Il trattato di pace del 1947

Siccome ogni tanto qualcuno, anche in occasioni ufficiali, va spacciando che alla fine l’Italia ha vinto la Seconda guerra mondiale, non farà male un ripassino di quanto accadde il 10 novembre 1947 a Parigi, quando l’Italia, rappresentata dal De Gasperi, subì – non è corretto dire firmò – il trattato di pace.
Antefatti: nel 1943, a Casablanca, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica avevano stabilito che scopo della guerra era la “resa senza condizioni” di Germania, Giappone e Italia; la prima applicazione del principio fu l’armistizio dell’8 settembre 1943, con cui l’Italia semplicemente si arrendeva, e “senza condizioni”; alla fine di aprile 1945 le truppe angloamericane giungevano a Milano, occupando così l’intera Italia.

Il governo italiano venne chiamato ad accettare, senza discuterle, le clausole di un trattato di pace che, da “Paese sconfitto” poneva fine alla guerra contro i Paesi vincitori. Per mera “personale cortesia”, come disse, al De Gasperi fu concesso di parlare, ma non a discutere, e parlò per i giornali italiani.

A questo punto, Benedetto Croce, in una delle sue innumerevoli contraddizioni, propose che l’Italia non accettasse, mettendo così i vincitori in grave imbarazzo. Come sempre, non se lo filò nessuno; e con lui Vittorio Emanuele Orlando, che si era associato all’idea. Figuriamoci se De Gasperi da una parte e Togliatti dall’altra dicevano di no a USA, Vaticano e Unione Sovietica! Anche don Sturzo, sdegnato, non aderì alla Democrazia Cristiana.
Che diceva di bello, il trattato?

– L’Italia cedeva alla allora Iugoslavia, rispetto al 1941, Venezia Giulia e Istria e Fiume e Zara; e a tutti gli acquisti seguenti di Dalmazia e Lubiana. Terribile fu l’esodo degli Italiani salvatesi dalle foibe, spesso male accolti nella stessa patria.
– Trieste diventava una delle manie della massoneria internazionale: Territorio libero. In realtà, la città (Zona A) restò occupata dagli Inglesi, e la Zona B dalla Iugoslavia. A Trieste avvennero manifestazioni patriottiche, e la polizia britannica non esitò ad uccidere: la via Paglia di Catanzaro ricorda un Caduto per Trieste. Nel 1954 la Zona A tornerà all’Italia; la B è oggi Slovenia.
– La Francia, con il più vile calcio dell’asino, pretese i paesi di Briga e Tenda, sfuggiti alla cessione del 1860 di Nizza e Savoia.
– L’Italia rinunciò a tutti i possedimenti: Albania, Dodecanneso e Rodi, Eritrea, Etiopia, Libia, Somalia. Questa sarà assegnata all’Italia, in amministrazione, dal 1950 al ’60.
– L’Italia pagò cospicue riparazioni a vari Paesi.
– Pesantissime furono le limitazioni degli armamenti, in quantità e qualità.
– Gli appassionati di gialli internazionali e storia occulta parlano anche di clausole segrete; e io, visti gi effetti, non esito molto a pensarci.

In realtà, come tutti i trattati, anche quello fu in qualcosa aggirato appena possibile, soprattutto con l’entrata dell’Italia nella NATO, che di fatto abrogava le limitazioni di armamenti; Trieste venne recuperata; e la questione della Zona B venne chiusa con Osimo (1975). Anche sui pagamenti ho qualche dubbio.
Io qui, in questa sede, ho rinfrescato la memoria a chi non ne sa niente e a chi fa finta di non sapere.

Ulderico Nisticò