Africa alla fame, Europa inerte

 Stampa e tv si accorgono che alcune aree dell’Africa sono alla fame in senso letterale, e per ragioni climatiche e naturali, e per assurde tensioni politiche seguite da guerre. Il mondo fa finta di non saperlo.

 Si parla di milioni di persone che muoiono o rischiano di morire; un numero infinitamente superiore ai più o meno sedicenti profughi che raggiungono l’Italia, e quasi solo l’Italia, perché nel resto d’Europa non li vuole nessuno.

 Tanto meno sarebbe una soluzione che milioni di Africani vengano in qualsiasi luogo di un’Europa che già ha gravissime difficoltà a badare a se stessa. D’Europa, dico, ma dovrei dire solo Italia. Sarebbe una catastrofe epocale.

 Questa è la volta che “dobbiamo aiutarli a casa loro” non è una frase da comizio, ma una seria decisione da prendere e attuare. Non è un’idea tanto nuova, se ricordiamo le due spedizioni militari italiane in Albania degli anni 1990, che sortirono due effetti: impedirono quello che poteva essere davvero un trasferimento di massa; e consentirono la ripresa della Nazione schipetara dopo mezzo secolo del peggiore e più incapace comunismo.

 Perché spedizione militare? Ovvio: se ci limitassimo a portare dei viveri e andarcene, i viveri finirebbero a tutti tranne che ai bisognosi e disarmati, e ingrasserebbero le mafie locali e internazionali. Anche gli interventi urgenti vanno gestiti con autorevolezza e con forza.

 E sarebbe solo un primissimo momento d’urgenza. Serve un piano di lungo periodo, per consentire la formazione di  un’economia sana.

 Un piano di chi? A questa domanda, ahimè, non c’è risposta convincente:

– L’ONU è un apparato di burocrati superpagati, e che non può decidere niente, tra veti ed equilibri ed esitazioni. E infatti da quando c’è, dagli anni 1920 come Società delle nazioni, dagli anni 1940 come ONU, non ha deciso mai niente. Anzi, ci sono ottime probabilità che tenti di impedire attività serie.

– L’Europa è del tutto priva di una politica estera comune.

– L’Italia, da sola…

 Beh, l’Italia, se non da sola, alla testa di una coalizione e fuori da ONU o NATO o Europa “Unita”, sta assicurando la pace in Libano interponendosi con le armi tra due bande di malintenzionati e rissosi quali sono Hezbollah e Israele. Si può fare!

 Si potrebbe fare, se l’Italia e l’Europa fossero guidate non da sempre ondivaghi politicanti, ma da una classe dirigente autentica. Possiamo intervenire, adeguatamente, per salvare la vita dei milioni che patiscono l’inedia; e, alla fine, per salvare noi stessi.

 Un corollario fondamentale. Creare un’economia in Africa significa creare in Africa un’economia africana, e non una parodia della, per altro, fallimentare economia occidentale. Se l’Africa produce delle cose e non altre, bisogna che gli Africani mangino quelle e non quelle altre: e ciò in spregio e del cosmopolitismo ugualitaristico… e soprattutto del capitalismo mondialista. Prima il pane, meglio se di miglio; poi, e solo poi, la tv a colori!

 Ora tutti diranno che ho scritto un’utopia; e invece è il massimo del realismo, è proprio Realpolitik: quella di Bismarck, quella vera!

Ulderico Nisticò