Il senatore di pelle nera

Il senatore di pelle nera Iwobi è stato eletto non tra Liberi e Uguali della Boldrini, o con la Bonino, ma con la Lega. È un cittadino italiano, è onesto e attivo imprenditore, dà lavoro; e ha deciso di dedicare alla politica parte del suo tempo. Che c’è di strano?

Forse che è nato in Nigeria? Beh, il più famoso francese della storia, tale Napoleone Buonaparte, nacque ad Aiaccio pochi mesi dopo (alcuni dicono prima!) che la Corsica fosse venduta da Genova alla Francia; ed era di famiglia toscana: è francese per carta d’identità. I re britannici sono tedeschi dell’Hannover. I re Borbone di Napoli erano francospagnoli e parmensi…

Negli Stati Uniti, dove i neri arrivarono solo in quanto schiavi, molti loro discendenti occupano posizioni eminenti; e lo stesso per La Guardia, Giuliani, Di Blasio sindaci di N. York… Panetta è stato il capo della CIA.

Iwobi è un italiano di origine nigeriana, non un nigeriano; come Disraeli, il fondatore dell’Impero britannico, era un livornese di religione ebraica. Ma non parlava l’incomprensibile livornese dialettale, bensì l’italiano prima e l’inglese poi. Non disdegnava il caciucco, però incoronò Vittoria imperatrice delle Indie, invece di restare tutta la vita a odiare Pisa e viceversa.

Nell’esercito coloniale italiano, gli zaptiè erano carabinieri a tutti gli effetti, fino al grado equipollente a maresciallo maggiore (il massimo dell’epoca per i sottufficiali); prima o poi, avremmo avuto anche qualche ufficiale. Del resto, l’imperatore per eccellenza, Traiano, non era italiano nemmeno per antica origine. E anche i Claudi, disse l’imperatore Claudio in senato, erano sabini.

Iwobi è dunque un assimilato. Se ci guardiamo allo specchio, soprattutto nel Meridione, ne vediamo, sulle nostre facce, memorie di assimilati dei secoli che furono: saccheggiatori e più spesso commercianti musulmani di tutte le razze; schiavi poi liberati… Si sposavano, e dopo due o tre generazioni, appena si notava la somiglianza del pronipote con il bisnonno “turco”, che in frealtà era un russo o un etiopico… o un italiano rapito come Ulugh Alì.

Per sposarsi, diventavano cristiani; non necessariamente laureati in teologia, ma cristiani; andavano a Messa; dopo un po’ manco si ricordavano che esistesse un Maometto o altri. Quanto alla lingua, parlavano dialetto, aggiungendo magari “arangara” e “barcu” e “camirhu”, e altre parole arabe che usiamo ogni giorno senza badarci.
Assimilazione significa accettazione della civiltà in cui si vive, con tutti i pregi… e anche con tutti i difetti. E ci vogliono decenni, non “cinque anni di corso di studi” tutti promossi; ci vogliono rapporti umani e quotidianità; accettare ed essere accettati. Ed è un processo personale, non di generica categoria.

A proposito, non so quanti buonisti e immigrazionisti avrebbero votato per un candidato di pelle nera; e ne dubito.

Ulderico Nisticò

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