I giovani e la Calabria nell’ultimo romanzo di Daniela Rabia

<<Questo mio ultimo nato è il più bello dei miei libri>>, esordisce così Daniela Rabia alla presentazione della sua ultima fatica “Le voci dell’eco”, edito da Carratelli nel settembre 2017. Le sue parole seguono l’entusiasmo incontenibile del Presidente dell’Università della Terza Età Sina  Pugliese Montebello che ha organizzato al Calabretta di Soverato un incontro moderato dalle libraie Eleonora Fossella e Maria Grazia Posca. Unica protagonista diventa “la calabresità”, quel sentimento di attaccamento viscerale ad una terra incapace di accudire i propri figli. Paesini piccoli, sperduti e quasi disabitati, che vedono partire i propri giovani senza la speranza del ritorno.

Come piccolo è Speriolo (il paese che unisce in sé il sentimento astratto di “speranza” e la concretezza geografica di “Tiriolo”), altrettanto lo è Goy, il giovane protagonista che cerca di fuggire lontano per decidere, infine, di restare. Le voci dell’eco -che l’autrice dispone nel titolo- sono, infatti, quelle del paese che Goy dapprima respinge ma che, come l’eco, tornano indietro penetrandogli l’anima. Un libro semplice e scorrevole, capace di offrire una molteplicità di spunti di riflessione.

Dal rapporto fra le diverse generazioni a quello con la lettura, dal desiderio di fuga a quello di solitudine. Una costruzione sapiente della trama che intercetta le voci di personaggi a volte tragici, altre meschini, altre ancora commoventi. Un linguaggio fresco e immediato, che intreccia il gergo giovanile al dialetto. Una struttura solidamente ironica, costruita affrescando una molteplicità di personaggi attraverso la caricatura. Goy altro non è che tutti quei giovani che oggi decidono di restare in Calabria accettando una sfida che richiede una fatica e una tenacia sovrumana, perché bisogna essere testardi quanto testarda è questa terra. Il regista Maurizio Paparazzo si dichiara affascinato dai personaggi di pirandelliana ispirazione in cerca di autore, giunti sulla pagina perché desiderosi di raccontarsi.

L’intervento del Prof. Ulderico Nisticò rende una degna chiusura all’incontro, definendo il libro come un’opera sporca, che rende tanto fedelmente quanto poeticamente la realtà, << perché altrimenti sarebbe sempre domenica mattina, quando tutti si vestono bene per uscire di casa>> e conclude definendo il romanzo come un esempio di ottima scrittura che interpreta la Calabria con gli occhi dei giovani.

Floriana Ciccaglioni

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