Il coraggio di Donato e la Regione Calabria

Mimmo Donato, il sindaco di Chiaravalle, ha mostrato delle virtù rare nei politici calabresi: chiarezza di idee e coraggio personale; e ha costretto la Regione Calabria… oh, non a compiere imprese epiche, o scoprire il petrolio sulla Sila, o quadrare il cerchio: no, ha costretto la Regione Calabria e Oliverio e Viscomi a fare il loro dovere, il loro semplicissimo dovere, il dovere finora trascurato.

Ai tempi mille volte pessimi della Prima repubblica, si aprivano ospedali come funghi: pochi medici, qualche infermiere, molti giardinieri e guardarobieri e alabardieri e passacarte vari! Quando poi sono finiti i soldi facili (quelli che Andreotti, Craxi e Ciampi stampavano in tipografia sotto casa), e arrivò l’euro, ecco le chiusure. Ma siccome in Calabria si parla un italiano molto locale, invece di chiusura la chiamavano potenziamento! Di potenziamento in potenziamento, l’ospedale di Chiaravalle chiuse; attenti a Soverato!

Al posto dell’ospedale, la Casa della salute; e l’allora sindaco Tino, in perfetta buona fede, annunziò che erano stati stanziati otto milioni di euro. Sempre alla calabrese: stanziare, nel linguaggio della Regione, vuol dire chiacchiere. A ritardare ci pensano e la pochezza dei politicanti, e l’inettitudine degli scaldasedie detti prosopopeicamente burocrati.

Ebbene, se il fegato di Donato ha costretto i politicanti a costringere a loro volta i “burocrati”, questa è la prova che sì, la burocrazia in Calabria fa pena ai cani morti; ma i politici non compiono il loro dovere di controllo e autorevolezza; e vige la reciproca complicità: niente fanno i burocrati, e niente i politici, e la sera tutti a cena, anche nella stessa loggia o paraloggia e loggetta!
Del resto, l’opinione pubblica tace, ed è complice a sua volta. Ben pochi hanno la forza d’animo di un Donato; gli altri si affidano tutti a qualche amico cui telefonare micio micio.

Ora dobbiamo vigilare perché tutto si faccia davvero e bene. Non serve un altro doppione di cose che più o meno abbiamo; ma un sistema integrato tra presidio ospedaliero di Soverato (sperando che resti!) e le altre strutture. Occorre una disamina scientifica della popolazione e delle sue esigenze, strafregandosene delle ambizioni di avventurieri e arrampicatori sociali: meno primari e più medici specialisti e relative attrezzature moderne.
E ancora, da suo vecchio prof di latino, a Mimmo un “macte esto”!

Ulderico Nisticò