A Terragnolo (Trento) fiori sulla tomba di Padre Silvano Lanaro amato parroco di Badolato, di Squillace e noto a Catanzaro Lido.

Caro Tito, come già sai, la disastrosa alluvione jonica del 1951 ha provocato il trasferimento parziale sul litorale degli abitanti dei nostri borghi collinari rimasti senza casa. Sono nate, così, le Marine che, anno dopo anno, si sono ingrandite fino a diventare ormai la parte principale dei rispettivi Comuni.

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La data di nascita di Badolato Marina può essere considerata la giornata del 24 marzo 1952 quando il Capo del Governo Alcide De Gasperi è venuto per consegnare al sindaco Andrea Talotta i primi 78 alloggi edificati in “muratura” a tempo di record, dopo appena 5 mesi dal triste evento (cosa che in seguito in Italia non è più avvenuto per qualsiasi altra calamità naturale). Tale data può essere valida pure per altre Marine joniche, dal momento che De Gasperi ha visitato realtà simili, nel medesimo contesto.

Dopo questi primi 78 alloggi ne furono costruiti altri 257 (per un totale di 335), oltre alla chiesa, all’edificio scolastico per le elementari, alla delegazione comunale e alla pretura. La chiesa fu inaugurata il 14 marzo 1956 e fu affidata ai frati minori francescani conventuali che si sono avvicendati. Uno, però, è rimasto dall’autunno 1956 fino all’estate 1982 (per 26 anni esatti). Questi è stato Padre Silvano Maria Lanaro, nato “Luigi” nel 1921 nella casa al numero civico 32 in Puechem (una delle 33 frazioni del Comune di Terragnolo, sito in Val di Leno) nelle montagne della provincia di Trento, nella “Zona Sacra del monte Pasubio”, al confine con il Veneto.

btyNei 26 anni che è stato il buon pastore della nostra comunità di Badolato Marina (all’inizio pure delle Marine di Monasterace, Guardavalle, Santa Caterina, Isca e Sant’Andrea che raggiungeva in “Lambretta”), P. Silvano era solito tornare al suo paese natìo (tra agosto e settembre) per trascorrere qualche settimana di riposo, per stare insieme ai familiari e alla sua gente. Più volte l’ho accompagnato alla stazione, quando partiva per il suo Trentino, di cui mi parlava spesso. Era impegnato anche nelle locali scuole (elementari e medie) dove insegnava “Religione”. La sua straordinaria mitezza lo rendeva vero ed esemplare “apostolo”.

Da bambino (ma a volte anche da adolescente, fino a quando sono andato all’Università di Roma) sono stato uno dei suoi più assidui amici e “chierichetti” e, a differenza di altri, lo seguivo quando si recava nelle altre Marine dell’interzona per celebrare messa. Fin da piccolo, la mia indole era protesa alla maggiore e migliore conoscenza possibile e P. Silvano mi dava la possibilità di girare per tutto il territorio della Diocesi di Squillace, per cui lo accompagnavo volentieri (specialmente durante le vacanze estive) nei suoi frequenti giri pastorali. Infatti, era anche il confessore di quasi tutte le suore che stavano nei conventi, negli asili infantili e nelle scuole e quindi seguendo lui conoscevo altri paesi e altre realtà. Ma non mancavo di accompagnarlo spesso ovunque andasse, a Catanzaro come in altri luoghi dove lo portavano i suoi impegni ecclesiastici e parrocchiali. Una volta pure al Concessionario Fiat di Reggio Calabria per prendere la sua “mitica utilitaria” 500 giardinetta bianca, fedele automobile che ha macinato un’infinità di chilometri.

Padre Silvano era, piano piano, diventato importante come il mio fratello maggiore Vincenzo il quale molto spesso mi portava con sé quando, da Ufficiale Giudiziario, era solito consegnare gli atti della nostra Pretura a persone dei quattro paesi del nostro Mandamento (Badolato, Isca, Santa Caterina, Guardavalle) o ai due cinema di Soverato. Con entrambi questi miei “fratelli maggiori” ho imparato davvero molto e sento che devo loro il mio affetto e la mia riconoscenza ancora adesso. Annovero entrambi questi due “fratelli” (di sangue e di famiglia l’uno, di fede e di amicizia l’altro) tra le persone più importanti della mia vita.

