Lettere per stupire il mondo n. 2. Capitolo 1. Una ministra per la solitudine a Londra

Caro Tito,come accennato, nell’àmbito dell’dea di “Stupire il mondo – n. 1 – Placare tutto il dolore del mondo” avrei dovuto dedicare questa seconda lettera al “Progetto Eden Sahara: ridurre i deserti” … ma, giovedì 18 gennaio, proprio mentre mi accingevo ad iniziarne la scrittura, ho ascoltato dal mio canale televisivo preferito “Rai News 24” (flusso continuo di notizie ed approfondimenti dall’Italia e da ogni parte del mondo) l’impressionante e (insieme) buona notizia secondo cui il Governo del Regno Unito – UK (ossia della comunemente detta Gran Bretagna o Inghilterra) ha appena istituito addirittura un vero e proprio “Ministero per la solitudine” poiché urge fronteggiare un allarmante problema nazionale di vaste dimensioni sociali e intergenerazionali.

Per stare in questa importante e sconcertante attualità, mi trovo così costretto a dare precedenza a tale tematica, rimandando ad altra lettera l’annunciato “Progetto Eden” dedicato alla riduzione dei deserti fisici e climatici per dare spazio, adesso, ad un altro tipo di “deserto” … quello sociale … forse più emergenziale di quelli che piano piano stanno divorando silenziosamente i continenti, nel grave vortice dei disastrosi cambiamenti climatici dovuti principalmente alle nostre irrazionali follie!

Nella precedente lettera n. 1 di venerdì 12 gennaio 2018, avviandomi verso la conclusione, ho presentato i risultati orientativi ma veri ed allarmanti di un mio sondaggio (sintesi di altri sondaggi nazionali e globali, di mie domande dirette e di pareri di esperti) sui 7 temi/problemi più urgenti del mondo contemporaneo. Ebbene, sebbene siano problemi interconnessi e trasversali, al primo posto figura L’AMORE, al secondo IL CLIMA E L’AMBIENTE, al terzo LE PAURE, al quarto la POVERTA’, al sesto IL LAVORO (specialmente come carenza o precariato) e al settimo LA MANCANZA DI FEDE E DI IDEALI.

Tutte queste situazioni sono sintetizzate in tali 7 categorie omogenee, però alla base di tutte c’è la paura della solitudine individuale o sociale (specialmente per gli anziani, i disabili e altre persone deboli, in particolare quelli che abitano nelle metropoli e nelle città). Tutto ciò è ovviamente dovuto anche alla troppo diffusa mancanza d’amore, all’indebolimento dello Stato sociale, alla disgregazione della famiglia e via dicendo. Viviamo in un’epoca “sgretolata” da cui forse forse nascerà un’epoca nuova, non sappiamo ancora se migliore. Ma ritengo che non ci stancheremo di lavorare per un “mondo veramente migliore”!!!

UN MINISTERO PER LA SOLITUDINE

tracey-crouch-ministro-per-la-solitudine-regno-unito-2018Nemmeno a farlo apposta (dopo qualche giorno da quel 12 gennaio) tra mercoledì 17 e giovedì 18, tutti i giornali (cartacei, tv e web) hanno riportato la notizia lanciata dal n. 10 di Downing Street a Londra (sede del Governo) secondo cui la prima ministra britannica Theresa May ha nominato la signora Tracey Crouch (deputata conservatrice, già ministra per lo Sport e la Società civile) “Ministro per la solitudine” (Minister for Loneliness) una figura governativa prototipo non soltanto del tutto nuova ma anche concettualmente “innovativa”. Una notizia tanto sensazionale quanto preoccupante. Le solitudini, le emarginazioni e le depressioni, quindi, come “grave problema nazionale” e, addirittura, come “emergenza di salute pubblica”.

