I misteri della morte di Moro

Indagini, processi, dibattiti e libri vari non hanno fugato quasi nulla dei misteri della morte di Aldo Moro, che sono tanti ma si riassumono in uno solo: perché Moro? Moro, e non un altro dei tantissimi politici e politicanti che vagavano in quel 1978. Questa domandina semplice semplice non l’ha rivolta nessuno a nessuno. Donde tutto quello che si disse già allora: o erano stati gli USA per impedire il compromesso storico, o era stata l’URSS per lo stesso identico motivo.

Ma, le Brigate Rosse… Certo, le BR detennero Moro, e qualcuno di loro sparò per ucciderlo; e i brigatisti furono e sono convinti di aver deciso tutto loro. Leggete, se vi volete male, le famose “risoluzioni” fatte trovare qui e lì furono sproloqui intellettuali, impossibili da riassumere. Importa poco: il magmatico mondo degli ex sessantottini di ogni colore, alcuni poi divenuti terroristi, era una porta girevole da dove entravano e uscivano infiltrati di ogni provenienza italiana e soprattutto estera. E comunque resta la domanda: perché Moro?

A beneficio dei lettori più giovani, racconto cosa si diceva a quei tempi:

1. Perché Moro? Per la sua politica filoaraba?
2. Come sia stato possibile l’operazione di rapimento, con uccisione di cinque agenti, da parte di persone cui si attribuivano capacità di battere a macchina, e non certo di sparare con tanta professionalità.
3. Il giorno dopo fecero un governo Andreotti sostenuto dal PCI di Berlnguer: era il “compromesso storico”; e nessuno credette che i due avvenimenti fossero tanto slegati.
4. In 55 giorni, l’unico tentativo serio di rintracciare i rapitori fu – e non scherzo – una seduta spiritica, però malamente condotta dal medium Romano Prodi – e non è un’omonimia! – che invece di “via” capì “lago” Gradoli.
5. Tutto il resto fu di una tale inefficienza da far pensare non fosse un caso. Moro venne detenuto e ucciso in Roma, non in una foresta dell’Amazzonia!
6. L’inefficientissimo ministro Cossiga, lì per lì si dimise, ma poi divenne presidente della Repubblica.
7. Tranne Craxi, furono tutti d’accordo nel non trattare. Che maschi, eh! Per poi sbracarsi con il caso del consigliere regionale Cirillo. Come mai?
8. Craxi morì in esilio; tutti gli altri, nel loro letto.

Per concludere, due risate amare. L’8 maggio io dovevo tenere un comizio del MSI a Fabrizia: ero vicefederale della provincia di Catanzaro di allora. Sentita la notizia, volevo comunque essere presente, e mi misi per strada. Alle 13, cioè due ore dopo la morte di Moro, ero a Spadola, trovando il paese tappezzato di manifesti della DC. Vi pare possibile che in due ore li avessero scritti, portati in tipografia, affissi? Ovvio che i manifesti erano pronti da molti giorni, mandati da fuori, e in due versioni: caso morte, caso liberazione. Qualcuno, a Spadola, pensò bene di affiggere e andare a pranzo. Era, come si dice in gergo giornalistico, un “coccodrillo”.
Insomma, qualcuno era già bell’e pronto con l’elogio fenebre. L’elogio continua ogni anno, e quest’anno è il 40mo. Ma nessuno risponde alla domanda: perché Moro?

Ulderico Nisticò

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