Infatti, con Padre Silvano sono stato sempre in contatto, anche quando dal 1982 era stato destinato alla parrocchia di Squillace Marina e al Convento di Catanzaro Lido. Domenica 20 aprile 1997 mi ha reso assai felice quando, a Squillace Marina, mi ha consegnato le bozze del tuo libro di poesie per la cui pubblicazione a stampa avevo tanto insistito con Lui. E così è stato. Ma di Padre Silvano ci restano pure le meravigliose musiche e i bei canti religiosi, eseguiti dal coro parrocchiale ma anche dal “mio” complesso degli “Euro Universal”. Grazie a Lui e a Padre Nicola Criniti, nella nostra chiesa abbiamo eseguito (nell’estate 1968) per primi in Calabria la “messa beat” composta da Marcello Giombini, che mi ha onorato poi della sua amicizia.

Padre Silvano è stato assai importante per un altro aspetto … ha dotato la sua chiesa parrocchiale di Badolato Marina di parecchie statue lignee eseguite da Ferdinando Perathoner & Figli, scultori di arte sacra in Ortisei (Val Gardena – Bolzano). Statue belle e delicate che hanno ispirato altri parroci a rivolgersi alla grande scuola Perathoner per numerose altre statue in tutta la Diocesi di Squillace. Sono di Perathoner, ad esempio, le statue dei SS Angeli Custodi, Bambinello, Immacolata, S. Antonio, 14 stazioni della Via Crucis, Sacro Cuore e altre in Badolato Marina; la Madonna della Sanità (benedetta da Papa Paolo VI a fine aprile 1964) per il santuario rupestre basiliano di Badolato. Sarebbe utile che qualche tesi di laurea fosse spesa per il ruolo avuto da Padre Silvano negli scambi socio-economici-culturali con il suo Trentino-Alto Adige.

Come dicevo, con P. Silvano non ho mai interrotto i contatti, specialmente quando era a Squillace Marina e a Catanzaro Lido, dove mi recavo per i consueti reciproci aggiornamenti. Ma tutta la mia famiglia ha coltivato l’affettuosa e devota amicizia con Lui. Ad esempio, mio fratello Antonio (unito in matrimonio da Lui il 27 novembre 1960) ha voluto che suo figlio Fernando si sposasse nella chiesa di Squillace Marina dove era Lui parroco e celebrante. In quella lieta occasione, domenica 20 aprile 1997, ci è stata fatta la foto che ho pubblicato alla pagina 67 del sesto volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” dove cito parecchie volte il ruolo umano e pastorale di questo sacerdote, grande aggregatore di persone di ogni ceto sociale, molto amato da tutti indistintamente.

davFoto e notizie su P. Silvano possono essere viste e lette su www.ricordando.net sito web voluto dall’insegnante Luisetta Caporale, una delle migliori e maggiori sue collaboratrici nella pastorale. Costei è adesso alle prese con la scrittura di una storia della nostra Parrocchia e della Marina, dove abbiamo vissuto una esaltante epopea sociale, religiosa e culturale proprio nel periodo di questo grande frate e sacerdote!

Padre Silvano ed io ci sentivamo spesso per telefono pure quando, malato di tumore, era stato ricoverato per le lunghe ed estenuanti cure nel convento-infermeria di San Pietro di Barbozza (Casa Santuario Immacolata di Lourdes) sito sulle lussureggianti colline della cittadina di Valdobbiadene (in provincia di Treviso, in Veneto), zona assai conosciuta per uno dei più squisiti vini prosecchi italiani.

La sera di giovedì 30 marzo 2000 mi ha telefonato per dirmi che stava per morire e che se avessi voluto vederlo vivo sarei dovuto andare sùbito al suo capezzale. Così, il giorno dopo, venerdì 31, in auto ho percorso in circa 8 ore i quasi 700 km di strade e autostrade che da Agnone del Molise portavano a Valdobbiadene. La mattina seguente, sabato primo aprile, ero nella sua stanza di quell’infermeria conventuale. Padre Silvano (vestito con la consueta tonaca francescana nera) era seduto, accanto al suo lettino, su una poltrona, con un braccio legato ad una flebo, mentre un infermiere entrava spesso per assicurarsi del suo stato. “Sto per morire” mi disse con voce serena.

