Catalogna: capiamoci qualcosa

Non so, e spero di no, se la vicenda catalana finirà in tragedia; certo inizia comica, con una roboante dichiarazione d’indipendenza… sospesa! Senza dire della vergognosa assenza dell’Europa, mascherata di rispetto dei regolamenti: le leggi, si sa, si applicano o s’interpretano a convenienza.

Siccome “natura delle cose è il loro nascimento”, prendiamola alla lontana. Morto Alarico e sepolto a Cosenza (senza immani tesori, ma sepolto), e guidati da Ataulfo e Galla Placidia, i Goti, chiamati poi Visigoti, raggiunsero la Spagna. Poco durò il loro dominio unitario, e si divise in vari altri sempre in guerra; finché nel 711 e nel 14 gli arabi Musa e Tariq non sottomisero l’intera Penisola. Carlo Magno fallì nel tentativo di ricacciarli, ma lasciò sui Pirenei delle Contee dell’Impero, che andarono estendendosi verso sud.

Nell’XI secolo inizia la reconquista, cui partecipano cavalieri cristiani di tutta Europa: ricordate i cavalieri calabresi che fondano Santa Eufemia? Per farla breve, si formano due blocchi dinastici: Leon, Asturie, Castiglia; e Aragona-Catalogna; e la Contea, poi Regno di Portogallo.
Una storiografia superficiale e anacronistica parla di Regno di Castiglia e Regno d’Aragona come fossero Stati unitari di tipo moderno. Non è così. Esempio che ci riguarda da vicino, così s’intitolava re Alfonso per noi I “per grazia di Dio re d’Aragona, Sicilia al di qua [Napoli] e al di là del Faro [Sicilia], di Valenza, Gerusalemme, Ungheria, Maiorca, Sardegna e Corsica, conte di Barcellona, duca di Atene e Neopatrie ed anche conte di Rossiglione e Ceritanie”. A parte Gerusalemme, Ungheria, Atene e Neopatria, che erano mere rivendicazioni, tutti gli Stati di Alfonso erano più o meno sovrani, e uniti solo dalla persona del re; e di fatto, nemmeno. Lo stesso accadeva per i cugini e rivali di Toledo-Madrid.

Quando il re d’Aragona eccetera, Ferdinando, e la regina di Castiglia eccetera, Isabella, si sposarono, la loro erede, Giovanna, e, per malattia mentale, di fatto il nipote Carlo [V] d’Asburgo e i suoi successori Filippo II, Filippo III, Filippo IV e Carlo II, non furono mai “re di Spagna”, ma re dei manzoniani “ventidue Regni”, inclusi quelli italiani e quelli americani. A Napoli, per quel che ci riguarda, il re era rappresentato da un viceré opportunamente spagnolo (immaginate liti, se no!), ma leggi e istituzioni eccetera non avevano nulla a che vedere con quelle, per esempio, di Sicilia o di Valencia o del Messico. Per evitare ripetizioni di elenchi, i re, indicati con numero per ragioni dinastiche (un Filippo I non fu mai sui troni), venivano chiamati re “Hispaniarum”, delle Spagne; e mai, fino a Giuseppe Buonaparte, re di Spagna.
Gli Asburgo delle Spagne si estinsero nel 1700 con Carlo II, e divampò la Guerra di successione spagnola. La Castiglia accettò Filippo V di Borbone, ma l’Aragona e la Catalogna si schierarono con Carlo [VI] d’Asburgo d’Austria. Nel 1714 truppe castigliane e francesi invasero e domarono la Catalogna: pare che da quelle parti non se lo siano scordato!
Facciamola breve. Nel 1759 arriva a Madrid il re Carlo III, che dal 1734 era stato re di Napoli e re di Sicilia; tentò, con il suo ministro de Gregorio, marchese di Squillace, una politica di centralizzazione, suscitando una dura reazione generale. Nel 1808 Napoleone pose sul trono suo fratello Giuseppe, anche lui stato re di Napoli; e che si dichiarò re di Spagna, e voleva centralizzare sul modello francese. Contro l’occupazione straniera gli Spagnoli tutti proclamarono la “guerrilla” che dissanguò Napoleone e Giuseppe. Nel 1812 venne concessa una costituzione, ma il Congresso di Vienna ne impose il ritiro.

Nel 1820, insurrezione militare costituzionalista, e invasione di un esercito francese. Da allora, una continua instabilità.
I monarchici si divisero in liberaleggianti (isabellisti) e tradizionalisti (carlisti), con vere guerre combattute sul campo con molto sangue. Dopo una breve repubblica, tornò la monarchia nel 1874; per cadere nel 1931. La repubblica precipitò nel caos, tra utopisti democratici, anarchici, e molto concreti stalinisti, più l’intervento dell’antifascismo mondiale. L’esercito si sollevò al comando di Franco, e Mussolini, per quanto malvolentieri, lo sostenne con truppe per un totale di 100.000 uomini; e con la piena copertura aerea, che annientò gli aerei francesi e russi dell’aviazione repubblicana. Resistette a lungo una “ceintura” da Madrid a Barcellona, anche se i repubblicani si laceravano tra loro, e furono certo più gli anarchici e i comunisti dissidenti uccisi dagli agenti di Stalin, che quelli caduti in battaglia. Ma non scordiamo i seimila sacerdoti e suore assassinati dai repubblicani “in odium fidei”.

Barcellona mostrò un atteggiamento di dura opposizione ai franchisti; e subì gli effetti del centralismo madrileno. Tuttavia sviluppò moltissimo l’economia e il turismo.
Con la morte di Franco e la monarchia costituzionale, le varie realtà iberiche hanno recuperato qualche autonomia, che, evidentemente, a tutti o a qualcuno non basta.
Come finirà? Ci sarebbero soluzioni, se le si volessero cercare con buona volontà; ma non mi paiono i tipi, né Rajoy né Puigdemont, e tanto meno il re. Tanto meno un’Europa di pallidi burocrati.

Ulderico Nisticò