La terza città della Calabria

La terza città della Calabria per abitanti non è Cosenza, né Crotone, né tanto meno Vibo, e non è nemmeno la consistente Lamezia; è quella che, ormai ufficialmente, nascerà da Rossano e Corigliano: quasi 80.000 persone. Dico terza per abitanti, ma soprattutto con un territorio vasto e ricco, e proiettato verso terre che, per essere del Sud, sono prospere: Lucania e Puglia. Ottima idea, questa conurbazione, e ben condotta.

Un territorio molto più piccolo e povero, il nostro, quello dal Corace all’Assi, è diviso in 28 Comuni, di cui solo pochissimi superano i 5.000 abitanti, e gli altri sono mezzo spopolati: 70.000 anime sulla carta, ammesso sia vero, cioè al netto di quelli che di fatto stanno a Milano o in Svizzera undici mesi e mezzo l’anno.

Sono tutti Comuni risalenti o al 1807 o al 1811, tranne Badolato, Satriano, Soverato, Squillace che c’erano prima; gli altri erano casali. Ciò sia detto per evitare richiami al re Italo, alla Magna Grecia, allo sbarco di Ulisse e altre favole.

Leggete con attenzione una mappa, e ne farete amare risate! Soverato, che conta un 8, 9.000 abitanti effettivi, ha un territorio di 7,5 kmq; paesi in via di abbandono hanno agri quattro o cinque volte più estesi. E i territori comunali s’intrecciano come vollero, nel 1807 o nel 1811, gli approfittatori improvvisatisi illuministi e filonapoleonici: così sulla strada per Gagliato insiste una casa che è di Petrizzi; e Gasperina va da Pilinga a Mannes, ma senza il mare. Eccetera. Provate a concepire un piano regolatore, in queste condizioni! E infatti il Golfo di Squillace è urbanisticamente una selva selvaggia.

I 28 Comuni sono anche 28 sindaci, consigli, apparati vari, costi, e continua minaccia di dissesto.
Insomma, ci sono ottimi motivi per cominciare a parlare di conurbazione anche qui da noi. Parlare non significa che, in campagna elettorale, qualche chiacchierone prometterà la Luna nel pozzo, ma formare un gruppo di lavoro con urbanisti, economisti, amministrati visti, geologi, storici, archeologi, esperti di turismo… tutti questi, genuini, non dilettanti e grecisti senza greco e storici senza storia; e anche geologi senza pietre!

Un gruppo che studi la realtà e le sue evidenti storture, e proponga se e cosa conurbare. Io farei: da Guardavalle a S. Andrea; da S. Sostene a Petrizzi; da Montepaone a Stalettì; da Chiaravalle a Palermiti; e la zona storica di Squillace. Farei, ma il tutto va sottoposto a serie analisi e ipotesi.
Quanto ai sindaci, tranquilli: non sta scritto da nessuna parte che il sindaco di un nuovo Comune venga dal più importante dei vecchi. Esempio, con la pochezza della classe amministrativa soveratese, meglio se viene dai conurbati.
Quanto ai nomi (al Calabrese, grand bébè, le parole paiono sempre molto importanti!!!), ce l’inventeremo come fecero a Locri, Vibo, Lamezia, Taurianova…

Riassunto: Comuni di grande estensione e numero adeguato di abitanti; un solo sindaco e un solo apparato per Comune, e notevoli risparmi; organizzazione del territorio secondo le vocazioni effettuali.

Ulderico Nisticò

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One thought on “La terza città della Calabria

  1. michele piccininno
    03/02/2018 at 9:41

    mi auguro che lo facciano da Roma. autonomamente o spontaneamente non avverrà mai, ci mancano le basi culturali e la buona fede. E non prendono in considerazione questa ipotesi nemmeno quando gli spieghi che nell’era attuale, in piena logica da spending review e di ristrettezze economiche, se non vi è bacino d’utenza non ci sono nemmeno servizi. ma a chi lo spieghi?