La verità antica su Polsi e San Luca, e oggi

I miei sparuti lettori sanno quanto io detesti e derida l’antimafia da palcoscenico e segue cena; ma stavolta ho piena fiducia che al gesto simbolico di Salvini a San Luca seguiranno fatti concreti. Fatti concreti, in affari di mafia, significa due cose: arresti e condanne di mafiosi; interruzione dei traffici illeciti e confisca dei patrimoni.
Di San Luca e di Polsi, Salvini credo sappia solo che se ne dice in tutta Italia: la mafia. E anche i Calabresi ne sanno poco e niente, se non il generico vanto che vi nacque (e non minimamente visse) Corrado Alvaro.

San Luca, come Platì e altri piccoli centri, sono luoghi di poco rilievo, se non ospitassero delle cosche; cosche che per secoli erano della vecchia ndrangheta; poi fecero turpe carriera con i rapimenti, e investendo gli ignobili proventi nella droga. Tutto questo, dagli anni 1960 a oggi, mentre il sistema e i partiti e la massoneria “deviata” (???) lasciavano fare, con qualche raro intervento. In uno Stato serio, le cosche sarebbero scomparse in una settimana! E in una settimana possono scomparire, se si fa sul serio, come ho fiducia che avvenga.
Detto questo come osservatore della politica, ora parlo da storico; e, lasciando San Luca, conduco i lettori a Polsi.

Santa Maria di Popsi, detta poi Polsi, è un cenobio romeo (bizantino), attestato in età medioevale; e santuario della veneratissima Madonna della montagna. La Montagna è l’Aspromonte, l’alto massiccio che si erge tra Ionio e Tirreno.
Secondo Tucidide, lo abitavano i Siculi, ancora identitari nel V secolo a. C.; ed è perciò non improbabile che “aspro” non derivi dal latino “asper”, ma dal greco “aspros”, bianco, e a sua volta traduca un concetto che è sempre prossimo al popolo dei Siculi, quello di “albus”, come Alba Longa e tanti altri luoghi. Per ora si contenti il lettore.

Il santuario di Polsi è luogo di un mito generato da sincretismo tra culti pagani e cristianesimo. Il luogo era abitato dalla Sibilla, donna e maga di grande fascino. Nubile e non per questo casta, teneva, come “maistra”, una scuola di giovinette; una di queste “discipule” è Maria. Quando, da profetessa, sa che Maria e non lei sarà la Madre di Dio, le muove una guerra… e la fantasia popolare crea racconti anche eziologici: per esempio, come è stato inventato il pane.
Infine si arrende, rifugiandosi in una grotta: là attira dei maschi, ma nessuno ne è mai uscito. La grotta si trova sopra il santuario; e la processione della Madonna si volta bruscamente indietro, perché la Sibilla non la vede.
Il sincretismo di fede e reminiscenze pagane, del resto comune in tutto l’orbe cristiano, spiega come accada che alla religiosità pura s’intreccino riti meno controllati dalla Chiesa, come la processione esibizione di forza, lo scannaggio delle capre (evidente il rito del sangue), e, si dice, omicidi di particolare rilievo. Per capire tutto questo, bisogna riflettere sul concetto di “sacro”, che non è sempre sinonimo di “santo”, ma è molto ambiguo; come è ben noto nella lingua francese. E Dante, in Purg. XX, dice, con voluto equivoco, “le sacrate ossa”.

Tutto ciò è storia. Oggi la ndrangheta non sono più gli “andres agathòi” di un tempo, ma è un mucchio di criminali che distorce persino le sue tradizioni; e va stroncata con la massima decisione, senza tanti garantismi pelosi. Forza, Salvini!
La ndrangheta antica, quella che credeva sia alla Sibilla sia alla Madonna, è finita da un pezzo. I figli dei mafiosi sono andati a scuola, dove un professorino laureato con110/lode ha spiegato loro che non esistono né la Madonna né la Sibilla; e che la sola cosa che conta nella vita sono i soldi. Come insegnano Carlo Marx e seguaci. Insomma, hanno tolto loro i miti senza mettere al loro posto delle verità. Il figlio del mafioso non scanna la capra, anzi è animalista e magari vegano; non uccide, ma paga profumatamente, in soldi e in voti; e, a forza di spacciare droga agli altri, si droga anche lui, e trova un radical chic a sostenerlo ideologicamente… e un giudice che lo assolva.

La storia è zeppa di questi casi: le tribù di barbari (leggete il Vico: è una parola nobile) si assimilano alla civiltà, con tutti i suoi pregi e tanti difetti; i samurai diventano ufficiali, poi dirigenti d’industria; gli zingari smettono di battere ferro e allevare cavalli, e degenerano in rom accattoni. La ndrangheta che non crede più alla Sibilla, deve solo finire in gattabuia.
Forza, Salvini!

Ulderico Nisticò

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One thought on “La verità antica su Polsi e San Luca, e oggi

  1. giuseppe degennaro
    15/08/2018 at 22:35

    La leggo sempre con piacere ed interesse.
    Ed imparo sempre qualcosa.
    grazie.