Nel dare l’annuncio, la premier May ha fatto esplicito riferimento alla parlamentare laburista Jo Cox (uccisa per motivi politici da un fanatico xenofobo nel giugno 2016, alla vigilia del Referendum del SI o NO alla Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea). In nome e in onore della Cox era stata creata una speciale Commissione governativa per studiare questioni legate alla solitudine umana o all’isolamento sociale, di cui sembrano soffrire (per vari motivi) ben 9 milioni (su 66) di sudditi di Sua Maestà Elisabetta II. Inoltre altri due milioni di persone abitano da sole e almeno 200 mila anziani trascorrono intere settimane senza mai parlare con nessuno. Una vera e propria atroce e dilagante “epidemia”!

solitudine“Jo Cox – ha detto, tra l’altro, la May – aveva riconosciuto la portata della solitudine in tutto il Paese e aveva dedicato se stessa a fare tutto il possibile per aiutare coloro che ne soffrivano … Per troppe persone la solitudine è la triste realtà delle vita moderna …. E noi intendiamo affrontare questa sfida per la nostra società”. Le autorità sanitarie d’Oltre Manica ritengono che la solitudine abbia un “impatto devastante” non soltanto sulla salute mentale, ma anche per il rischio di una morte prematura oppure per il multi-fenomeno delle illegalità e della piccola e grande criminalità.

Brendan Cox (vedovo di Jo, la parlamentare assassinata) ha commentato: “Una delle terribili conseguenze di aver perso mia moglie è sapere che avrebbe reso il mondo un posto migliore. Ma, come dico sempre ai nostri figli, ecco la prova che, anche se la mamma non c’è più, le battaglie sociali che ha combattuto riescono ancora a produrre effetto”. E, dico io, pure “affetto” e stima! Una preziosa eredità, comunque!

I DESERTI UMANI E SOCIALI

Ed è un grande paradosso … più siamo globalizzati e più c’è solitudine ed emarginazione … più siamo interconnessi con i multi-media e i social-media e più c’è isolamento e sofferenza. Dunque, c’è qualcosa che non va in questa nostra società dell’apparente benessere. Siamo perciò una società fondamentalmente infelice e insoddisfatta, pure perché afflitta da diseguaglianze, ingiustizie, disamori, inganni e tradimenti.

Il Regno Unito stupirebbe davvero il mondo (come tante volte ha fatto) se riuscisse ad arginare al massimo possibile la solitudine e il malessere dei suoi cittadini!… E altrettanto stupirebbero tutti gli altri Stati del mondo, dal momento che la solitudine (come senso di insicurezza, di povertà, di mancanza di amore o di vera famiglia ecc.) attanaglia miliardi di persone in questo nostro pianeta malato e malamente globalizzato.

E, proprio adesso che mi dovrei accingere ad illustrare il “Progetto Eden Sahara: ridurre i deserti” (come uno dei maggiori temi per salvare e stupire il mondo), ripenso al fatto che (come ho tante volte segnalato) esistono ben altri e più gravi “deserti” che fanno soffrire o addirittura uccidono numerosissime persone. Sono i deserti delle solitudini e di tutto ciò che rende insicuro o in pericolo le singole persone, le piccole comunità così come le grandi città e le metropoli. Anzi, l’intera Umanità è in balia di ogni genere di violenze, palesi ed occulte, di ricatti e di paure, di solitudini in questo vagante universo intergalattico.

IL SUD ITALIA

E’ però doveroso segnalare anche lo stato di prostrazione umana e sociale in cui versa gran parte del popolo meridionale, in casa Italia, pur tenendo conto non soltanto del Regno Unito ma di tutte le realtà ancora più dolorose ed allarmanti che esistono oggi nel nostro pianeta.

Pensa, caro Tito, che il prof. Gualtiero Ricciardi (nella sua qualità di Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) ha elencato dati particolarmente allarmanti sulla situazione socio-sanitaria delle regioni meridionali italiane dal 2001 a questa parte, dopo la riforma del Titolo Quinto della nostra Costituzione repubblicana che affida alle singole regioni la gestione della Salute pubblica (legge costituzionale n. 3/18 ottobre 2001).

Tra i dati più raccapriccianti che il prof. Ricciardi ha elencato al giornalista Riccardo Iacona (autore e conduttore della trasmissione televisiva di approfondimento sociale “Presa diretta” andata in onda su RAI Tre lunedì scorso 22 gennaio 2018 in prima serata), uno in particolare grida ad un vero e proprio “assassinio programmato”. In pratica, dal 2001 (dopo la riforma dell’articolo quinto) nel Sud Italia c’è un’aspettativa di vita di ben 8 anni in meno rispetto al Nord del Paese … mentre le condizioni generali delle regioni meridionali sono arretrate notevolmente rispetto a prima della riforma su tutti i fronti sociali e produttivi.

