Basta con l’assistenzialismo!

Purtroppo non ci sono fonti sull’assistenzialismo ai tempi della Magna Grecia e dell’Impero Romano nel Meridione d’Italia; e mi restano solo intuitivi sospetti. Qualche prova in più può darci il chilometrico elenco dei cenobi bizantini cosiddetti basiliani.

Abbiamo dati certi per il XVII secolo, quando il Fiore c’informa dell’esistenza, in Calabria, di 450 conventi, luoghi che ci riesce difficile immaginare fossero improntati alla fatica. Sarebbe simpatico calcolare quante migliaia di braccia strappate all’agricoltura, al commercio, alla vita militare… E infatti ci pensò papa Innocenzo X (1644-55), che con apposite Bolle ne abolì ben 150. Seguirono proteste, seguirono calunnie nei confronti del coraggioso pontefice; e in alcuni paesi piangono tuttora i perduti comodi.

Altro diffuso espediente per farsi mantenere a sbafo era quello dei “diaconi selvatici”: giovanotti di buona famiglia che venivano dichiarati “persone ecclesiastiche”, e, fingendo di stare al servizio di una chiesa, evitavano tasse e servizio militare. Invano si opposero lo Stato e i feudatari, e la poco onorata genia continuò a prosperare.

A loro volta, i nobili s’erano inventati l’adoha: pagavano una tassa, ed evitavano di andare in guerra. Ne derivò una nobiltà parassitaria, manica di mantenuti senza alcuna utilità sociale.

Passano i secoli, cambiano le forme; ma ecco, in Calabria, appena poco tempo fa, 30.000 idraulico-forestali, oggi “solo” 7.000; e 4.500 passacarte regionali; e più di quattrocento Comuni con sindaci, vice, assessori, consiglieri e nugoli di impiegati. Ed ecco, negli anni 1970, trentadue UUSSLL con presidenti eccetera, e stuoli di giardinieri, guardarobieri, barbieri, alabardieri…

Nelle scuole non riuscì nessuno a moltiplicare le “piante organiche” di professori, a causa della serietà e solidità delle riforme Gentile e Bottai; ma salì alle stelle il numero di bidelli e annessi.
Ogni scaldasedie, ogni mantenuto dietro un ufficio, fu anche un contadino in meno, un artigiano in meno, un operaio in meno. Non fu solo la numerica diminuzione dei lavoratori: fu una precisa ideologia della pigrizia, del mantenimento, del “posto” inteso alla lettera: porsi al sicuro con poca o nulla prestazione d’opera.

Come si otteneva il posto? Con un amico di partito, loggia, cosca, parrocchia. Cosa si doveva dare in cambio? Come minimo, il voto. Spesso, anche una tangente in denaro.
Queste sono le cause profonde della corruzione spicciola. Attenti, corruzione spicciola, nemmeno qualche grande rapina: il posto, lo stipendiuccio, la finta malattia…

Poi tutto questo finì, e non certo per miglioramento morale, ma per mancanza di soldi. E il Meridione si trovò senza produzione e senza più nemmeno i posti.

Ma siccome la nostalgia del posto, come abbiamo dimostrato, risale ai conventi e ai diaconi selvatici, ed è radicata nel cuore di tutte le mamme, ecco che qualcuno s’inventa, di sanissima pianta, il diritto del Sud ad avere il 34% dei soldi nazionali (quanti bidelli si possono assumere, con il 34%, vero?); qualcun altro, in piena follia canicolare, va sostenendo che è il Sud che mantiene il Nord, e perciò il Nord deve mandarci soldi (quanti guardarobieri!); qualcuno, più raffinato e non meno testa tra le nuvole, sogna, con la mitica ZES, il porto di Gioia Tauro che nel frattempo sta chiudendo!
Che fare? Beh, secondo me è tutto molto semplice:

1. Basta con ogni forma di assistenza esplicita o mascherata, compresa la ZES;
2. Individuazione delle risorse reali;
3. Esaltazione, a cominciare dall’asilo, della sana cultura del lavoro;
4. Pedatoni ai burocrati.

Per fare ciò, servono due premesse:

a. Deridere a pesci in faccia gli intellettuali piagnoni e antimafia segue cena;
b. Cambiare radicalmente la classe politica, mandando a casa Oliverio e la sinistra, SENZA però rimettere in circolazione il centro(destra) altrettanto inutile e dannoso.

Ulderico Nisticò

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