I pilacchi

Premetto che non prenderò in considerazione nessuno scaricabarile, ovvero nessuna autoapologia di questo o quell’ex sindaco, il quale cercasse di dimostrarmi che la colpa è degli altri e non sua. I fatti sono fatti, e stamani, 2 dicembre 2018, Soverato era allagata. E dove non era allagata, ecco i pilacchi, ovvero fanghiglia, dal greco πηλός. Vedete come siamo Perla dello Ionio, noi? C’inzaccheriamo, però nella lingua di Omero e di Platone!

Com’è che una città si allaga? Ma perché piove? E no, una città si allaga perché, quando piove, l’acqua non defluisce.
E perché l’acqua non defluisce? Perché Soverato, come quasi tutta la Calabria moderna, è stata costruita con scarsa o nessuna considerazione dell’urbanistica, oltre che in spregio dell’architettura. E Soverato, tutto sommato, è oro fino, rispetto ad altre località che qui non nomino per non distrarre il lettore dall’argomento, che è Soverato quando si allaga.

Il nostro territorio urbanizzato è in parte sotto il livello del mare; in parte, sopra brevi poggi: l’acqua che scende da questi, non defluisce bene, e non raggiunge la battigia.
Aggiungiamo che le strade, sottoposte a lavori estemporanei e arrangiati, stanno diventando in diversi luoghi più alte dei marciapiedi.
Le caditoie delle strade, evidentemente intasate, non fanno il loro dovere.

Succede in tutta Italia, nell’Italia costruita malissimo dagli anni 1950, senza ombra di un disegno del territorio, e, spessissimo, con botte di abusivismo condonato. Succede, ma non mi consola: io vivo a Soverato, e a Soverato mi allago.
Siccome la colpa è di tutti, emaniamo un’inevitabile amnistia generale, o almeno indulto; e vediamo che si può fare.

La Regione Calabria, che di tutto ciò ha colpe ancora più gravi de singoli Comuni, deve programmare… ah, per programmare, la Regione sì che lo fa: convegni, esperti pagati… no, non programmare, effettuare, subito, opere di ripulitura di fiumi, torrenti, canali e fossi, palesemente tutti sporchi.

Dove trova i soldi? Beh, invece di rimandare indietro il 91.6% dei fondi europei (così dice la Corte dei conti, non Ulderico!), li spenda.
Dove trova le braccia da lavoro? Beh, piglia un poco di cocchi di mamma a spasso, compresi i più o meno sedicenti rifugiati africani asiatici centrosudamericani, e li mette a pala e piccone. Se no, non mangiano.
Ma sì, mi divertirebbe molto questa “integrazione”: fianco a fianco un bel giovanottone africano alto due metri, sottratto a chiedere l’elemosina ai market; e un giovanottino bianco come il latte; entrambi, a piccone e pala. Sabato sera, se ancora ce la fanno, possono “divertirsi”; ma non da lunedì a sabato mattina!

Lo stesso per i Comuni. Mi spiace per Platone e Omero, ma, se i corsi d’acqua e le fogne saranno puliti, non ci saranno più pilacchi πηλός… e nemmeno emergenze, e chi ci campa sopra.

Ulderico Nisticò

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One thought on “I pilacchi

  1. Raffaele
    03/12/2018 at 11:45

    Solo un imbecille può scrivere un articolo del genere.

     

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