragazzi usciranno dalla scuola, da una parte esaltati dalla fandonia che “eravamo ricchi”, dall’altra depressi dalla fandonia di essere stati rapinati di tanta ricchezza; e, di fronte a notizie – questa volta, ahimè, genuine – che la Calabria è l’ultima d’Europa, non se la piglieranno con i politici e con i loro elettori, o con la cultura calabrese, o con la burocrazia eccetera, e con gli imprenditori fasulli e “prenditori”, ma con Garibaldi; i più studiosi, anche con Cavour; Napoleone III, detto in generale, mai sentito nominare. E siccome hanno scoperto che la colpa è tutta di Nino Bixio (chi era costui?), si aspetteranno un risarcimento… bene inteso, sotto forma di posto fisso sotto casa.

 Ecco, fin quando le fandonie si raccontano al bar, e passi; ma a scuola, no! A scuola, non è corretto sotto l’aspetto metodologico.

 E, a scuola, è anche perfettamente inutile: i ragazzi, lì per lì, grideranno alla “ricchezza” persa e rubata; poi, guardandosi intorno, si chiederanno dov’era, questo tesoro del re Creso, dov’erano tutte queste industrie! Andranno a Mongiana e ne troveranno una, certo: ma basterà un giro, e vedranno che era più piccola del loro Istituto. Un po’ difficile facesse più che un baffo a Manchester, Lione, la Renania tedesca e belga e olandese, la Slesia, i Sudeti, Pittsburgh, Torino e Ivrea.

 Troveranno, in archivio, che nel loro paesello c’era “un’industria”; poi vedranno che era una fornace, un mulino, una gualchiera. Niente di male, una gualchiera: ma è come se uno dei miei gatti, siccome è un felino, io lo spacciassi per tigre del Bengala!

 Ma a scuola, a scuola, no! A scuola, se si presenta un’opinione, bisogna presentarne anche altre; e opinioni fondate e dignitose, non comizi etti.

 A proposito: anche i giornali dovrebbero essere più corretti, soprattutto con i titoloni sensazionali!

Ulderico Nisticò