Il tema di Crotone

Prima di parlare degli altri, ognuno deve rendere conto di se stesso, ed eccomi. Io assegnavo sempre cinque tracce, tenendo conto delle normali percentuali, in ogni classe liceale, di genietti, secchioni, mediocri. Una era di letteratura, l’altra di storia adeguata al programma (“dove siete arrivati”?), l’altra di argomento scientifico o filosofico; e una, detta in gergo “refugium peccatorum”, qualche banalità tipo inquinamento o disagio giovanile, insomma roba da scrivere chiunque due paginette. La quinta, destinata a un pubblico raffinato, era, per fare un solo esempio reale, di questo genere: “Assegna tu una traccia al tuo professore, e fagli il favore di svolgerla”. Vi giuro che ne risultarono almeno sei o sette piccoli capolavori di stile e sincerità… e, sotto le penne delle fanciulle, di manco tanto coperta perfidia!

In ogni caso, i ragazzi sapevano di essere liberi di esprimere qualunque opinione, e che questa sarebbe rimasta tra le quattro mura dell’aula. Unici obblighi, ma ferrei, tre: sintassi, grammatica, ortografia. Lo stile, ahimè, non si può imporre.
Ritengo dunque che a scuola si possano, si debbano affrontare tutti gli argomenti, anche quelli spinosi, anche i problemini sessuali del Leopardi e quelli della mamma del diciamo così Manzoni… figuratevi la politica! Ma la professoressa di Crotone, con la traccia sul razzismo, ha commesso un evidente errore metodologico: ha presentato le sue opinioni come fossero le uniche opinioni; quando invece sono solo le sue opinioni, e nemmeno tanto condivise, tutt’altro.

Ha mostrato di ignorare che il cosiddetto Decreto Salvini è stato approvato all’unanimità dal Governo; che il Governo gode di una solidissima maggioranza in Parlamento; che questa maggioranza non è stata imposta da un’invasione di Marziani, ma è nata dalle elezioni del 4 marzo, liberamente svoltesi; che i due partiti sono dati, da ogni rilevazione, in crescita di consensi.

Per carità, ognuno è liberissimo di pensarla come gli o le pare, ma la professoressa deve tenere conto che, se in Italia circa il 65-70% ha votato per i partiti dell’attuale maggioranza, in una classe di 30 ragazzi si deve aspettare che almeno 20, 22 siano per il Governo, e quindi per il Decreto.

La traccia ha invece il tono di chi pensa e afferma essere gli Italiani al 95% contro il Decreto, con qualche sparuta minoranza di Salvini e parenti stretti. La professoressa, evidentemente, legge poco i giornali.

Conclusione? Bastava che la traccia finisse con queste parole: “Esprimi liberamente il tuo pensiero”. Io, fossi stato suo allievo, l’avrei fatto con la massima spudoratezza, e poi ci saremmo confrontati. Mi ricordo certe discussioni su qualsiasi argomento politico e non, e belle pesanti, con don Voci, don Vecchi, don Cosato, e particolarmente pittoresche con don Bergia! Me ne ricordo una, con don Vecchi, se un certo periodo ipotetico lo dovessimo considerare di secondo o di terzo tipo; e, per dirla col Machiavelli “siamo sentiti urlare fino a San Casciano”! Così si cresce e si fa crescere l’allievo, accidenti! E se si litigava a sangue per la sintassi latina, figuratevi per la politica, con quell’antifascistone di don Bergia felice memoria!

La professoressa di Crotone non ha sbagliato dunque ad assegnare la traccia, ha sbagliato a formularla; invece che libera, l’ha data politicamente corretta… e politicamente corretta di prima del 4 marzo!!!

Un corollario: la cultura ufficiale italiana (tv, giornali, scuola, film, musica, mode, omelie… ) è quasi tutta di centrosinistra, o politicamente corretta che dir si voglia; però la gente uscita da scuole e tv e giornali e omelie, il 4 marzo ha votato in massa 5 stelle e Lega. Povera cultura ufficiale italiana, poveri intellettuali con sei lauree: non se li fila proprio nessuno.
Ultimissime di cronaca: il tema è stato annullato; ora la professoressa apra in classe un onesto dibattito.

Ulderico Nisticò

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