La misera sorte del PD in genere; e in Calabria, poi…

Sapete che disse Senofonte, un pensatore ingiustamente sottovalutato? Sentite: “Il popolo obbedisce al governo quando pensa che obbedendo si troverà bene; quando crede che obbedendo si troverà male, non può essere né costretto né ingannato”. Non ingannato, perché tocca con mano il male; non costretto, perché sta già male, e non può altro temere di peggio. Ecco cos’è successo, il 4 marzo.

Il PD, sia pure con formule ibride, ha governato l’ultima legislatura; e, se dobbiamo essere obiettivi, non tutto è stato un disastro. Diciamo anzi che Minniti è stato un buon ministro degli Interni e di fatto degli Esteri, affrontando bene sia l’ordine pubblico sia la questione dei “migranti”.
Ma proprio questo esempio c’illumina sulle ragioni profonde della crisi del PD. Prima di Minniti, abbiamo assistito allo spettacolo assurdo di sbarchi a ondate di giovanottoni sanissimi che la tv nazionale (quella calabrese, poi… ) spacciavano per “donne e minori non accompagnati” o “disperati che fuggono eccetera”. Patetica contraddizione tra parole e immagini. Seguì una non meno ampia ondata di scandali, con arresti di benefattori professionisti, anche a scapito dei benefattori veri. Tardi Minniti e lo stesso Gentiloni gridarono al controllo, presidio delle coste libiche, truppe in Niger e “aiutiamoli a casa loro”: anzi, così facendo, hanno dimostrato quanto sbagliassero prima con l’immigrazionismo non solo incosciente ma dichiaratamente ideologizzato.

Se non bastava, ecco i fatti di Macerata, dove un matto sparò a caso, ma la cronaca mostrò una tranquilla città essere in mano a spacciatori di droga sospetti cannibali.
Infine, che nell’ultimo mese non sia sbarcato nessuno, e che anche da Altissimi Loci non si sia più parlato di migranti come prima a ogni piè sospinto, è stato un espediente puerile e fonte di battute di spirito.

La questione dei migranti, del resto, è stata sentita dall’opinione pubblica come uno dei frutti avvelenati dello stare in Europa, o almeno in questa Europa senz’anima e senza politica, e in mano a grigi e incapaci burocrati. La gente non ha dimenticato Dublino, di cui è colpevole anche Berlusconi: donde il successo della Lega a scapito di Forza Italia.
All’Europa attribuiamo tutti – con una certa esagerazione – la crisi che ci devasta dal 2007. Tutti ripetiamo che Prodi vendette la lira al folle prezzo di 1936,27 per euro; e lasciò, sorridendo, che in una notte 1000 lire divenissero un euro (1936,27) invece di 0,52 come dovevano. E tutto questo nella più tonta buona fede intellettuale da plurilaureato in economia: alla faccia della laurea!
Le entrate a gamba tesa di Juncker pro Gentiloni sono state irritanti, barzellette su di lui a parte.
Mettiamoci poi l’ideologia. Il PD è un’insalata non mista ma raffazzonata e ammucchiata di postcomunismo annacquato e di un cristianesimo ridotto a buonismo senza metafisica e senza morale; esempio, aver imbarcato la Bonino. Le gerarchie ecclesiastiche dovrebbero riflettere.

A sinistra l’ideologia conta, e dal XVIII secolo le sinistre si lacerano e dividono non sui fatti ma sulle parole: donde il fatto che sono andate al potere solo con la forza, tranne nel 1936 Blum in Francia, ma nel ’38 lo buttarono giù gli scioperi degli operai! Operai, non granduchi.
In Calabria, il PD ha la Regione; e, sempre per dire la verità, qualche tentativo Oliverio lo ha esperito, per arrestare il disastro lasciatogli dai suoi predecessori da Guarasci in poi. Ma erano pannicelli caldi sopra un corpo roso dalla cancrena: la Calabria è la prova della crisi profonda, che è demografica e sociale e spirituale prima che economica. Scarso o nullo ogni intervento in settori come turismo e cultura; e quel poco di cultura, è in mano al peggior politicamente corretto.

Del resto, il Meridione era del tutto abbandonato, non se ne parlava nemmeno, tranne funamboliche e miracolistiche promesse tipo Gioia Tauro e ZES varie: tutta roba già vista dai tempi del Centro siderurgico e dell’Isotta Fraschini.
I giovani meridionali, o giù fuori o in procinto di andarsene, hanno votato per il nuovo, non avendo nessunissima fiducia nel vecchio; anche a centrodestra, donde i voti della Lega.
Questa è l’analisi; e non ci avventuriamo nelle profezie intellettuali, destinate tutte a essere smentite.

Quanto ai vincitori, nemmeno loro tanto omogenei, c’è che la vittoria unisce, e vedremo. La sostanziale sconfitta di Berlusconi all’interno del cd è anche la sconfitta di quella fissazione del moderatismo e del tendere al centro, di quella eterna DC che per tre volte ha impedito ogni riforma. Abbiamo bisogno di interventi drastici sull’economia; e di una politica estera forte nei confronti del Mediterraneo e soprattutto dell’Europa; questa Europa di burocrati e tecnici, deve sparire.

Ulderico Nisticò

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