Le grandi opere

 È stato calcolato che i Romani tracciarono circa 100.000 km. di strade; e non parliamo di acquedotti, colossei, stadi, terme, mura… I Cinesi fecero la Grande Muraglia, che li salvò per secoli. Eccetera. Ognuna di queste opere ebbe costi non solo in denaro, ma in vite umane; e ognuna modificò in qualche modo la geografia, la sociologia, l’economia, la mentalità, la civiltà…

 Veniamo ai moderni. Nel 1876 venne completata la ferrovia Bari – Reggio. Provate a immaginare cosa fosse la costa ionica prima, e cosa divenne dopo. Ho scritto un dettagliato articolo sulla Radice di Badolato, la bella rivista di Vincenzo Squillacioti.

 Alle porte di Roma, dilagava la palude, quando il governo fascista attuò, in pochissimo tempo, la bonifica integrale; lo stesso per altri luoghi, tra cui la pianura di S. Eufemia, etc.

 Per bonificare, bisognò cambiare del tutto l’ambiente, che da selvaggio divenne antropizzato.

 E potremmo continuare per cento pagine.

 Ovvio che ogni modificazione della natura comporti conseguenze non necessariamente tutte positive; e, soprattutto, non tutte prevedibili.

 Si scontrano perciò due tesi: evitare i rischi; accettare i rischi in cambio dei vantaggi. Oggi, sabato 11 gennaio, decine di sindaci e altri del Piemonte manifestano per la TAV; mentre, sappiamo, alcune minoranze attive sono contro la TAV.

 Siccome bisogna scegliere, ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Per quanto mi riguarda, io sono per il più audace modernismo reazionario, per ogni tecnologia, per ogni progresso. Del resto, anche quelli che sono contrari al progresso e lo scrivono, lo scrivono al computer, e con la luce elettrica. Non ho mai visto nessuno scrivere sui papiri o incidere sulla pietra! Non ho mai visto nessun ecologista camminare a piedi invece che in automobile. Eccetera.

 La Calabria, per esempio, avrebbe bisogno di grandi, grandissime opere: il ponte sullo Stretto; la 106 ionica; la mia amata Trasversale delle Serre; l’ammodernamento delle ferrovie; la pulizia di fiumi e canali… eccetera.

 E se si insinua la ndrangheta? Bene: si trova un prefetto di ferro, un Cesare Mori, che in quattro e quattr’otto arresti i delinquenti, a cominciare da eventuali compiacenti banche. E gli attentati? Beh, si mettono guardie con gli stessi ordini della caserma: Altolà o sparo… Ma non è che non faccio i lavori perché c’è la mafia.

 Comunque, il peggio non è la mafia, sono le tangenti dei politicanti e dei burocrati. Se la strada nuova è caduta a Germaneto, non fu perché il progettista era un analfabeta di San Luca.

 E nemmeno accetto di evitare i lavori se no qualcuno si fa male. Sarebbe come dire che, per evitare pericoli, non vado in bici, non cammino, non mangio, non bevo, non… (siamo in fascia protetta): ne conosco di accaniti salutisti che sono morti lo stesso di tumore!

 Sì, io sono senza discussioni per le grandi opere. Corollario: le grandi opere richiedono grandi soldi, e li mettono in circolazione; e richiedono lavoro. Lavoro, non “posto”.

Ulderico Nisticò