Ladri in Calabria e mafiosi stipendiati

Ci sono ladri anche in Alaska e in Papuasia e a Roma, ma sono affaracci loro; io piango i miei guai, in una Calabria che è l’ultima d’Italia e terzultima dell’intera Europa per ogni indicatore positivo; e, per dare una mano, ci si mettono anche i ladri.
La sanità, in Calabria, è un tumore che si mangia l’80% delle risorse regionali; ebbene, a parte tutte le storture ben note, ora sappiamo che:

– L’elisoccorso, con la complicità di una banda di milanesi, è un furto di 100.000.000 €; diversi dirigenti e medici sono stati arrestati, e spero (“si es culpable”, ovvio) gettino via la chiave;
– A Reggio ai mafiosi latitanti, o in galera, passavano regolari stipendi.

Il primo caso, vedremo gli esiti delle indagini. Ora parliamo del secondo, che mi pare più chiaro.

Prendiamo il signor Pinco de Pallinis, di professione infermiere, però o in galera o latitante. Pinco, come tutti, è innocente fino a sentenza definitiva; sentenza che a volte, come nel caso di Marcianò, è intervenuta. Ma torniamo a Pinco, che è latitante o in gattabuia. Come latitante o come carcerato, non può essere così ubiquitario da trovarsi anche sul posto di lavoro, salvo improbabili miracoli. Ebbene, come va che nessuno si sia accorto della sua assenza un giorno, due giorni, quattro giorni, otto giorni, sedici giorni e così via? Nessuno ha chiesto se Pinco fosse malato o morto? E invece era o al gabbio o in latitanza. Nessuno ha preteso una giustifica dell’assenza? Nessuno ha mandato una visita fiscale? E la Regione Calabria, ha mai dato un’occhiatina?

Chi, nessuno? Semplice: il caposala dell’infermiere Pinco; il direttore sanitario, cui mancava l’infermiere Pinco; il settore amministrativo; l’assessorato; il commissario… eccetera. Nessuno di questi signori ha trovato da ridire che un assente arbitrario risultasse presente?

Presente, dove? La notizia è relativa a Reggio, ma l’attuale ASP di Reggio risulta dalla fusione con Locri e, mi pare, con Palmi; ebbene, scusate, i già direttori sanitari di Locri e di Palmi non hanno niente da dire? O si dichiarano estranei? O lo sono davvero?

Come si chiamava una volta il direttore, anzi la direttrice sanitaria di Locri? Mi sfugge, in questo momento: aiutatemi a ricordare. Esiste una cosa che si chiama “culpa in vigilando”.
Insomma, i latitanti o ammanettati beccavano indebitamente un pacco di soldi; ma qualcuno glieli ha passati; qualcuno non ha controllato.

Quelli che non hanno controllato, e che sono gravemente e personalmente responsabili, non sono il tipo umano caro agli antimafia segue cena: quello di San Luca, quello analfabeta… no, sono tutti di buona famiglia e laureati; non mangiano la capra, non sparano… rubano e lasciano rubare.
Ai miei occhi, sono mille volte più colpevoli del disgraziatissimo picciotto di estrazione incerta e scarsa scolarizzazione.

Insomma, la corruzione calabrese non abita sull’Aspromonte, ma in eleganti (beh, pacchiani) appartamenti e in (altrettanto pacchiani) salotti bene con parecchie b: “bbbene”; ed è costituita da laureati con 110 e lode.

Ulderico Nisticò

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