Elezioni in Olanda e crisi dell’Europa

 Mai visto uno che ammetta la sconfitta alle elezioni! Gentiloni, che è del PD, quindi di sinistra, e che legge i risultati olandesi con una legnata storica ai laburisti, quasi scomparsi, dice che ha vinto perché non ha vinto la (presunta) estrema destra detta populista. Questa però ha guadagnato un mucchio di seggi parlamentari; e non ha vinto perché non avrebbe “vinto” se non con un improbabilissimo 51%: ma può ritenersi pienamente soddisfatta, e interpreta un sentimento assai diffuso anche in Olanda.

 Basta così. Per capire di più dovremmo vivere in Olanda, e non a Soverato; e nemmeno a Roma o a Milano. Quello che è certo ed evidente è che le elezioni olandesi sono un altro segnale negativo non dico per l’Europa in genere, dico per l’Europa così com’è.

 L’Olanda è tra i sei membri originari dell’Unione, firmataria dei Trattati di Roma del 1957, assieme a Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo.  Ci dev’essere qualcosa di serio, se dopo sessant’anni è forte una componente che si dichiara nemica dell’Europa. E siamo solo alla vigilia delle elezioni francesi.

 Studiamo qualche motivo della crescente sfiducia verso l’Unione:

  • Incapacità di affrontare e risolvere una crisi economica e finanziaria che dura dal 2008. La ragione profonda è che gli economisti trilaureati si ostinano a curare, per dire, la polmonite con la polmonite, senza un minimo di fantasia per rendersi conto che la crisi è intrinseca e non esterna, ed è del sistema e non nel sistema; e che, qualunque cosa succeda, non torneremo mai al 2007.
  • Ostinazione dei suddetti quadrilaureati a ragionare in termini finanziari e non in termini economici: come se il problema fosse la moneta e non fossero invece le cose. Un corollario: gli esalaureati, Draghi in testa, vogliono l’inflazione, cioè teorizzano l’economia drogata tipo la lira di Andreotti, Craxi e Ciampi stampata in tipografia! Ovvero, tanti soldi e nessun valore.
  • Risultato, disoccupazione e “povertà assoluta” di milioni: è una definizione ufficiale, non giornalistica. Assurdo, in un mondo di altissimo livello tecnologico; e tanto più alto, tanto peggio governato.
  • Pessima gestione dell’euro. Per dirla all’italiana, Prodi e Berlusconi hanno permesso che 1.000 lire diventassero per magia un euro, cioè 1.936,27; mentre dovevano essere euro 0,52. Non so se è chiaro.
  • Assenza totale di ogni politica estera comune; e, a dire la verità, è anche scarsa e debole la politica estera dei singoli Stati, e comunque senza alcun accordo con i vicini, e spesso uno contro l’altro. Alla faccia dell’Unione.
  • Immigrazione selvaggia: un problema epocale che ognuno tratta per conto suo, dallo sbracamento italiano ai muri di francobritannici di Calais e Ventimiglia, e di Ungheria… E si passa nevroticamente dalla retorica buonista dell’accoglienza all’improvvisata e rozza repressione.
  • Evidente inettitudine, come narrano le cronache, delle polizie belga, francese e tedesca nei confronti del terrorismo che, contorsioni verbali a parte, è islamico. L’Italia in qualche modo provvede, ed è meglio non saperne di più.
  • Esempio britannico, detto ipocritamente brexit come fosse un medicinale, ed è invece l’uscita di uno Stato membro, e di tali dimensioni.
  • Ultimo e più essenziale, che l’Europa non è riuscita a farsi mito, sogno, ideale: al massimo viene intesa come un affare. E gli affari, se rendono si mandano avanti; se non rendono, si cambia bottega. Sono affari, mica entusiasmi e poesie.

 Non è questa Europa che si può salvare; e nemmeno, personalmente, ci tengo. Se deve rinascere, o, francamente, nascere, servono all’Europa un mito e una classe dirigente. Un mito che sia mito, mira Erasmus e generazione Bataclan e altra robetta per piccolo borghesi. Ci vorrebbero accadimenti importanti e travolgenti, non questa noiosissima e banalissima quotidianità.

 Quanto alla classe dirigente, o c’è o non c’è. Questa attuale, è una duplice burocrazia di passacarte e politicanti, sorretta da una cultura che fa della depressione un valore invece di quello che è, una malattia fisica e psichica.

Ulderico Nisticò