Le età della vita e il meridionale preadolescente

 Voglio regalare ai lettori una curiosa riflessione con cui, quattro ore fa, mi sono svegliato. Se confrontiamo i popoli con le età della vita, diciamo, grosso modo:

  • I Sudamericani sono dei bambini simpatici e capricciosi;
  • Gli Africani sono dei vecchi incapaci di neotenia;
  • Gli Inglesi sono (o furono) dei quarantenni affermati e tranquilli;
  • I Francesi, dei trentenni in attesa di un avvenire che non arriverà, ma loro ci credono;
  • I Tedeschi sono dei ventenni pronti a qualsiasi avventura;
  • I Meridionali sono degli eterni preadolescenti che vagano qua e là malinconici e beati.

 Attenti, ho scritto preadolescenti, quei tredicenni maschi (per le ragazze, è un altro pianeta) molto intelligenti, molto bravi a scuola, molto speranzosi di successo, che però sono tanto, tanto immaturi; e, per fare un esempio da cui siamo incappati tutti almeno una volta a quell’età, s’innamorano della compagna di banco dolce e graziosa, la quale però la sera s’imbosca con un ventenne analfabeta e, diciamo così, spiccio di modi. La mattina dopo si confida… con chi? Avete indovinato: con il compagnuccio tanto affettuoso e carino. A sedici anni massimo, il preadolescente è già adolescente e quasi giovanotto, e spero per lui che ci sappia fare un po’ meglio; e non solo con le ragazze.

 E invece il Meridionale resta preadolescente a vita continua, fino al trapasso. E, come è proprio dei tredicenni, sogna; e siccome è bravo a scuola, i suoi sogni prendono forma di filosofia e di poesia; e siccome ai tredicenni si perdona tutto, anche le rime in –are, da adulto scrive poesie di grande sentimento e pessima forma, ignorando che la letteratura non è cosa sente uno, ma come lo esprime! Anche perché il professore, a scuola, essendo preadolescente anche lui, non glielo ha mai rivelato.

 In politica, il preadolescente, quando non vota per chi gli fa un favore, insegue utopie e scorciatoie. Esempio, il porto di Gioia Tauro, che in quanto porto è allo sfascio, ma in quanto sogno sarà la causa diretta del progresso mondiale. O l’Acquario di Soverato, che doveva fare concorrenza a Genova, e fu l’unico della storia in cui i pesci morirono affogati.

 Se studia… beh, leggicchia la storia, il preadolescente meridionale vi cerca o malinconie o felicità, tralasciando il duro e freddo vero. Scarso di esperienza del mondo, “fa sé regola dell’universo”, e ignora, per esempio, che la Calabria ebbe sì dei terremoti, ma anche il Giappone e la California non scherzano; e pensa sul serio che il feudalesimo c’era solo in Calabria, non sapendo che in Gran Bretagna c’è tuttora! Eccetera.

 Questo per la storia generale; ma il vero problema è la storia personale. Tutti i preadolescenti meridionali hanno almeno un nonno barone che si giocò tutto con le donne e le carte (segue sconcia risata!), e una mamma malata: se no, partirebbero subito per un viaggio intorno al mondo, o si arruolerebbero nella Legione Straniera. Risultato, s’impiegano sotto casa.

 Insomma, sarebbe ora che i Meridionali uscissero da questa età poco più che infantile, e cominciassero a capire che:

  • Le ragazze non si contemplano ma si sposano (o surrogati);
  • La politica non è parole ma fatti;
  • Non è vero che il nonno fu barone;
  • Non è vero che il Meridione è la terra più bella del mondo e sarà presto ricchissima;
  • La mamma sta benissimo;

Insomma, ora crescere.

Ulderico Nisticò

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