Fusione di Comuni in Calabria

 Anni fa parlavo solo io di fondere i Comuni, facendomi un altro poco di nemici; ora che l’idea prende corpo, diranno tutti che ci pensavano fin dal 1806. Pazienza, non me ne cale.

 È ufficiale che cinque piccoli Comuni presilani formeranno un unico Casali del Mango; due grossi e ricchi centri, Rossano e Corigliano, hanno già deliberato la fusione: e la futura città avrà più abitanti di Lamezia e di Catanzaro, e due o tre volte più di Vibo e Crotone.  Cosenza, che si è ridotta a 60.000 anime, pensa a fondersi con Rende.

 È un’esigenza dettata dalla natura delle cose. La Calabria ha, finora, 409 Comuni per una popolazione che solo alle anagrafi è di due milioni, di fatto meno; e dei 409, pochi superano i 5.000 abitanti.

 Peggio è che, per effetto delle dinamiche sociali, alcuni Comuni di pochissimi abitanti hanno territori molto vasti e di notevole interesse per potenzialità economiche che nessuno utilizza. La cronaca di come si siano formati e spostati gli agri comunali, tra casualità e furbate, meriterebbe un trattato!

 Insomma, ci sono tante ottime ragioni per fondere i Comuni. Ma la storia… La storia, non c’entra un bel nulla; e non a caso io, più sopra, ho indicato il 1806. Quasi tutti i Comuni calabresi sono stati istituiti dagli occupanti francesi o nel 1807 (Giuseppe Buonparte) o nel 1811 (Murat). Prima, solo alcuni centri avevano dignità di “Universitas”, e tanti altri erano solo Casali.  Cosenza era la Sila Regia, con ben 90 Casali, o Pretorie: altro che solo Rende! Il resto dell’altipiano era la Sila Badiale, cioè dell’Abbazia di san Giovanni in Fiore. Altri esempi: Squillace era “Universitas”, ma erano suoi Casali tutti i Comuni da Borgia a Montepaone. La questione era più complicata che non paia, ma ne parleremo un’altra volta.  Ora basti che la storia antica non c’entra niente, è una cronaca molto recente.

 Attenti, ora che tutti vogliono fondersi, ad evitare frettolosi errori, e il più grave di tutti, quello di sommare a caso pur di raggiungere un certo numero di abitanti. Le fusioni vanno sottratte a due pericoli:

a) Follie burocratiche concepite da gente da che ragioni con la cartina e senza conoscere i luoghi;

b) Manine pendule di politicanti di turno a caccia di voti;

 e andrebbero studiate con molta attenzione, badando ai legami naturali tra i paesi e i loro territori; alle loro vocazioni economiche; ai collegamenti attuali e futuri; a dove collocare i servizi… Altrimenti si corre il rischio di creare mostri formali e aborti effettuali.

 Grosso modo, molto grosso modo, io dalle nostre parti farei così:

· Comune 01: Badolato, Guardavalle, Isca, S. Andrea, S. Caterina;

· Comune 02: Davoli, Gagliato, S. Sostene, Satriano, Soverato;

· Comune 03: Argusto, Cardinale, Chiaravalle, Torre R.

· Comune 04: Cenadi, Centrache, Olivadi, Palermiti, Petrizzi, S. Vito;

· Comune 05: Gasperina, Montauro, Montepaone, Stalettì;

· Comune 06: Borgia, S. Floro, Squillace, Vallefiorita.

 Notare l’ordine rigorosamente alfabetico: non si tratta infatti di annettere X a Y, ma di creare nuove realtà. Secondo buon senso, si dovrà vedere dove collocare sedi e servizi. Né succederà che il futuro sindaco debba essere per forza di Y e non di X o Z; sarà, si spera, il mio adatto al compito, dovunque residente.

E vi segnalo che ho più di un dubbio io stesso sulle mie indicazioni.

C’è dunque materia per un lavoro serio; possibilmente senza proteste epidermiche e senza badare ai comodi di nessuno.

Ulderico Nisticò