Homo zappatores e homo copulatores

Se avete messo in cantiere di concepire il terzo figlio tra il 2019 e il 2021, gioite e procreate perché avete la benedizione del nuovo governo. Non solo, ma se proprio non ce la fate, se non vi si rizza più, provvedete ad acquistare pilloline blu e provate a dare di bacino con costanza e pervicacia, perché la nuova manovra vi mette a disposizione terra gratis per 20 anni e 200 mila euro a tasso zero per acquistare una casa nei pressi del terreno. Non poteva esserci modo migliore per istituzionalizzare il “vai a zappare” con singolare predisposizione all’umorismo. Ma tutto ha un senso e c’è poco da ridere.

Il governo, lemme lemme, ha fatto un po’ di conti e ha capito che oggi in Italia le persone si stanno specializzando sempre più. Sempre più cittadini sono istruiti ed aspirano a posti di rilievo che, accompagnati da virtuosismi dell’amico politico che ci mette la buona parola, sperano sempre si tratti di un lavoro pubblico, pagato il giusto, faticato il meno possibile. Ed a questo punto, mica si possono tutti assumere nei ministeri o nelle regioni! Che fare? Archimede pitagorico nei fumetti di Topolino avrebbe detto: “Eureka!”. E poi, sospirando a mezza voce per non farsi sentire troppo dai cittadini di Paperopoli, avrebbe aggiunto: “mandiamoli tutti a zappare”. Ecco, il ministro Tria sembra sempre più quel personaggio della Disney accompagnato dalla sua personale lampadina robot che un giorno è Conte, l’altro è Salvini, l’altro ancora è Di Maio.

L’idea, di per se, avrebbe anche un senso. Invoglia a fare figli, ripopolerebbe zone depresse che vengono sempre più abbandonate e si riprenderebbe a coltivare terreni lasciati incolti ormai da anni. Ma fa male i conti con la propensione degli italiani a sporcarsi le mani. Soprattutto tra i giovani, il massimo dell’attività agricola espressa con grande senso del sacrificio è riposta nei giochini da smartphone dove per fare più punti devi coltivare melanzane, carote, piselli… ovviamente virtuali. E’ inutile negarlo, ci siamo evoluti in un senso che purtroppo non ammette repliche rispetto alle puntate originali andate in onda nell’Italia del dopoguerra dove chi aveva un pezzo di terra e qualche capo di bestiame, era ricchissimo e poteva sostentarsi da sé. E, nonostante la miseria, faceva tanti figli. Oggi, sia la terra che la procreazione sono affari così obsoleti e faticosi che nemmeno tutto l’oro del mondo varrebbe a schiodare i culi dei nuovi maggiorenni dai divani comodi della loro esistenza.

Forse non è tutta colpa loro. Guardando questa società che pretende sempre più velocità e meno efficienza, pensare che si possa “coltivare” quella pazienza che ti fa aspettare le stagioni giuste per il raccolto oppure ti fa “sopportare” notti insonni solo per il sorriso di un figlio, è quasi eresia. Salvo casi eccezionali, dico con grande rammarico che per quanto si vogliano mettere in campo tutte le migliori intenzioni, il governo non potrà che fare un gran buco nell’acqua con questa iniziativa. O forse, se non ci fosse Salvini nella coalizione, si potrebbe pensare di allargare questa manovra anche ai migranti regolari che certamente più di noi sarebbero propensi a fare figli e a coltivare la terra.

Nell’attesa di conoscere i dettagli di questa genialata per capire fino a che punto potrà essere efficace, crogioliamoci al sole del progresso tecnologico che ci regala tutti i giorni nuovi, e sempre più complessi, motivi per starsene tranquillamente a casa a non far nulla. Chissà che un giorno, l’homo zappatores e l’homo copulatores che abitano in ognuno di noi, si risveglino dal torpore delle ere che si sono lasciati alle spalle e decidano che è venuto il momento di tornare a vivere consapevolmente e secondo natura.

Gianni Ianni Palarchio (Blog)

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