La tirannia dei buonisti politicamente corretti

 Il TgCalabria – un servizio pubblico, cioè di tutti – intervista, anzi mette in microfono in mano a tale Manoccio, incaricato di Oliverio per i “migranti”, il quale parla non come esprimesse un’opinione personale, ma come dicesse cosa ovvia e universalmente condivisa, e, implicitamente, esalta ogni possibile e impossibile immigrazionismo incontrollato. E, al massimo dell’assurdo giuridico, afferma che chi ottenga il “diritto d’asilo” diventa “cittadino”: una bufala pazzesca, da ignoranza del diritto costituzionale più semplice. Dove può arrivare il buonismo!

 Un servizio pubblico serio, subito dopo il pistolotto buonista del suddetto Manoccio, dovrebbe chiamare un qualsiasi oppositore, un antimmigrazionista, il quale, con argomenti, esprima un’opinione diversa e critica. Per esempio, io che direi? Direi che martedì scorso, trovandomi a Lamezia Nicastro, in un paio d’ore sono stato avvicinato da non meno una ventina di elemosinanti di varia provenienza straniera; se io avessi dato 0,50 € a testa, io sarei privo di 10 €, e a loro i miei spiccioli non gioverebbero. Se do ogni mese 10 €, e così fa ogni italiano, ogni mese raccoglieremmo 600 milioni di euro, 7 miliardi e rotti l’anno, con cui, se usati intelligentemente e onestamente, si possono aiutare tutti gli Africani a restare in Africa. Aiutarli a creare un’economia reale, quindi a lavorare, invece di bighellonare o campare di carità o essere sfruttati a Rosarno o peggio.

 Anche questa, ovvio, è un’opinione, e vale esattamente come quella di Manoccio; ma non vale di meno; né Manoccio, per aver mantenuto, quando era sindaco di un paesuccio, qualche forestiero, è un esperto di politica mondiale; anzi ha parlato con la faccia di uno che stento sa dove stia la Libia; e figuratevi lo Sri Lanka. Lo stesso per Lucano.

 La RAI nazionale dà spazio a un invasato che predica contro i vaccini, in base a certe idee campate in aria. Ci sono in giro altri politicamente corretti ancora più pericolosi dei buonisti di professione pro “migranti”, e sono i salutisti fanatici. I salutisti sono quelli che, leggendo che Tizio è morto, evento che prima o poi, spero poi, tocca a tutti, strillano che si muore; ignorando, o fingendo di ignorare, che ormai non muore più nessuno, e le case di riposo vanno alle stelle. E non si muore per effetto della medicina, mentre ancora fino a qualche decennio fa anche una bronchite era mortale. E quando c’era un’epidemia… la febbre spagnola del 1919 uccise in Europa più persone della guerra 1914-8! I salutisti sono pronti a morire pur di restare in salute, e di far morire i figli di malattie certe per evitare quelle fantasiose!

 Ebbene, bisogna chiamare un medico a fare da contraddittorio, se no la gente pensa che X abbia ragione per il solo fatto che lo hanno chiamato in tv.   

 Un ultimo esempio, le marce e fiaccolate antimafia. Io sono certissimo che esse non servano a combattere un bel nulla; anzi forniscono alla mafia un alibi sociologico; oltre a consentire indebite notorietà segue cena. È un’opinione, in privato condivisa da tantissimi, però in pubblico sono tutti alle fiaccolate. Un giornalismo serio darebbe spazio a tutte le opinioni.

 Concludiamo prevenendo qualche S. L. o altro pollo che si creda furbo. La mia ben nota trasmissione non ammettere alcun contradditorio. I motivi sono due:

– Motivo tecnico. Per mia volontà, la puntata dura circa 30 minuti; e non posso lasciarne 10 a chi li occuperebbe solo per spiegare che sarà breve.

– Motivo sostanziale. La trasmissione è solo mia, ed esprime le mie opinioni. Io non sono un servizio pubblico, e non ho alcun obbligo giuridico e morale. Il pubblico può solo cambiare canale: avvenimento che, a quanto pare, non si verifica. Un paio di volte è capitato che qualcuno scrivesse; ma erano, in genere, sproloqui in rozzo italiese, di cui al massimo ho potuto fare un rapido riassunto.

 Insomma, qualcuno mi aiuti a far capire alla RAI – servizio pubblico – che non può parteggiare per una qualsiasi opinione senza dar spazio alle altre: è scorretto, e illegale.

Ulderico Nisticò