Diamo alla nuova Giunta i cento giorni per la cultura

 Secondo Oliverio, la nomina di nuovi assessori e nuovo vice sarà un “mutamento tangibile per la Calabria”: parole precise. Se l’italiano non è un’opinione, annunziare come positivo un “mutamento” significa confessare che prima le cose non andavano così bene.

 Ciò premesso, ai tre assessori, le signore Maria Teresa Fragomeni, Angela Robbe e Maria Francesca Corigliano, e al nuovo vice, Russo, bisogna concedere i rituali cento giorni, che, a far data da lunedì 16 aprile, ci portano al 16 luglio. In questi tre mesi, i nuovi devono e possono dar prova di essere “il mutamento”; il 17 luglio, faremo il bilancio.

 A Maria Francesca Corigliano è stata assegnato l’Assessorato alla Cultura, finora in mano a Oliverio, e che “in mano” è rimasta, senza dare alcun segno di vita. Nominare un assessore è la prova evidente che la politica culturale non è andata come si deve, e serve un “mutamento”.

 Io ora mi aspetto che un assessore alla Cultura faccia l’assessore alla Cultura, ma nel senso stretto del termine, non Sagra della patata non con la scusa che tutto è cultura, come spacciano certi Lévy Strauss della domenica. Tra gli innumerevoli difetti della Regione Calabria, c’è che tutti i settori culturali sono sempre stati trattati come marginali, e quasi levarsi un fastidio. Del resto, è idea radicata in Calabria, che la cultura sia uno svago, un passatempo, e che l’intellettuale sia “om’è pinna”, buono nella sua professione e poco affidabile in tutto il resto. La Calabria ha urgenza di una netta inversione di questa mentalità, e assegnare alla cultura la sua dignità, quindi assegnarla anche all’Assessorato. E ce n’è da fare…

 La nostra storia è tra le più antiche che si conoscano in Europa; ovvio che in tanti millenni sia successo di tutto, e non tutto, certo, rose e fiori: ma è ora di tappare la bocca ai pignoni di mestiere, esponenti di una storiografia palesemente ideologica e militante; e di una tendenza che avrà sì militato, ma è stata disastrosamente sconfitta. Bisogna ritrovare un sano equilibrio nel narrare i fatti, possibilmente contestualizzandoli: esempio, c’è chi, a forza di ripeterlo, crede davvero che il feudalesimo ci fosse solo in Calabria; informate costui che in Gran Bretagna, con la Camera dei lord, c’è tuttora! Lo stesso per i terremoti.

 Storia, se è possibile, ed evitando gli sbarchi di Ulisse!

 Frutto della storia è un immenso patrimonio archeologico, monumentale, artistico. Vero che esso è stato riscoperto solo da pochi anni, ed è ancora in parte scarsamente conosciuto e approssimativamente tenuto; e proprio per questo che urge una programmazione di conservazione, restauro, recupero, accessibilità e valorizzazione anche turistica.

 I documenti, che sono strumento necessario, giacciono quasi ignoti; o si trovano spesso solo fuori della Calabria. La soluzione è un ampio progetto di acquisizione telematica e digitalizzazione, che diverrebbe anche occasione di lavoro per molti giovani.

 Veicoli naturali della cultura sono i libri, il teatro, il cinema, le manifestazioni tradizionali genuine e ben fatte. Alla Calabria manca un grande film come il Gattopardo, con la sua capacità di fondere la microstoria con la macrostoria: è ora di finirla con l’ostinazione a parlare di Calabria solo in termini di poveracci e assassini!

 Insomma, ce ne sarebbe da fare, per un assessore alla Cultura che voglia distinguersi dal grigiume dei suoi predecessori dal 1970 a oggi; e soprattutto non passare anche lei, la Corigliano, come distributrice di sussidi ai premi letterari La frittola d’oro. Lo stesso per fiaccolate e gessetti e palloncini coniglio in funzione antimafia segue cena.

 Questo, e molto altro. Tra cento giorni, prenderemo atto se qualcosa si muove o no. Ha promesso il “mutamento”, Oliverio: restiamo in attesa, con speciale attenzione alla cultura.

Ulderico Nisticò

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