Il Meridione e le prossime elezioni

Le manovrette elettorali di cui compare cenno nelle cronache, sono proprio quello che serve a sconsigliare ogni partecipazione alla vicenda del 4 marzo prossimo. Si pensi a Grasso che propone oggi quello che non gli venne mai a mente prima; a Berlusconi che all’opposizione giura le riforme che non fece stando al governo tre volte; ai saltafosso tipo Gentile… e alla voce che circola, che, comunque vada, resterà al governo Gentiloni: quindi che votiamo a fare?
Mi frulla però per la testa una domanda, che giro ai lettori: in tutto questo, c’è un posticino per il Sud? A tutt’oggi, 9 gennaio, mi pare proprio di no. Attenzione, per il Sud, non per qualcuno che, anagraficamente, sia nato a Sud, o sia anagraficamente di domiciliazione meridionale.
Storia vecchia. Nel febbraio del 1861, le elezioni per la Camera dei deputati (il Senato era di nomina regia) diedero il risultato di una maggioranza di deputati eletti a Sud su quelli del Centro e Nord, che andarono a Torino per restare muti; oggi non saranno maggioranza, ma ci sono nelle due Camere centinaia di parlamentari eletti a Sud. A parte qualche favore di sottobanco per qualche parente e amico, non risulta alcun provvedimento, anzi alcuna proposta seria che si possa dire per il Sud. E nemmeno all’interno dei diversi diciamo così partiti, i rappresentanti del Sud fanno o dicono qualcosa di meridionale.

I parlamentari meridionali non vengono eletti a Milano e a Verona, ma a Sud; e, tranne qualche manina pendula, vengono eletti a Sud con voto libero. Per cinque anni non fanno un bel niente, poi si ripresentano, e i loro elettori li votano. E li votano qualunque cosa non facciano, o, raramente, facciano.
Dorina Bianchi ha cambiato otto partiti: i suoi l’hanno votata in tutte e otto le giravolte. Ecco che ci capiamo: i partiti nazionali non si rivolgono agli elettori del Sud, ma agli eletti, che a loro volta si portano dietro gli elettori, ognuno un suo pacchetto di elettori. Vedrete che succederà lo stesso anche a Gentile, il quale, sottosegretario di un governo a guida PD, passa a Berlusconi, con tutti gli elettori al seguito.
I parlamentari meridionali non devono disturbarsi a spiegare nulla agli elettori: diramano la comunicazione, e quelli votano. Votano, nel senso che entrano in cabina, scrivono quanto devono, escono ed educatamente salutano.

E ditemi, ditemi: gli intellettuali, i poeti, i filosofi, i romanzieri insigni, i marciatori antimafia a tempo pieno? Che faranno, costoro, alle elezioni?

– Molti di loro, niente, perché piangono per il Sud ma abitano a Nord, e voteranno lì.
– Quelli che ancora risiedono a Sud, voteranno come gli altri elettori, per l’amico.
– Critiche? Mai: sapete com’è, un acquisto copie… un passaggio in tv…
– Proposte? Il ritorno alla Magna Grecia, che va bene per tutte le salse.

Le università? Mute come le tartarughe, tranne quando bussano a soldi.
Ed ecco la causa profonda. La politica pratica dovrebbe essere l’effetto di un lavoro culturale, di analisi, di proposte… e invece, oggi, la cultura del Sud è ridotta a:

1. Matti che leggono Pino Aprile e ci credono, e se la cavano parlando male di Garibaldi; Cavour, è poco conosciuto;
2. Sognatori di una vita agricola e poetica da basilico sul balcone e chilometro zero e dolce vita dei piccolissimi paesi. Banale osservare che comprano tutto al supermercato.
3. Inventori di ricchezze tipo Gioia Tauro mentre il porto chiude.
4. Bufalatori di Ulisse.

Proposte serie, zero meno meno.
Risultato: il 4 marzo il Sud eleggerà un bel po’ di parlamentari, che si recheranno a Roma, siederanno (alla lettera!), taceranno, voteranno a comando. Un volta l’anno, al tempo della legge di stabilità, chiederanno dei favori di sottobanco. Ah, riscuoteranno lo stipendio, e saranno davvero soldi rubati.

Ulderico Nisticò

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