Il Meridione d’Italia e la memoria storica

Dedicandomi a un lavoro sulla cultura femminile, di cui spero darvi conto presto, m’imbatto in “Via col vento” della Mitchell, del 1936, da cui fu tratto il celeberrimo film del 1939. Rifletto sulla differenza abissale tra gli Americani e, purtroppo, noi, noi Meridionali d’Italia, su come rapportarsi con la memoria storica.

I fatti. Nel 1855 il Regno di Sardegna di Cavour, in avanzato anche se contraddittorio sviluppo economico, inizia un’attivissima politica estera che, attraverso la Guerra di Crimea e il Congresso di Parigi, porta all’alleanza con Napoleone III e alla Seconda guerra d’indipendenza. Questa, tra il 1859 e i primi mesi del ’60, stravolge l’Italia: Torino si annette Milano, Bologna, Modena, Parma e Firenze; e cede alla Francia la Savoia e Nizza. Il Regno delle Due Sicilie, uno Stato di dieci milioni di abitanti dall’Abruzzo alla Sicilia isola, rimane del tutto passivo di fronte a questi avvenimenti, estraneo come se si verificassero sulla Luna. La sua cachessia si evidenzia con la scarsa o nulla resistenza a Garibaldi, che dall’11 maggio 1860 corre a Napoli abbandonata dal re, e vi entra comodo il 7 settembre. Minaccia di puntare su Roma, e si sta scatenando un conflitto europeo; Napoleone III e Cavour decidono l’intervento sardo, che si conclude il 13 febbraio 1861 con la resa di Gaeta. In conflitto inizia ora, non finisce: forti bande di borbonici e legittimisti si opporranno in armi all’esercito sardo (dal 17 marzo, italiano), che conterà un numero di morti superiore alle tre guerre d’indipendenza sommate. Avvennero moltissimi episodi cruenti, con rappresaglie e uccisioni e saccheggi… Parole come “stermini” e “massacri” e, bum!, “genocidio” sono ignobili bugie per spacciare libercoli.

Insomma, ci sarebbe materia per studi seri e per qualche buon film. L’unico decente, quello del compianto Squitieri, non è passato da una sola sala cinematografica, e figuratevi tv.
I fatti. Nello stesso 1861 divampa un conflitto latente tra Nord e Sud degli Stati Uniti d’America. L’occasione è la questione degli schiavi; le cause politiche, come utilizzare gli immensi territori da poco strappati al Messico (California, Arizona etc); e l’assetto statale, se federale, come voleva il Nord, o confederale. Il romanzo della Mitchell evidenza benissimo la causa antropologica: il Nord moderno, borghese, industriale, spregiudicato; il Sud agricolo, aristocratico, tradizionalista. Fu una guerra vera, terribile; e si contarono, alla fine, 600.000 Caduti. Il Nord, dopo difficoltà iniziali e privo di ufficiali superiori (Lincoln voleva affidare il comando a Garibaldi), fece pesare la sua superiorità tecnologica ed economica, e sconfisse il Sud.

Fu una guerra vera, anzi la prima guerra vera moderna; e le truppe sudiste si batterono fino alla fine con ferocia e con onore. Ebbene, oggi i reparti della Georgia e della Virginia innalzano la bandiera con la Croce di Sant’Andrea della Confederazione; e, durante la Seconda guerra mondiale, gli USA battezzarono i loro carri Grant e Sherman come i comandanti del Nord, e Lee come quello del Sud.
Da noi, il massimo su cui possiamo fare affidamento è la storiografia militare, che ha intitolato a Florestano Pepe una caserma a Catanzaro, e ne ho trovata una dei CC a Capua con Guglielmo; il quale, in compenso, ha un grande monumento a Venezia; e occupa più spazio nelle Confessioni del friulano Nievo che in tutti i testi calabresi messi assieme. Quanto ai carri, al fedele Ritucci potremmo intitolare un calessino per andare a comprare i babà.
C’è stato Alianello, con dei romanzi storici, che la RAI si degnò di sceneggiare. Ebbero notorietà alcuni testi di Raffaele Nigro. Il modesto sottoscritto ha pubblicato l’Ospite, e chi l’ha letto lo esalta; ma la prima a fregarsene fu l’editrice che l’aveva stampato a spese sue, e dico Rubbettino, che non indisse manco una presentazione! Gli altri tentativi letterari sono pietosi testi predicatori e apologetici e privi di ogni sale della poesia, che è la contraddizione nel cuore umano; e dove i nostri sono buoni e gli altri cattivi: illeggibili!

Perché Via col vento ha colpito nel segno? Perché è poesia, cioè è l’umanità vera sotto i fatti storici. Il vero protagonista, Red, è la coscienza critica di un Sud americano fatto di “cotone, schiavi e arroganza”, un mondo che il primo vento avrebbe comunque spazzato via, come il nostro Sud fatto di paciosità e sottili compromessi… e di militari arruolatisi per il posto fisso, mica per combattere.
Sì, ma se ne potrebbe trarre, di letteratura, utilizzando la storia e condendola con molta misurata e realistica fantasia!
Se ne potrebbe, ma poi non leggerebbe niente nessuno, in scuole abituate all’antimafia segue cena e alla depressione in genere; in circoli culturali di piagnoni; con una Regione il cui vicepresidente Viscomi non mancò alla bufalaccia dello sbarco di Ulisse a Gizzeria Lido, mentre l’attività culturale della Regione è zero.
Figuratevi se, con gente del genere, si può proporre un film storico sui fatti del 1860, sul brigantaggio. Eh, in mano a sociologi marxisti della domenica, che fanno i briganti dei dirigenti sindacali, invece, quali erano, che degli arcaici barbari pronti a morire per il re e per passato; e ad ammazzare come se niente fosse.
Ho capito, ragazzi: se mi capita, rivedrò per la centesima volta Via col vento.

Ulderico Nisticò

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