La memoria delle foibe

Nel 1917, in piena guerra, alcuni più o meno genuini rappresentanti decisero di dar vita a uno Stato degli Slavi del Sud (Iugoslavia), con l’appoggio di Francia e Gran Bretagna, e con la passività dell’Italia. Sostenuto da Francia e Stati Uniti, nacque così un Regno con Serbi, Croati, Bosniaci e altri ceppi slavi; e con gravi problemi di confini e minoranze con Austria, Ungheria, Grecia, Albania, e, per quel che ci riguarda, l’Italia.

In applicazione del Patto di Londra, gli infidi alleati occidentali riconoscevano all’Italia la Venezia Giulia, Trieste, l’Istria e la Dalmazia; ma non Fiume. Mentre questa città era occupata dai nazionalisti di d’Annunzio, Giolitti tentò di chiudere la questione, e con il trattato di Rapallo del 1920 cedette alla Iugoslavia la Dalmazia tranne Zara; e fece di Fiume una cachettica Città Libera. Nel 1924, Mussolini la annesse all’Italia, stabilendo discreti rapporti con la Iugoslavia.

Questa versava però in precarie condizioni politiche interne; e nel 1929 s’impose, di fatto, la dittatura della monarchia e della Serbia.
Nel 1940, l’Italia attaccò la Grecia. La guerra, condotta malissimo da Ciano sotto l’aspetto politico e da Badoglio sotto quello militare, iniziò malissimo, e da offensiva divenne… la difesa dell’Albania, e in un inverno rigidissimo! Con la primavera del 1941 si temeva un intervento britannico per terra. La Germania, che stava preparando l’attacco alla Russia, offrì all’Italia truppe, che dovevano passare per la Iugoslavia. Il reggente Paolo diede segni d’intesa con Londra, e l’Asse decise la guerra. L’esercito iugoslavo venne facilmente annientato, e il territorio diviso: la Germania occupò Bosnia e Serbia; l’Italia si annesse Lubiana e buona parte della Dalmazia; e annesse all’Albania il Cossovo e altro; la Croazia, occupata dall’Italia, elesse suo re Aimone di Savoia. Altri territori vennero occupati da Ungheria e Bulgaria. Fu subito la fine della Grecia.

Tutto questo, però, sulla carta. Di fatto si scatenò la guerra di tutti contro tutti: tutti gli Slavi monarchici o comunisti, contro Germania e Italia; i fascisti croati (ustascia) contro monarchici e comunisti serbi, ma in fragilissima amicizia con lo stesso fascismo italiano; e una catena di omicidi e stragi… Del resto, basta ricordare quello che abbiamo visto in tv dal 1991!
Inutile tentare di negare, come pietosamente fa qualcuno, che anche gli Italiani ebbero la mano pesante.
Dopo l’8 settembre, le truppe italiane vennero attaccate e sgominate dai Tedeschi; le forze armate della Repubblica Sociale difesero quanto poterono del confine orientale. Intanto i comunisti di Tito schiacciavano i cetnici (monarchici) e gli ustascia.

Negli ultimi giorni di guerra, i comunisti titini, ma anche gli slavi in genere, compirono una feroce pulizia etnica, di cui le foibe furono lo strumento: italiani gettati nelle cavità carsiche, spesso ancora vivi. Era il progetto comunista di presa del potere; era furore etnico; era delinquenza selvaggia; ma era anche vendetta.
Tito era comunista ma anomalo, forse persino di strana e misteriosa origine. Gli Angloamericani avevano interesse a favorirlo in funzione antisovietica, e decisero di accontentarlo nelle sue pretese. Il trattato di pace del 1947, nonostante i patetici tentativi di un’Italia che continuava a essere considerata “nazione sconfitta”, obbligò alla cessione alla Iugoslavia, rispetto al 1941, di Venezia Giulia, Istria, Fiume e Zara; e Trieste, di fatto occupata da reparti inglesi, Città libera. Gli ultimi italiani andarono esuli, malamente accolti, dimenticati.

Il governo firmò il trattato senza battere ciglio. Invano Croce, in una delle sue innumerevoli contorsioni ideologiche e comportamentali, suggerì di non accettare diplomaticamente, e solo subire le perdite territoriali, che così potevano essere rivendicate; e con lui si schierò Vittorio Emanuele Orlando, altro personaggio contraddittorio. Il pacioso De Gasperi prese la penna, e firmò. Trieste tornerà italiana nel 1954, ma De Gasperi era stato eliminato dal suo stesso partito. Nel 1975, il trattato di Osimo pose fine al contenzioso per la Zona B.
Oggi è tardi per qualsiasi cosa, e soprattutto per questioni territoriali; se mai, buona politica estera dell’Italia sarebbe puntare all’egemonia sull’Adriatico, con particolare riguardo alle Nazioni cattoliche di Croazia e Slovenia; e all’Albania dagli antichissimi rapporti.

Quanto alla memoria, va ribadita la storia millenaria della Dalmazia veneta e italiana.

Ulderico Nisticò

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