Lamezia Terme – Paolo Mascaro presenta ricorso in autotutela

“Nell’istanza in autotutela inviata il 12 gennaio ho smontato punto per punto la relazione della commissione d’accesso, che è contrassegnata da falsi ideologici e obbrobri giuridici. Invito il ministro Minniti, che probabilmente sarà candidato in Calabria, ad avere un confronto pubblico sul provvedimento di scioglimento, moderato da giornalisti da lui indicati. Dimostrerò anche in quella sede la non veridicità di quanto riportato negli atti”. Ad affermarlo è l’ex sindaco Paolo Mascaro che al Quotidiano del Sud spiega alcuni degli errori più “marchiani” contenuti nella relazione.
Si parla di falso perbenismo di un comune che, da un lato difende i mafiosi, dall’altro si costituisce parte civile.
E’ sconcertante come organi dello Stato possano scrivere affermazioni così inveritiere. Nel dire che il Sindaco, nel mentre il comune era costituito parte civile, ha difeso tre imputati per gran parte del processo abbreviato di appello Perseo, si afferma un clamoroso falso che ho subito rappresentato nel mio ricorso; ovvio che in uno Stato di diritto mi aspetto, ora, che vi sia un intervento che spieghi perché si è scritto il falso. Il vicesindaco ha chiarito, a suo tempo in un comunicato, che il giorno nel quale doveva fare la rinuncia al mandato (perché quel giorno il comune si costituiva parte civile), non l’ha potuto fare perché quello stesso giorno il suo assistito aveva inviato in cancelleria una procura speciale per la richiesta del giudizio abbreviato; perciò lui non poteva deontologicamente rinunciare al mandato. L’ha fatto, però, il giorno dopo. Per quanto mi riguarda, non ho fatto parte quale difensore del processo d’appello abbreviato Perseo e la falsità delle dichiarazioni è reiterata anche quando si dice che i tre soggetti che erano stati da me difesi in detto processo di appello sarebbero stati successivamente difesi da mio cognato, che invece 2 di questi non li ha mai difesi ed il terzo lo difendeva già dal 2014 quando era stato attinto da misura cautelare. La verità è che è stata mandata a casa un’amministrazione che stava contrastando con fatti concreti la criminalità organizzata. Bisogna, quindi, seriamente riflettere sul perché alcuni apparati dello stato hanno macroscopicamente deviato nell’esercizio delle loro funzioni. Comunque, su face-book ho scritto 9 capitoli su questo aspetto: ovviamente, nessuno ha contestato ciò che ho scritto.

Per quanto riguarda i beni confiscati?
Si scrive che il Comune non avrebbe considerato la moralità dei soci del soggetto aggiudicatario del bene confiscato. Ma, così dicendo, dimostrano di ignorare che nel 1991 il legislatore ha istituito le cooperative sociali di tipo B proprio per il recupero di alcuni cittadini che avevano preso strade sbagliate e che il Codice Antimafia prevede all’art. 48 la possibilità di assegnare loro beni confiscati. Le cooperative sociali di tipo B, per definizione e per obbligo di legge, debbono avere almeno il 30% dei soci e dei lavoratori appartenenti alle categorie svantaggiate, ad esempio ex tossicodipendenti o ex detenuti.

Si parla di diffusa “mala gestio”
Si, però poi non si riesce a contestare la legittimità di una sola delibera di giunta, di una sola delibera di consiglio, di una sola assunzione, di un solo contributo economico, di una sola licenza commerciale, di un solo permesso di costruire, di una sola variante allo strumento urbanistico, di una sola pratica del SUAP. Se con riferimento a queste 8 grandi tematiche non contesti la legittimità di un solo atto, non puoi mandare a casa un’amministrazione. Faccio una domanda: è mai avvenuto in un decreto di scioglimento che per questi 8 aspetti non vi sia stata una sola contestazione? Io conosco già la risposta.

Si contesta, però, la legittimità di molte determine adottate dalla dirigenza comunale
Hanno scritto degli obbrobri giuridici nel contestare la legittimità degli atti dirigenziali. Per esempio, in riferimento all’appalto mensa scolastica si contesta che vi sia stata modifica dei componenti la Commissione di gara; purtroppo, ignorano la differenza tra il seggio di gara o commissione di gara e la commissione giudicatrice o commissione tecnica, di cui all’art 77 del codice dei contratti. In realtà, i componenti della commissione non sono mai mutati, ma si è fatta semplicemente confusione tra il seggio di gara e la commissione tecnica. Però, attenzione, nei giorni scorsi è stata indetta, con determina n. 12 del 15/01/18, una gara per l’informatica e nel relativo bando si afferma (correttamente) che la valutazione dell’offerta tecnica è demandata ad una Commissione Giudicatrice nominata dal responsabile della CUC. Stanno, quindi, facendo il bando dell’informatica nello stesso modo in cui durante la mia amministrazione è stato fatto il bando mensa scolastica con la differenza che nei miei riguardi tale procedura è stata utilizzata per mandarmi a casa e calpestare la volontà del popolo.

Ma i dirigenti non erano gli stessi dell’amministrazione Speranza?
Durante il mio mandato ne ho avuti solo 4, che c’erano pure in precedenza; l’amministrazione Speranza aveva lavorato con 12 dirigenti ed io ho dovuto fare i salti mortali per andare avanti. Ovviamente i dirigenti che hanno lavorato con me sono gli stessi che sono oggi con i commissari. I dirigenti non li porta il sindaco che può fare solo le nomine di alcuni dirigenti a tempo determinato ex art. 110 TUEL. La precedente amministrazione lo ha potuto fare liberamente ed anche con abbondanza; io non l’ho potuto fare perché ho ereditato un comune in predissesto ed ho potuto avere solo quei dirigenti che erano già in servizio a tempo indeterminato.

Perché allora il comune è stato sciolto?
Non certo per infiltrazioni o condizionamenti e non certo per i presupposti di cui all’art. 143 TUEL. Io la mia idea ce l’ho, chiarissima. Ma non posso scriverla. Sarà la storia un giorno a certificare il perché quest’amministrazione è stata mandata a casa, sarà la storia un giorno a spiegare perché è stata massacrata la democrazia ed è stata massacrata Lamezia.
Come mai non si è dimesso dopo l’operazione Crisalide?
Personalmente non mi sarei mai dimesso in quanto ben consapevole dell’inesistenza di ogni condizionamento o infiltrazione e sapendo anzi che la criminalità ed il malaffare erano da noi contrastati ogni giorno con coraggio. In ogni caso, le eventuali dimissioni non avrebbero mai potuto impedire l’iter della procedura, con l’aggravante che avverso l’eventuale scioglimento non si sarebbero potuti espletare gli opportuni rimedi giurisdizionali, per il ripristino di quella democrazia, oggi ingiustamente e pesantemente calpestata.

Antonella Mongiardo

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