Puoi immaginare, caro Tito, quei momenti! Restai accanto a lui un paio d’ore, ma poi l’infermiere (vedendo il suo paziente alquanto affaticato, pure dalle emozioni) mi invitò ad andare. Padre Silvano ed io ci salutammo, così, per l’ultima volta. Quando ero sulla porta mi disse, con la sua flebile voce, di salutare tutti i suoi parrocchiani, in particolare i badolatesi. Allora, d’istinto, gli chiesi di fare loro un “ciao” con la mano davanti alla mia macchinetta fotografica, portata proprio per le ultime immagini del grande parroco-amico!

la-radice-badolato-logoPoi quella foto del suo estremo ed affettuoso saluto è stata pubblicata dall’allora trimestrale “La Radice” di Badolato (numero del 31 marzo 2000) nel contesto di un mio articolo con cui comunicavo ai lettori quella mia visita e la morte di Padre Silvano, intervenuta poi mercoledì 5 aprile (appena quattro giorni dopo il nostro ultimo incontro).

Tornato immediatamente in Calabria da Valdobbiadene per informare i suoi ex-parrocchiani, il lunedì 3 aprile ho voluto affiggere (già prima che morisse) alcuni manifesti (scritti manualmente da me e fotocopiati in formato A-3, cm 29 x 42 circa) per chiedere ai cittadini di Squillace Marina e di Badolato Marina di pregare per Padre Silvano, il quale li salutava tutti con affetto nell’imminenza del suo ritorno al Padre Celeste. Aveva pensato a loro anche negli ultimi momenti della sua vita! Nella stessa giornata, letto il manifesto, mi ha telefonato un suo devoto fedele da Squillace Marina per dirmi tutto il suo dolore e la sua commozione, elogiando P. Silvano come persona e come parroco.

stemma-comunale-di-terragnolo-prov-trentoQualche settimana dopo ho cercato nell’elenco telefonico i fratelli Lanaro residenti ancora a Terragnolo, per dare loro le mie condoglianze. Ho parlato con la sorella Elena e il fratello Ferruccio (quello che era venuto alla fine degli anni sessanta a Badolato Marina per costruire l’altare frontale come prescritto dal Concilio Ecumenico Vaticano secondo), mentre la sorella Rina stava con una figlia a Lavarone, vicino la stazione sciistica di Folgarìa. In particolare, la sorella Elena mi ha dato il numero di telefono del figlio Stefano Geròla che abitava a Rovereto e che mi avrebbe potuto essere più utile. Con Stefano mi sono sentito più volte al telefono e gli ho mandato alcune copie de “La Radice” con l’articolo su suo zio Silvano.

Poi (a distanza di 17 anni da quel mese di aprile 2000) domenica pomeriggio 29 ottobre 2017 (avendo concluso le terme ad Abano, nella vicina provincia di Padova) ho telefonato a Stefano dicendogli che avrei voluto recarmi alla tomba di Padre Silvano, che riposava nel piccolo cimitero di Piazza, la contrada principale di Terragnolo, Comune che, ricordo, ha numerose frazioni (ben 33) tra cui la Puechem della famiglia Lanaro. Stefano si è reso disponibile da subito ad accompagnarmi.

Purtroppo, le vicende della vita non mi hanno permesso di andare al cimitero di Terragnolo, se non quella domenica. Ma, come si dice, meglio tardi che mai! Infatti, liberatomi da tanti impegni e in particolare dal lavoro perché in pensione dal novembre 2016, questa volta ho voluto permettermi pure il lusso di due settimane di terme ad Abano, per la mia salute ma anche in memoria di mio padre il quale c’era stato (assai contento e soddisfatto) per alcuni anni attorno al 1960. Così, essendo ad Abano (cioè a 113 km di distanza da Terragnolo) mi sono ripromesso di andare a deporre fiori sulla tomba di Padre Silvano (anche a nome di tutti i suoi amati parrocchiani calabresi).

