Il meglio possibile

 Conte torna da Bruxelles con il meglio possibile, dopo aver ottenuto risultati tangibili; dopo aver imposto l’autorevolezza dell’Italia; tuttavia evitando di mettere a rischio l’esistenza stessa dell’Europa. È questa la diplomazia, alla fine: trovare un’intesa, usando, secondo i casi, il bastone e la carota.

 Risultato d’immagine è che l’Italia non cade nella trappola del buonismo generico. Finora avevamo un’Italia ufficialmente immigrazionista e un’opinione pubblica nettamente contraria; ora la posizione ufficiale dell’Italia rispetta il sentimento della popolazione. La popolazione non è “cattiva”, è che non si convince dell’esigenza di mantenere a sbafo degli spacciatori nigeriani! Ci bastano i nostri, alla fine!

 Il risultato concreto è il superamento di fatto di Dublino, l’accordo folle, di cui sono tutti più o meno colpevoli, che addossava all’Italia e alla Grecia il carico di ricevere e gestire e mantenere un numero infinito, anzi peggio, indefinito, di “rifugiati”; e siccome tutti si dichiarano “rifugiati”, in sostanza non poter respingere o rimpatriare nessuno. Un sistema che aveva generato ogni confusione, e scatenato un bel po’ di corruzione, come insegnano le cronache quotidiane.

 A Bruxelles l’Italia ha fatto passare il principio che chi sbarca in Italia sbarca in Europa, e quindi il problema non è italiano ma europeo. È una mezza sconfitta di Macron, che dovrà accogliere in Francia, e non, come gli sarebbe piaciuto, farsi bello accogliendo… in Italia.

 Successo italiano è che le ONG non possano più fare il loro comodo, e devono obbedire alle autorità della Libia. Vero che non si sa quale Libia, dopo che Sarkozy, Obama e Cameron hanno distrutto il Paese e ucciso Gheddafi, ma l’Italia sta provvedendo con motovedette… Come si fece in Albania negli anni 1990, come si sta facendo in Montenegro tuttora.

 Se le ONG non potranno più imbarcare migranti sulle coste libiche, finirà il traffico di clandestini? Probabile: basta che giri la voce, e nessuno si affiderà più agli scafisti, se gli scafisti non assicureranno più il trasbordo in Italia.

 Serve una politica per l’Africa? L’Europa se ne faccia un dovere. Ne ha i mezzi per proporla, per sostenerla, per imporla. Il primo passo è ottenere la collaborazione degli Africani in Africa, attraverso una cultura che combatta i falsi miti del globalismo in nome delle identità nazionali, che sono anche identità economiche.

 Questi sono gli aspetti positivi, che però restano, a tutt’oggi, principi. I punti deboli sono che gli altri Stati europei potranno agire “su base volontaria”; e sappiamo che Francia e Spagna hanno scarsissima buona volontà di accogliere. I prossimi mesi ci chiariranno le idee?

Ulderico Nisticò

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