Accampamento sul Lungomare e camper

 Un caso umano è un caso umano; tre casi umani sono tre casi umani; nove casi umani sono un problema; da dieci casi umani in poi, è un pericolo sociale. Prima di arrivare a dieci, e da dieci chissà dove, bisogna intervenire. Principiis obsta, intervenire all’inizio, prima che sia difficile e doloroso, e prima che si renda indispensabile l’uso di mezzi molto spiacevoli.

 Se per anni e anni i sindaci di Roma – ivi inclusi i miei ex camerati imborghesiti – e i prefetti e questori e carabinieri e giudici eccetera hanno permesso che un grosso stabile venisse occupato, gestito, e anche affittato, e tutto in maniera rigorosamente illegale, poi si spiegano gli idranti e le reazioni. E chissà quanti ce ne sono.

 Soverato, per ora, non ha di questi problemi, almeno non macroscopici; ma un accampamento in via Pitagora può diventarlo. Certo, è un caso umano; e può darsi che la persona sia un povero, un malato, un profugo… come può darsi altrettanto che sia un eccentrico, un matto, un frustrato, un poeta fallito… Interessante disamina antropologica molto prima che sociologica; e non la devo fare io come mia scoperta: lo studio dei “clochard” si fa almeno dal XIX secolo. E i casi umani, con buona pace dei meridionali in genere, non si riducono a “sordi / on ava sordi”, sono molto più complicati. Il genuino clochard dorme sotto i ponti della Senna anche se gli regalate la reggia di Caserta.

 Se invece uno è effettivamente indigente, la più o meno cosiddetta accoglienza non è una panchina, ma dev’essere dignitosa, e con disciplina del beneficato.

 Interessante, molto interessante, il caso, da scriverci romanzi, saggi, poesie, teatro… tutto quello che volete, tranne che un materasso palesemente putrido steso sopra una panchina di via Pitagoria; tutto quello che volete, questo no. Ci sono anche problemi igienici, vero?

 Chi deve provvedere, provveda.

 Torno qui sull’idea, di per sé buona, dell’area camper. Idea buona, anche per innovare rispetto al modello turistico soveratano I vitelloni (1953!); ma che si presta assai facilmente a trasformare Soverato in Scordovillo Due, il campo di Lamezia con il degrado ben noto. Basta che un furgone spacciato per camper entri nell’area e ci resti, e non passeranno pochi mesi, prima che si faccia un mucchio di tutto quello che potete immaginare, furti e copertoni bruciati inclusi.

 Bisogna impedire esattamente l’arrivo del primo furgone spacciato per camper. Come? Con un regolamento ferreo, e fatto rispettare drasticamente senza eccezioni:

  1. prenotazione tramite agenzia: i camperisti non sono nomadi che si fermano a caso, ma programmano i loro viaggi; insomma, o prenotazione, o niente ingresso;
  2. pagamento anticipato, ed esclusivamente con mezzi elettronici e tracciabili;
  3. uscita alla fine del periodo prenotato; se rinnovano regolarmente e ripagano come sopra, rientrano, ma dopo essere stati fuori almeno un’ora: è chiaro?
  4. norme severe di comportamento all’interno dell’area;
  5. durante l’inverno chiusura con sbarramento fisico, un muro.

 A queste condizioni, io vedo con favore a Soverato una bella e funzionale area camper. Se no, no. E figuratevi il materasso.

Ulderico Nisticò