Calabria, guarda un po’, ultima

Non sono statistiche a naso come la gente sul Lungomare; sono statistiche ufficiali e fatte con i numeri: la Calabria è ultima… bella scoperta, dite voi… ultima, stavolta, per spesa delle famiglie: circa la metà dell’Italia Settentrionale.

C’è poco da meravigliarsi. L’economia, cos’è? È tre cose: produzione, consumo, scambio. Per favorire tali operazioni, sono stati inventati i soldi. Perciò le componenti sono diventate quattro: produzione, consumo, scambio, soldi. Di queste quattro cose, in Calabria ci sono solo i soldi, e soldi di stipendi, anzi ormai di pensioni. Mancano invece del tutto produzione, consumo, scambio.
Produzione: cosa produce la Calabria? Qualcuno mi indichi una cosa qualsiasi prodotta nei nostri campi, boschi, officine, botteghe, reti da pesca… L’elenco sarebbe limitatissimo. Quanto a decantato turismo, sono sì e no venti giorni d’estate; e nessuna alternativa al mare: il caso Pizzo è stato chiarissimo.

Consumo: Una terra soggetta da anni all’invecchiamento, consuma pochissimo. Sarei curioso di scorporare i totali, e scoprire quanto spenda il calabrese medio in ristorante e libreria, e quanto invece… in farmacia e medici!
Scambio: Fatevi un giro in un supermercato calabrese, e contate quanti prodotti calabresi stanno sulle scansie, e quanti d’importazione; alla fine sapremo che compriamo da fuori anche l’acqua, quanto dire, in una terra madida di sorgenti, e con le acque minerali considerate tra le migliori del mondo.
Restano i soldi: stipendi, sempre più insufficienti; e pensioni modeste. E ogni volta che un pensionato va a ricevere il premio celeste delle sue fatiche, è una pensione in meno.

Ecco la spiegazione del perché le famiglie calabresi sono le ultime d’Italia per spesa, quindi per acquisti e scambi, quindi per consumo, quindi perché la Calabria è l’ultima per produzione. Insomma, non è una questione di soldi (finanza), è una questione di economia.
Si aggiunga l’evidente incapacità della classe politica (tutta: le buffonate recentissime del Consiglio regionale, vi bastano?); e inettitudine antropologica e professionale dei passacarte.

Colpevolissimi sono gli “intellettuali” calabresi, che stanno comodi, e spesso retribuiti, tra le nuvole dei luoghi comuni e delle frasi fatte con premi letterari. Esempi, le università, che sono decorosi e magari efficienti laureifici, e per tutto il resto sono assenti dalla realtà sociale della nostra terra. Non dico criticare, non sia mai, l’intellettuale calabrese è sempre governativo; ma almeno proporre…

Ulderico Nisticò

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