La strada e gli automobilisti

La 106 era, negli anni 1930, una strada rotabile di altissimo livello secondo i criteri del tempo, con ponti del più solido impianto, come ben si vede. Era però quello che doveva essere, secondaria rispetto al mezzo di trasporto normale di persone e merci, il treno. Nel frattempo, le merci viaggiano quasi solo su gomma, i treni sono rarissimi, e la strada, rimasta al 1930, deve sopportare un traffico almeno cento volte superiore a quello per cui era stata concepita; e attraversa decine di paesi che nel 1930 non c’erano; e cui nessun sindaco osò mai imporre un piano regolatore. Da questo, i frequenti incidenti.
Sì, però, cosa c’entra la strada, con quel mascalzone che in data 4 gennaio 2018, ore 10 circa, località Copanello, ha sorpassato in curva chiusa? E la Provvidenza volle ciò avvenisse mezzo minuto prima dell’arrivo di due giganteschi TIR. Se il delinquente avesse causato un incidente di tali proporzioni, sarebbe stata colpa sua, sua, della canaglia, e non della strada. E casi del genere ne vedo ogni giorno dovunque.

Se fosse successo l’incidente, ecco che i giornali avrebbero copiato l’articolo dell’anno scorso, e giù “La strada della morte”, mai aspettando le indagini per sapere se il caso triste si debba alla strada, a un guasto tecnico o a guida senza rispetto delle regole.

Torno all’esempio: c’è una strada con assoluto divieto di sorpasso, e con limite di velocità; lo sporco individuo ha violato tutte queste regole, e soprattutto la regola delle regole, che è il buon senso. Uno come questo imbecille causerebbe incidenti anche su un’autostrada a otto corsie in rettifilo!

Allora, se è vero che è ora, dopo 80 anni, di ammodernare la 106, è altrettanto e più vero che urgono queste operazioni:

– beccare il disgraziato di cui sopra, anche con l’ausilio di telecamere;
– multarlo fino alle stelle;
– levargli dalla patente un mare di punti, o la patente in toto;
– pubblicare la foto del reo su tutti i giornali e tv e social.

Colpirne uno per educarne cento.
E, ribadisco, prima di scrivere o dire qualcosa su incidenti e morti, aspettare di sapere se la colpa è della strada o dell’automobilista scemo e pazzo.

Ulderico Nisticò

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