Fusioni di Comuni: sotto altri due

I Comuni calabresi erano prima l’assurdo numero di 411; nel 1968, si fuse l’attuale Lamezia; dovettero passare decenni, per arrivare a Casali del Mango, poi a Corigliano-Rossano; oggi siamo a 404, numero sempre assurdo per una terra che conta pochi abitanti.

Ieri, 26 novembre 2018, S. Mango Argentano ha deciso formalmente di fondersi con Cervicati, e si attende la formalizzazione da parte di questo Comune. E siamo a 403, numero sempre assurdo.
Alcune precisazioni. Se è vero, e non è vero, che la Calabria conta effettivamente due milioni di anime, diviso 403 farebbe 5.000 per Comune; ma sappiamo che non è così, e perché tantissimi vivono di fatto fuori; e perché la stragrande maggioranza dei Comuni conta, anche stando all’anagrafe, molto molto meno di mille cittadini.
Non scomodate Enotri, Itali e Magnogreci: i Comuni in quanto enti sono stati istituiti, in massima parte, dagli occupanti francesi o nel 1807 o nel 1811.

L’operazione era politica, per favorire la borghesia e nobiltà filofrancesi; perciò i territori comunali vennero disegnati nel modo più artificioso immaginabile: pensate a Petrizzi che arriva, e manco lo sa, sulla strada Satriano per Gagliato!
Provate a concepire un piano regolatore zonale tra Petrizzi, Montepaone, Montauro, Gasperina, Stalettì, i cui agri comunali s’intrecciano peggio di un puzzle!
Da Borgia a Guardavalle si contano meno abitanti di Lamezia, però spezzettati in 28 Comuni.

Comuni spopolati con vasti territori; Comuni tutti poveri e senza speranze per il futuro; Comuni spesso in crisi amministrativa: insomma, gli argomenti a favore delle fusioni sono tantissimi di più di quelli contrari. E quelli contrari si riducono a sentimentalismi e piccole superbie paesane.
Oppure interesse di qualcuno a farsi eleggere sindaco.
Attenzione, però, a non commettere l’errore contrario, cioè procedere a fusioni o meccaniche (pur di raggiungere tot abitanti), o per comodo di qualcuno. Il calabrese medio è sempre furbetto, sempre in cerca di qualche occasione di cui approfittare per l’immediato, strafregandosene dell’avvenire.

Serve una commissione di studio severamente anonima, e che si riunisca più in segreto della Grande Fratellanza degli stregoni di Tex o dei Beati Paoli; e che s’intenda di geografia naturale e antropica, di economia, di turismo… La storia, lasciamola a casa. Se volete, vi racconto tutto di S. Marco, la fortezza di Roberto Guiscardo, la sede vescovile del Sirleto… Ma non dobbiamo fondere i Normanni dell’XI secolo con gli Albanesi del XVI, solo Cervicati e S. Marco del 2018.

E le reazioni popolari alla scomparsa del glorioso gonfalone del Comune? Oh, il primo giorno saranno fortissime… il secondo, forti… il terzo, così così… il quarto, deboli… il quinto, fievoli… e poi è sabato, si va al centro commerciale. Lunedì seguente, tutti si accorgeranno che è stato meglio fondere i Comuni.
Fondere i Comuni, infatti, è solo un atto politico e amministrativo, mica un trauma. Se a Cervicati saranno capaci di conservare le tradizioni albanesi, resteranno con o senza sindaco; se a S. Marco saranno capaci di ricordare Boemondo…
Boemondo, chi era costui? L’ultima volta che sono stato a S. Marco, sindaco eccetera dissero che lo volevano sapere, e magari ci usciva un po’ di teatro… poi se ne sono impipati di lui e di tutta Antiochia. Come vedete, l’identità o meno non dipende dal sindaco, ma dalla cultura locale.

Per tornare a noi, coraggio, pensiamo a che fare con i seguenti Comuni: Amaroni, Argusto, Badolato, Borgia, Cardinale, Cenadi, Centrache, Chiaravalle, Davoli, Gagliato, Gasperina, Girifalco, Guardavalle, Isca, Montauro, Montepaone, Olivadi, Palermiti, Petrizzi, S. Andrea, S. Caterina, S. Floro, S. Sostene, S. Vito, Satriano, Soverato, Squillace, Stalettì, Torre R., Vallefiorita.
Corollario: tutte le unioni, come i matrimoni, hanno rose e spine: ci vuole buon senso.

Ulderico Nisticò

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