Allarme furti d’identità con il cellulare

Continuano le segnalazioni di cittadini che scoprono di essere vittime di furti d’identità. L’ultima, in ordine di tempo, proviene dal signor Piero Mastroianni, di Lamezia, utente di una nota compagnia di telefonia mobile.
“Giorni fa- racconta il signor Piero- mi sono recato in un negozio di cellulari chiedendo la sostituzione di una Sim card. La commessa mi ha risposto che non era possibile, perché sulla mia anagrafica c’era un blocco che impediva qualsiasi operazione. Per capire quale fosse il motivo dell’impedimento, si sono resi necessari diversi contatti telefonici con gli operatori dell’azienda e, solo dopo due giorni di tentativi, sono riuscito ad avere una risposta. La compagnia telefonica non poteva fornire alcuna documentazione sul motivo del blocco, ma nel sistema risultava, relativamente alla mia posizione, una serie di fatture non pagate dell’ammontare di circa 1.100 euro, risalenti al biennio 2008-2010”.
Il signor Mastroianni chiede, poi, ulteriori spiegazioni sulla faccenda, perché non si spiega “come si possa arrivare a un debito di tale portata – dice- con una semplice scheda ricaricabile”.

Dopo un’ulteriore verifica da parte del responsabile del call-center, gli viene comunicato via sms che risulta a suo nome un contratto di utenza telefonica comprensivo dell’acquisto a rate di un cellulare, che sarebbe stato sottoscritto nel luglio 2008, scaduto due anni dopo, per il quale non risultano saldate le relative fatture. “Sta di fatto però- contesta Piero- che io non ho mai fatto contratti di alcun tipo con quest’azienda telefonica e poi, un anno fa, ho effettuato senza problemi la stessa operazione (sostituzione di una Sim) che oggi mi viene negata. Oltretutto- si chiede- se fossi davvero debitore di mille euro, come mai in questi anni non ho ricevuto alcuna richiesta o sollecito di pagamento né tantomeno alcun cellulare?”.
Una serie di inspiegabili circostanze induce Piero Mastroianni a pensare di essere vittima di un furto di identità. Ma, a quanto pare, il suo non sarebbe un caso eccezionale. “L’impiegata del negozio- riferisce Piero- mi ha detto che un’analoga disavventura è capitata anche ad altri. Per esempio, un signore ha ricevuto una richiesta di pagamento di oltre mille euro per l’acquisto di un telefonino, operazione alla quale risulta totalmente estraneo”.

Nella selva dei contratti telefonici se ne sentono di tutti i colori. Tempo fa abbiamo raccolto la segnalazione di un’altra signora, rimasta vittima di un furto di identità,vero e proprio crimine, come su legge sul sito del ministero della difesa.
Non sono pochi colore che, di punto in bianco, scoprono di essere intestatari di numeri cellulari, di cui ignoravano l’esistenza. Come è capitato, appunto, a questa professionista di Lamezia. “Un giorno- racconta- scopro per caso di essere intestataria, dal 2011, di una Sim che non ho mai acquistato. La cosa mi sorprende. Chiamo su questo numero e mi risponde un signore, il quale mi dice di aver attivato questo numero nel 2011 presso un negozio di telefonia del lametino, fornendo i propri dati. Come si spiega allora- si chiede- che dal 2011 la titolare del numero risulti essere io?”.
Un vero mistero, anche perché la donna dice di aver verificato più volte sul sito dell’azienda, durante il periodo di attivazione dell’Adsl, la propria posizione, ma non risultava essere intestataria di questo numero.
“Quindi- conclude- questa stranezza deve essere per forza spuntata di recente”. La signora, dunque, chiede l’attivazione di una sim sostitutiva, in modo da far restare il tizio senza linea. “E infatti, due giorni dopo- riferisce- lui si fa intestare il numero. Fine della storia. Non so chi sia in mala fede, ma intanto il problema si è risolto”.
Una domanda, però, resta aperta. “Se una persona non è mai stata titolare di una Sim-si chiede la donna- come può un semplice operatore di call center attribuirgliene la proprietà, datandone l’origine a 5 anni prima e, oltretutto, dichiarando che nella pratica di attivazione risultano acquisiti dei dati personali, documento e codice fiscale, che invece non sono mai stati esibiti?”.

Antonella Mongiardo