Aiutiamoli a restare africani

È ormai evidente che la politica, direi la mentalità a proposito di “migranti” è improvvisamente cambiata a quasi 180 gradi, dalla retorica “accogliamoli tutti” al blocco delle coste libiche con navi da guerra italiane, e ora, pare, con truppe ai confini meridionali della Libia, cioè nel cuore dell’Africa Subsahariana; e di fatto l’Italia sta denunziando il trattato di Dublino, che qualche imbecille suicida a suo tempo firmò. Si aggiungano gli scandali tipo Isola CR, o i fortissimi dubbi su Lucano, quello che una sconosciuta rivista americana indicò ridicolmente unico italiano importante al mondo!

La nuova mentalità è fermare i flussi, combattere i trafficanti, esaminare eventuali domande di protezione ma prima che avvengano partenze. Per ora, va benissimo; e sarebbe anche il caso di parlarne il meno possibile, e agire senza interferenze chiassose di buonisti e cattivisti vari.
Ma il problema, in Africa, c’è, ed è grave; le sue cause sono essenzialmente due: povertà naturale di alcuni territori, inefficienza e corruzione dei governi indigeni. Serve perciò un’operazione epocale di ripensamento degli assetti politici ed economici del continente.
Il disastro non iniziò con il colonialismo: se c’è qualcosa di moderno ed efficiente in Africa, lo si deve proprio agli 80 anni (tanti, furono, mica di più) di dominio europeo. Se non ci sono schiavi in Etiopia, è perché l’Italia, conquistando l’Impero nel 1935-6, li liberò: e il primo risultato della bieca sottomissione fascista degli Abissini fu che in Italia aumentò il prezzo del caffè, una volta che gli schiavi erano diventati operai regolarmente pagati! Eccetera.
Il disastro fu la decolonizzazione, in realtà precipitosa fuga della Gran Bretagna e, con qualche furbata, della Francia, tutto d’un colpo verso il 1960, e abbandonando l’Africa a confini assurdi e classi dirigenti improvvisate.

È su questo che bisogna agire. Ora si rende utile una premessa di natura morale e ideologica. Bisogna bombardare l’Africa… Tranquilli, non mi sono svegliato in preda agli incubi sanguinari, voglio bombardare l’Africa come fece d’Annunzio su Trieste e su Vienna, lanciando non atomiche all’amerikana maniera, bensì volantini, milioni di volantini, miliardi di volantini, allo scopo di far capire agli Africani che è meglio per loro non partire verso l’Europa, per i seguenti motivi:
– Con quanto pagano agli scafisti, si fanno una casa e aprono una bottega;
– Rischiano la vita: la rischiavano anche prima delle recenti giravolte di ideologia;
– Oggi la rischiano ugualmente, e senza alcuna speranza, perché l’Italia ha chiuso le frontiere;
– L’opinione pubblica europea, ultimamente anche quella italiana, non ci casca più nella tiritera dei “disperati, eccetera”; e “donne e bambini” quando sono tutti maschi sanissimi; e cresciutissimi “minori”;
– L’Europa non è affatto il Bengodi che la pubblicità artatamente mostra, e l’Italia ha milioni di cittadini sotto la soglia della povertà;
– È vero che le signore e signorine europee vestono molto succinte e predicano a parole libertà sessuale, ma questo, grazie a Dio, non vuol dire siano disponibili al coito con chiunque, e tanto meno con il primo sbarcato che capita;
– L’Europa non cerca braccia da lavoro dequalificato; se cercasse qualsiasi forma di lavoro, se lo verrebbe a prendere senza aspettare gli scafisti;
– Se il governo locale è ladro e inefficiente, fate la rivoluzione e vi daremo una mano.

Infatti, gli Africani devono essere aiutati a restare in Africa, ma soprattutto a restare africani, e non sognare di diventare scimmie dell’Europa: produrre e mangiare cibo africano; costruire case africane; conservare tradizioni africane; riscoprire la cultura africana. A darsi istituzioni africane, senza scopiazzare le nostre, del resto abbastanza sgangherate: insegna il Vico (quel sommo che molti miei colleghi di filosofia saltano!) che “i governi devono essere conformi alla natura dei popoli”.
Non ci servono dei mezzo europei da discoteca e altri svaghi: di bamboccioni quarantenni ne abbiamo già a mandrie ogni sabato sera!
Se per fare tutto ciò dobbiamo impegnarci con denaro, lo si spenda, possibilmente bene e senza trucchi; se per fare ciò dobbiamo impegnarci con forze armate, si mandino delle forze armate. Lo stiamo già facendo.

Ulderico Nisticò