La corrotta anti-corrotti

Ieri sul Corriere della Calabria (e in molte altre testate calabresi) è uscita la notizia che l’ex responsabile dell’anti-corruzione per la Regione Calabria, nonché dirigente del dipartimento Turismo, è stata arrestata per corruzione insieme ad un’imprenditrice del vibonese. Le due sembra fossero d’accordo sulle delicate informazioni sui bandi europei che sottobanco la dirigente regionale forniva in anteprima all’imprenditrice, mentre quest’ultima elargiva favori sotto forma di soggiorni in strutture turistiche, lauti pranzi e casse di bottiglie di vino pregiato.

Ciò che è apparso subito evidente agli inquirenti è la mancata percezione, delle due protagoniste, che tutto ciò che avevano messo in piedi fosse una pratica illegale. Certo, non giravano bustarelle o valige piene di euro, ma suite in alta stagione, bagni in piscina e perché no, massaggi rilassanti, ostriche e caviale, e chardonnay invecchiato vent’anni… ogni attività al prezzo della consulenza di chi sta in prima linea e conosce le cose prima che le sappia la gente comune. Ma l’imprenditrice di Ricadi, comune non sembra lo fosse per niente e, più di altri sventurati che rispettano le regole, poteva vantarsi di essere una “privilegiata”.

Nostro malgrado, la Calabria è terra dove queste cose sono all’ordine del giorno. Notizie di questo genere ne abbiamo sentite mille e ancora mille di più, ma nulla può e, a mio avviso, vuole cambiare. Chi decide, che governa, chi prende voti a destra come a sinistra ha sempre nuotato nel mare del do ut tu des, pratica navigata tra i corridoi degli enti calabresi di ogni ordine e grado. Ciò che sorprende è proprio il non percepire lo stato di illegalità di certe pratiche che sembrano quasi incollarsi come pelle supplementare alle anime dei calabresi.

Del resto i calabresi sono quelli che fanno le manifestazioni a favore di sindaci arrestati pur non sapendo, al di là di ogni ragionevole dubbio, se questi possano essere effettivamente innocenti o abbiano aggirato “illegalmente” la legge. Difensori d’ufficio con la verità in tasca. E che importa se poi questa verità è illegale. La colpa è della legge sbagliata, mica dei calabresi.

Gianni Ianni Palarchio (Blog)

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