Destagionalizzare che e come?

Se per ogni volta che ho sentito “destagionalizzare” e derivati, mi avessero dato una lira, sarei milionario di euro. Che brutte cose, l’età e la memoria, ragazzi: la “destagionalizzazione” è il cavallo di battaglia di tutti, politici e operatori e intellettualdomenicali, da quando io ero un giovanottino; e non abbiamo “destagionalizzato” mai niente.

Intanto, una premessa linguistica e logica. Chi afferma che, in futuro, “destagionalizzeremo”, implicitamente ma chiaramente ammette che finora abbiamo solo “stagionalizzato”, cioè che il flusso, più o meno spacciato per turismo, interessa solo parte di luglio e nemmeno tutto agosto. Ne prendiamo atto.
Tuttavia, destagionalizzare è una buona intenzione. Soverato, ma direi tutta la Calabria, potrebbero lavorare quattro e anche sei mesi con le attività ricettive: lo consente il clima, e non mancano delle potenzialità.

Ma che destagionalizzare? È banale osservare che non si può destagionalizzare la stagione estiva, quando Madre Natura ha inventato anche l’autunno e l’inverno. Vana illusione che qualche ottobrata ispiri voglia di fare il bagno di mare; giusto qualche rara comitiva di Svedesi memori dei loro avi, i Vichinghi, i quali però pure loro navigavano solo d’estate. Anche i Greci aspettavano le stelle della navigazione, le Pleiadi. No, non si possono fare i bagni a Natale, salvo goliardate.
Però ora mi ricordo del disgraziatissimo congresso missino di Rimini del 1991… disgraziatissimo sul piano politico interno, per il resto, comodo e bene organizzato. Era il mese di gennaio con un freddo da lupi, però almeno 1.500 persone abbiamo mangiato e dormito negli alberghi, eccetera. Finito il nostro, iniziava un altro immane congresso. Ecco un esempio di destagionalizzazione in cui mare e sole non c’entrano assolutamente niente, anzi ricordo che sul parabrezza si formava il ghiaccio.
Anche d’estate, del resto, a Rimini non c’è tanto sole e mare.

La Calabria, e anche Soverato, potrebbero giovarsi di alcune attrattive destagionalizzate, valide alcune tutto l’anno, altre almeno nei mesi miti:

– Turismo religioso, che è storicamente l’origine stessa del turismo; pensate solo a S. Giovanni Rotondo;
– Turismo della terza, anzi oggi quarta età; questo ha delle particolari esigenze, che però si adattano benissimo ad autunno e primavera; e richiede attività consone quali concerti, cinema, teatro di qualità…
– Turismo di salute: qui intervengono l’aria di mare e il sole;
– Turismo enogastronomico, purché genuino!
– Turismo termale: per restare solo qui vicino, Antonimina e Galatro e Caronte;
– Turismo congressuale: vedi sopra;
– Turismo scolastico: Soverato è al centro di un territorio calabrese che può dirsi un’antologia di storia greca, romana, bizantina, medioevale e di archeologia industriale.
– Turismo sportivo: una cosa che, nel nostro piccolo, qualche volta già facciamo.
– Varie ed eventuali.

Un paragrafetto a parte, il turismo culturale inteso nel senso più lato: aree archeologiche e musei come i borghi e le tradizioni come la cucina come corsi di cultura calabrese e dialettologia… Insomma, tutto tranne che annoiare il prossimo con la solita solfa antimafia segue cena. Non scherzo: l’unica volta che venne una gita scolastica, portarono quei poveracci in luoghi di (manco tutti tanto chiari) “delitti di mafia”, invece che a Locri e Gerace, Caulonia, Stilo, Serra, Squillace e Roccelletta, Cropani, Santa Severina, Crotone eccetera…
Per forza: il raccomandato di ferro che, ci doveva guadagnare sopra, mafia solo sapeva, e mafia si vendette!
Invece, sapeste quanto offre, questa calunniata Calabria; e quanti forestieri, arrivati mugugnando, poi non se ne vorrebbero andare più! Ecco cos’è un intelligente turismo culturale.
Si può dunque destagionalizzare, però non con pinne, fucile ed occhiali sulla spiaggia baciata dal sol.
Ma a chi volete che glielo racconti, alla Regione Calabria? Ahahahahahah!

Ulderico Nisticò