Il disastro di Gioia Tauro

La RAI Calabria – onore al merito – manda diversi servizi coraggiosi sul porto di Gioia Tauro. Non mi giovo del lavoro altrui, ma lo commento: Gioia Tauro è un fallimento.

Fallimento in quanto porto, con traffico sempre meno attivo, e superato da altri porti;
fallimento in quanto struttura calabrese, che è la cosa che più mi infastidisce: se il porto non fosse a Gioia Tauro ma sopra una piattaforma a dieci miglia in mezzo al mare, sarebbe la stessa identica cosa, per la Calabria! Manca persino un modestissimo collegamento ferroviario.

E non parliamo di centinaia di operai in cassa integrazione o licenziati. E questo mentre il simpatico Pino Soriero gira l’Italia, vende copie di libri, e “dimostra” che con Gioia Tauro si arricchirà prestissimo l’intera Europa. E giù applausi dei suoi amici. A me, invece, non risponde mai. Anch’io sono, personalmente, amico suo, però leggo i giornali e vedo la tv, anche locale, e non campo di sogni.

E so che Genova supera Gioia, eccetera. E che Gioia è in desolata crisi. Come mi piacerebbe una risposta!
Il porto in sé è poi solo un complesso di gru, senza nulla di ciò che, nell’immaginario da secoli, è un porto: manco una bettola malfamata con vecchi marinai… nemmeno un bar! Perciò, indotto zero a vantaggio del territorio e della Calabria tutta.

Sarei curioso di sapere due cosette:
– quante merci calabresi partono da Gioia Tauro;
– quanti soldini guadagnino, come diritti eccetera, i Comuni di Gioia, Rosarno, S. Ferdinando…

Dovrebbero essere ricchissimi, a lume di naso, il che non mi pare!
Dovrebbe essere il problema più dibattuto, quello di Gioia, alla ricerca di qualche soluzione per evitare che il porto faccia la fine di Saline, SIR, eccetera, e di tutte le illusioni calabresi, comprese, sempre a Gioia, l’Isotta Fraschini e la misteriosa automobile mezzo pugliese.

A mio avviso, la Calabria non è in grado di affrontare la questione; non lo è la politica; non lo sono i libreschi “intellettuali”.
Il Governo, questo Governo Conte, dico, deve avocare a sé il problema, con un commissario dotato di pienissimi poteri, che abbia facoltà di annientare ogni burocrazia e ogni fantasia, e trovi il modo di rendere il porto effettivamente produttivo.
E che colleghi seriamente ed effettualmente il porto alla realtà economica della Calabria, del Meridione, dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa. Non è difficile: si tratta di attirare i traffici presentandoli come convenienti, e che lo siano in concreto.

Ulderico Nisticò

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