chiesa-parrocchiale-badolato-marinaSono, quindi, andato al Campo Santo nella frazione Piazza di Terragnolo assieme a mia moglie e a Stefano Girola. Tale cimitero è sito proprio immediatamente dopo la chiesa parrocchiale dei Santissimi Pietro e Paolo. Con gli ultimi raggi del tiepido sole di quella domenica 29 ottobre, tra le 16,30 e le 17,30 abbiamo deposto una pianta con tanti piccoli crisantemi gialli sulla tomba di Padre Silvano Lanaro ed abbiamo fatto delle foto da inviare anche all’odierno quadrimestrale “La Radice” di Badolato (sempre diretto con ineguagliabile abnegazione dal prof. Vincenzo Squillacioti fin dal primo anno, 1994) affinché i suoi lettori possano vedere dove riposa il loro ex-parroco, ma anche la sua frazione e la sua casa natale a Puechem.

sdrQualcuno degli ex parrocchiani di Padre Silvano noteranno dalle foto (qui riportate) che il nipote Stefano somiglia molto a Lui, alla medesima sua età. Ho fatto vedere la foto di Stefano ad alcuni fedeli badolatesi ed anche loro hanno notato tale forte somiglianza. Questa mia visita a Terragnolo è stata una vera ed indicibile emozione e un rivivere i meravigliosi anni della nostra giovinezza a Badolato Marina e dintorni.

Sono rimasto a Terragnolo, assieme a mia moglie, per circa 18 ore, fino a lunedì mattina 30 ottobre 2017, dormendo in una delle case-vacanza del signor Ivo Sannicolò (tel. 340-9966827 ivosannicolo@virgilio.it), con il quale abbiamo parlato a lungo di Padre Silvano e della gente di Terragnolo, di cui la moglie è stata sindaco. Poi il signor Ivo (che abita proprio nella frazione Piazza davanti al bel palazzo comunale e vicino alla chiesa parrocchiale) mi ha donato l’opuscolo “C’era una volta…” (32 pagine di appunti e notizie per ricordare e conoscere meglio il passato e il presente di Terragnolo) da lui amorevolmente scritto e recentemente dato alle stampe (a colori) da Comune e Pro Loco.

sdrAbbiamo cenato nel ristorante (bar-tabacchi) della simpaticissima ed accogliente Laura Valduga (tel. 0464-396130 laura.valduga@gmail.com), la cui anziana mamma mi ha detto di ricordare benissimo Padre Silvano, che era stato compagno di scuola del marito, nato nel medesimo anno 1921 e adesso pure lui defunto. La signora Laura mi ha promesso che diffonderà (specialmente in parrocchia) questo mio ricordo di P. Silvano. Davvero gentile! Grazie! Saluto, così, tutti i cittadini di Terragnolo, anche nel ricordo e nell’affetto del loro compaesano Padre Silvano Lanaro e della sua famiglia. Invierò a queste persone di Terragnolo pure alcune copie de “La Radice” affinché possano serbare memoria di uno dei migliori loro compaesani, quale è sicuramente P. Silvano … un bellissimo ricordo che condividiamo con molto affetto e riconoscenza!

btySono lieto e assai commosso per essere riuscito finalmente dopo tantissimi anni a deporre fiori e preghiere sulla tomba del mio parroco e “fratello maggiore” P. Silvano Lanaro e a visitare i suoi luoghi di nascita, la sua incantevole valle e i meravigliosi dintorni (a 11 km c’è la città di Rovereto, ad altri 11 la località sciistica di Folgarìa e a 35 il Lago di Garda) dominati dal Monte Pasubio (noto anche per la Grande Guerra 1915-18).

Adesso sento che si è concluso idealmente un importante ciclo esistenziale per me, assai significativo ed esaltante sia con Abano che con Terragnolo. Dopo questo pellegrinaggio di affetto, è ormai tempo di guardare oltre, pur non dimenticando niente e nessuno!

Così a volte è la vita, caro Tito! … mentre ti ringrazio e ti saluto.

Domenico Lanciano (http://www.costajonicaweb.it)