I grecisti della domenica

 È vero che oggi sono tutti medici con Corriere Salute e tutti storici con Pino Aprile e con i Templari e lo sbarco di Ulisse, e tutti parlano di Magna Grecia come fosse la vicina di casa, eccetera: non era però ancora successo che i grecisti in italiano attaccassero direttamente la lingua greca, quella classica.

 Ebbene, dovete sapere, gentili lettori che io non sono un pensionato, bensì diversamente in servizio, e la deformazione professionale è una brutta scimmia, quando ti si carica addosso. Mentre andavo per le mie faccende, il mio animo di ex allievo di don Mariani, e poi di Pisa (quanto dire: però a Pisa si meravigliavano che io sapessi tutte quelle cose, e non sapevano che, in difetto, don Mariani mi avrebbe appioppato 2 senza battere ciglio!), il mio animo dunque venne scosso da quanto ammirate in foto; e, a beneficio dei grecisti genuini, così correggo. Correggere chi sbaglia, del resto, è un’opera di misericordia spirituale:

  • τό richiede l’accento grave, essendo seguito da altra parola, quindi τὸ
  • διαλέγησθαι si scrive διαλέγεσθαι
  • siccome ἐστί, ove mai fosse scritto corretto, è enclitico, bisogna scrivere διαλέγεσθαί ἐστι; io l’avrei omesso, più elegante;
  • ἐστί richiede uno spirito dolce di cui lamento l’assenza; vedi oltre;
  • τό, come sopra
  • μήγιστον è invece μέγιστον  
  • αγαθόν richiede pure lui lo spirito dolce, ed è ἀγαθόν; l’accento, in finale di frase, è giusto, però sospetto l’intenzione di sbagliare come in τό: insomma, è un caso.

 La frase è attribuita a Socrate, che per i grecisti della domenica è come Oscar Wilde: le ha dette tutte lui. Il filosofo da alcuni amato, da molti altri odiato tra cui Aristofane e Nietzsche, non scrisse nulla, quindi va bene la qualunque.

 Dite voi, ma perché te la pigli? Deformazione professionale, ragazzi. E poi, bisogna sempre affettuosamente bastonare i dilettanti, prima che qualcuno pensi siano grecisti davvero, e magari la prossima volta sbaglino ancora peggio. Lo faccio per il loro bene, credetemi.

 Per i non grecisti legittimi, cioè quelli che non hanno studiato greco e non pretendono di saperlo, traslittero la massima presunta socratica: to dialèghesthài esti to mèghiston agathòn.

 Ragazzi, come diceva l’antico, “a ognunu l’arti sua”.

Ulderico Nisticò