Lebbra populista

Banale osservare che Macron è tragicamente ridicolo, se la polizia francese presidia Ventimiglia (una donna incinta è morta senza cure!), fa irruzione in territorio italiano, e, per conto di Londra, blocca Calais. Ipocrita Francia: se l’Italia o l’Ungheria o la Polonia difendono le frontiere, sono “lebbra populista”; se lo fa la Francia, tutto bene?

La verità è che l’Europa sulla questione dell’immigrazione paga la sua debolezza di fondo, che è di natura politica. Se “natura delle cose è il loro nascimento”, insegna il Vico, un’Europa nata all’insegna dei soldi, e solo dei soldi, può magari arrangiarsi a risolvere, e alla peggio, questioni di soldi, ma non alcuna questione politica.
E cosa c’è di più squisitamente politico di un fenomeno di immigrazione di centinaia di migliaia o milioni di persone? Fenomeno di massa, e non, come vuole una certa vulgata immigrazionista, una somma di singoli pietosi casi. Un caso, infatti, è un caso; mille casi, sono un problema; un milione di casi, è un’invasione, e non solo numerica, ma culturale e religiosa. L’Ungheria conta otto milioni di anime; mezzo milione di stranieri, e non è più, dopo mille anni dai tempi di re santo Stefano, l’Ungheria. Non c’è il minimo motivo per cui l’Ungheria smetta di essere l’Ungheria, la Polonia la Polonia, l’Italia smetta di essere l’Italia per diventare altro.

L’integrazione è palesemente un fallimento. Gli stranieri, che sono sempre venuti, vanno assimilati, se mai, e dopo un paio di generazioni non ricordano più che uno dei sedici bisnonni veniva dall’Africa o dalla Luna. Del resto, gli Ungheresi vennero dall’Asia, e sono oggi molto più europei di tanti altri. Napoleone, il francese per eccellenza, era un corso di famiglia toscana.

Ma gli immigrati non vogliono assimilarsi, se non raramente. Che la soluzione sia in Africa e non in Europa, è di tale evidenza che ormai non lo nega nessuno, a parte qualche comodo utopista dal calduccio di casa sua. L’Europa deve dunque intervenire per consentire agli Africani di restare in Africa.
E, soprattutto, di restare africani, secondo la loro identità culturale ed economica, e non venire a poltrire di noia sulle panchine, cellulare in mano; o, in alternativa, farsi trattare da schiavi a Gioia Tauro. Schiavi, si fa per dire: quelli di Via col vento stavano molto meglio.
Aggiungiamo poi i frequenti scandali tipo Isola CR, e le ambigue navi ONG; e tutti gli affari leciti e illeciti che ruotano attorno all’accoglienza, e che avvalorano i più palesi sospetti.

Riflessione politica finale. L’Italia “poulista” fa la voce grossa di fronte all’Europa carolingia oggi rappresentata da Merkel e Macron e dai burocrati di Bruxelles. Fa bene comunque, magari discutendo caso per caso i problemi, ma non più con l’atteggiamento remissivo e da parenti poveri.
Ovvio che Macron, intriso di spirito gallico, se ne risenta, e ricorre a ingiurie da bettola. La Merkel, più intelligente, si sta adeguando.

Il Governo Conte sta iniziando con i migranti, per giungere, credo, alle grandi questioni economiche e politiche. Restiamo in fiduciosa attesa.

Ulderico Nisticò

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