A Sud, i nostalgici del Neolitico…

Le ultime statistiche mettono il Sud alla fine di tutte le classifiche positive. Che fa, il Sud? Si rimbocca le maniche per riparare al disastro? Ma no, il Sud fa una di queste due cose: a) nega le statistiche, insinuando trattarsi di un bieco piano di Garibaldi e Cavour, morti ma ancora operativi; b) s’inventa orticelli sui balconi, chilometro zero, panorami bellissimi, sole splendente, mare, e presunte tradizioni.

Il punto a) è una demenziale monomania, di quelle tipicamente meridionali, che la colpa è sempre di qualcun altro: moglie, marito, vicini di casa, “iettatura”, “mbidia”, chiunque tranne il colpevole, e tranne che ammettere qualche colpa.
Il punto b) è una mezza novità, e sono quelli che, con diverse angolazioni, si stanno inventando fantasticate soluzioni miracolose, per cui il Sud diventerà presto felice; anzi, già lo è.

Pino Soriero se ne va per l’Italia a magnificare i destini futuri, anzi presenti, del porto di Gioia Tauro. Nel suddetto porto stanno mettendo in cassa integrazione o licenziando operaia a centinaia, però Soriero sogna, fa sognare, e trova sempre qualche potente sfaccendato che lo ascolti.
Ma almeno Soriero sogna, sì, ma sogna cose del 2017. Lino Patruno, Pino Aprile, Mimmo Gangemi e, con mio stupore, Raffaele Nigro, sognano, per il Meridione, il Neolitico: niente industrie, niente tecnologia, niente di queste cose da “Norde”; il Sud può diventare, anzi è felice perché ha il sole, il mare, i panorami… Sul serio, ci scrivono libri, e trovano dei polli che glieli comprino, e dei professori scorretti che li invitino nelle scuole, e giornalisti polli che li magnifichino.

Essi sono dei nostalgici del Neolitico. Secondo molti, il Neolitico per l’umanità fu un lunghissimo periodo felice della sua storia… Ma che sciocchezze dico? Della sua non-storia! Nel Neolitico, infatti, non succedeva mai niente: mai guerre; mai politica; mai ideali, idee, ideologie; mai passioni; mai poesie; mai amori sbagliati e conseguenti tragedie shakespeariane; mai angosce esistenziali; mai eroi, santi… Mai nulla di tutto quello che invece occupa meritatamente i libri di storia, quelli di letteratura, quelli di storia dell’arte, il teatro, il cinema, le chiese… Mai nulla di tutto quello che meritatamente si chiama vita.

Nel Neolitico, abitavano in comodissime grotte senza pagare fitto; uscivano ogni tanto a raccogliere da terra o frutti o animali già morti; vicino al mare, mangiavano cozze e telline; scheggiavano pietre, ma con calma secolare; pregavano degli dei, senza impegno; s’incontravano, i maschietti e le femminucce, ma giusto a scopo riproduttivo. Insomma, un’esistenza piatta come quella di una sogliola.
E già, immaginate, che so, che Dante Alighieri fosse vissuto in un luogo tranquillo e sereno, invece di una città ricchissima e corruttissima e complicatissima qual era Firenze dell’anno 1302. Ebbene, per tutto il resto della vita avrebbe scritto insulse poesiole d’amore (si fa per dire!), altro che Divina Commedia con papi e imperatori all’Inferno!
E invece i Patruno e Aprile eccetera stanno sognando un Sud di morti di fame felici: quelle fandonie che scrissero i “viaggiatori forestieri” del Sette e Ottocento, i quali stavano a Napoli due giorni e spacciavano di aver capito tutto, quando invece non avevano capito un bel niente. Essi fanno sognare tutto il peggio delle cronache meridionali: pigrizia, ma intervallata da qualche rara botta di edonismo plebeo, più culinario ed enologico che erotico.

Ai Meridionali non sembra vero, di poter campare senza prestazione d’opera, mici mici e con in faccia il più ebete dei sorrisi; e mentre stanno all’ultimo posto in tutto ciò che è opera umana, s’illudono di essere al primo per doni di Dio di sole e mare.
Che poi non è manco vero. Forse né Patruno è Gangemi né Aprile sono stati a vedere il mare della Liguria, o la dannunziana pineta del Pisano, o il sole del Trentino, o la dolcezza di una pianura umbra, o il fascino dei laghi lombardi… E, come tutti i Meridionali, credono che il mondo inizi e finisca alle porte della propria capanna, esattamente come nel Neolitico. Come scrisse il Vico (che era di Napoli, mica piemontese), “l’uomo, quando si rovesci nell’ignoranza, fa egli sé regola dell’universo”.

Che poi non è manco vera, questa favola della natura del Sud. In Puglia c’è qualche pianura, ma Campania e Calabria sono montagnose, e per millenni i paesi hanno subito neve e diluvi vari; e non parliamo di terremoti e qualche eruzione. E le pianure, prima del fascismo, erano in grandissima parte paludose. Con tanti saluti agli storici della domenica.
Insomma, i Neolitici promettono il ritorno al Neolitico. E invece il Sud va urgentemente ammodernato, magari a pedatoni.

Ulderico Nisticò