La paura, la religione e la politica


lucio-accioConnaturata all’essere umano, la paura nasce, vive e muore con l’uomo senza che egli abbia mai la possibilità di liberarsene. Pare che l’imperatore Caligola amasse particolarmente una frase del poeta drammatico latino, Lucio Accio: “Oderint dum metuant” (mi odino pure purché mi temano), che divenne subito proverbiale e fu spesso ripresa da Cicerone e Seneca. Ma il sentimento della paura è ancora più antico, essendo nato con l’uomo stesso, ed invano Aristotele la condannava ritenendola irrazionale; gli stoici la consideravano una passione di cui liberarsi, gli psicologi moderni sostengono che bisogna governarla, quindi neutralizzarla e renderla inoffensiva. Sradicare la paura dall’animo umano è impossibile se è vero che, qualche anno fa, i biologi hanno scoperto “il gene della paura”, ossia che essa fa parte della struttura cromosomica dell’uomo. Spulciando il vocabolario, troviamo almeno una ventina di parole che, con diverse sfumature ed iridescenze, “ispirano” paura, e senza contare il colto eppure obsoleto grecismo “fobia”, nelle sue numerose varianti d’idrofobia, claustrofobia, agorafobia, eccetera. La paura è dunque da millenni una componente della vita sociale, anzi il suo alimento che dai primordi ha spinto l’uomo a cercare d’organizzarsi, di darsi regole e misure nelle sue relazioni umane, a cercare forme di convivenza politica che garantissero la pace sociale e civile e allontanassero la paura. Senza di essa, l’uomo non avrebbe avuto alcun bisogno di cercare protezione, sicurezza e pace tramite forme politiche organizzate che le garantissero. Secondo Esiodo (“Le opere e i giorni”) nella mitica Età dell’oro, un indefinito e indefinibile tempo passato caratterizzato da prosperità e da assenza d’abusi, disuguaglianze e privilegi, gli uomini vivevano in pace, erano ammessi alla mensa degli Dei, erano liberi da ogni fatica e al riparo da ogni pericolo, nutriti dalla generosa terra che forniva spontaneamente tutto ciò di cui avevano bisogno. In quei tempi remotissimi, gli uomini non conoscevano la paura, non temevano gli animali selvaggi che pascolavano tranquilli, non incuteva loro angoscia il pensiero di una punizione divina, essendo in buoni rapporti con gli dei, almeno sino a quando Prometeo non rubò dall’Olimpo il fuoco sacro per donarlo agli uomini. Dopo quel giorno le cose per gli esseri umani cambiarono completamente, la paura s’insinuò nel loro cuore e divenne un male universale che condizionò la loro esistenza. Cominciarono ad aver paura di loro stessi, sacro terrore degli dei, grande timore della natura tutta che appariva matrigna e non più madre spontaneamente prodiga d’ogni bene. Gli uomini dovettero lavorare la terra, per avere frutti, dovettero pregare e immolare vittime agli dei offesi per non averli contro, dovettero imparare a difendersi l’uno dall’altro perché si affermò il principio dell’homo homini lupus. Fu, così, necessario che gli uomini si organizzassero in forme associative regolate da norme e leggi che tutelassero gli interessi della comunità; si cercarono forme politiche di governo che privilegiassero il popolo e non l’oligarchia, che garantissero un sistema di vita sociale democratico e liberale fondato sulla tolleranza politica, religiosa e culturale.
L’arbitrio, il caso, l’intolleranza, oggi sono molto diminuiti, e la possibilità di grossi conflitti mondiali è rara; di contro, dobbiamo affrontare il terrorismo globale di paesi intolleranti che mettono in discussione il nostro sistema di valori, per di più invadendo le nostre città con masse di persone che pretendono d’affermare le loro convinzioni religiose e civili a discapito delle nostre con attentati terroristici d’ogni tipo. Benché ormai da oltre due secoli la nostra vita non sia più tanto soggetta al caso e alla prepotenza dei pochi, grazie anche ad un sistema di sicurezza e protezione tecnologicamente avanzato, pur tuttavia proprio questi due ultimi secoli sono stati fonte di paure e precarietà mondiali (si pensi alle due guerre mondiali, agli stati canaglia, al terrorismo, all’Isis) che le nazioni occidentali hanno cercato di superare affermando e promuovendo sistemi politici ed economici liberi e democratici. Ma se oggi non c’è più il pericolo di conflitti mondiali, di crisi cubane, l’Occidente è minacciato dal terrorismo globale che ormai riguarda direttamente la nostra esistenza, il nostro stile di vita, il nostro sistema di valori basati sulla tolleranza e la democrazia. Dalla paura, dall’insicurezza dell’uomo e dalla sua debolezza, nasce, secondo Freud, l’idea di Dio, immaginato come un’Entità superiore e onnipotente, in grado di offrirgli conforto, coraggio, sicurezza, pace, salute, eccetera. Lo stesso Nietzsche sostiene che l’idea di Dio è solo frutto della debolezza dell’umanità che, timorosa di essere asservita dagli uomini forti, usa lo stratagemma dell’esistenza di Dio, del premio e della punizione divina, per seminare negli spiriti audaci la paura e i sensi di colpa. Secondo il filosofo della “morte di Dio”, dunque, gli uomini hanno questo forte, ancorché rovinoso, desiderio del cielo non per intima fede o convincimenti razionali ma esclusivamente per la paura di non riuscire a vincere il continuo divenire delle cose, a domare gli straordinari elementi della natura. Così l’umanità è sempre alla ricerca di un altro mondo, di un altro luogo dove imperi l’armonia e non le caotiche contraddizioni della realtà di questa terra, imprevedibili ma vere e soprattutto dure da affrontare senza un coraggio eccezionale che manca alla maggior parte degli uomini. A questo punto, tuttavia, occorre domandarci: conoscere l’origine dei concetti, in questo caso della paura e di Dio, corrisponde alla veridicità del suo contenuto? E’ importante conoscere com’è nata l’idea della paura e di Dio o sapere se ciò che è contenuto nell’idea di questi due concetti sia vero oppure falso? Francamente, non è semplice la risposta; ma se guardiamo al mirabile finalismo che manifesta continuamente il mondo e che difficilmente può trovare una spiegazione se non nell’esistenza di un Essere onnipotente e “finalizzatore”, forse dobbiamo concludere che importante è l’essere, l’esistenza del contenuto di quel concetto: ognuno di noi, poi, può trovare la causa o l’origine che più gli aggrada.

Adriano V. Pirillo


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