Di chi è la colpa o la responsabilità di tale indegno stato di cose?… Della Legge o della corruzione?… Dell’incompetenza nella gestione o dello spreco delle risorse?… In un modo o nell’altro, ritengo che si stia realizzando un’altra spoliazione, umiliazione e depressione del Sud Italia proprio come dopo il 1860. Eppure, l’articolo 32 della Costituzione ancora tuona forte e chiaro “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti …”.

UMANIZZARE IL MONDO

umanizziamo-ci-rivista-asl-isernia-2016-copertinaCaro Tito, l’11 febbraio 2015 hai pubblicato la mia “Lettera a Tito n. 104” in cui ti dicevo della bella rivista trimestrale “UMANIZZIAMO … CI” curata (dal marzo 1999) dall’URP della ASL di Isernia (responsabile, dottoressa Rita Viscovo) in collaborazione con l’AVO (tra i principali animatori redazionali i nostri ottimi corregionali, il dottore Domenico Barbaro nativo di Platì RC, e la professoressa Graziella Iannuzzi nativa di Paola CS). Tale rivista si occupa e si preoccupa dell’umanizzazione personale e sociale, specie in àmbito ospedaliero, ma, indirettamente, anche della salute e della solidarietà dentro le case e nel territorio.

Dunque, a ben vedere, c’è proprio tanto bisogno di “umanizzare il mondo” dal momento che forse il nostro pianeta non è mai uscito dalla barbarie storica delle ingiustizie, delle violenze e delle guerre, ma anzi sempre più spesso usa il cosiddetto “progresso” scientifico e industriale non per il benessere delle persone e dei popoli, bensì per ulteriori predominii e divisioni sociali, per sofferenze sempre più inaudite e diffuse. Pure per tale motivo esortavo, nella precedente lettera n. 1 che, in modo prioritario, urge “placare tutto il dolore del mondo”! Una grande sfida! Forse la più grande di tutte le sfide umane e planetarie!

LE SFIDE

theresa-may-davanti-al-n-10-downing-street-londra-2017Infatti, “Stupire il mondo” significa (tra tanto altro) affrontare e cercare di vincere le “sfide” che abbiamo davanti per “riequilibrare i popoli e le nazioni, le società, i territori” e tutto ciò che c’è da bonificare (rendere al bene) dentro e fuori di noi stessi. Sono assai lieto che il capo del governo britannico Theresa May abbia usato l’espressione “sfida” riguardo la necessità e l’urgenza di combattere le solitudini (“… noi intendiamo affrontare questa sfida per la nostra società” ha detto). Perché sì, di vere e proprie sfide si tratta! … E l’essere umano è costituzionalmente portato ad affrontare e vincere le sfide, per sopravvivere e per dimostrare a se stesso che può vincerle quando si presenta unito e tenace assieme a tanti altri esseri umani. E ciò è Amore!

AMORE SOCIALE PRIMA SFIDA

amore-e-servizioNessuna sfida (piccola o grande) può essere vinta se non si nutre Amore per ciò che deve essere salvato. Non a caso, il primo elemento del sondaggio (evidenziato nella precedente “lettera per stupire il mondo”) è proprio l’Amore, coniugato in tutte le sue molteplici sfumature. In particolare l’Amore che si trasforma in “motivazione” così forte da superare un’infinità di ostacoli. Perciò, l’Amore è la prima sfida, per poter affrontare e risolvere in bene tutte le altre fondamentali sfide!

AMORE ed ECONOMIA

Piano piano, le persone (fuori e dentro le istituzioni) si stanno convincendo che non si può vivere soltanto di “economia” o di “finanza”. Entrambe le componenti hanno prodotto, nella storia umana e specialmente di recente (con la dolorosa crisi globale degli ultimi 12 anni), tante di quei disastri da mettere in pericolo interi popoli e nazioni. E ancora adesso, nel 2018, numerosi Stati non riescono nemmeno a risollevarsi. Mi sembra opportuno, anche filosoficamente e politicamente, citare l’antichissimo e precedente concetto fatto proprio ed enfatizzato da Gesù di Nazareth “Non si può servire Dio e Mammona”. La sfida è, quindi, cercare e trovare il giusto equilibrio tra AMORE ed ECONOMIA. Soltanto così i popoli potranno vivere con dignità e in pace, senza tutte le gravissime sofferenze che impongono ai più di sottostare ai capricci di quei pochissimi che detengono oltre il 90% delle risorse del mondo.

Con ciò non voglio dire affatto che bisogna essere “pauperisti” a prescindere o all’estremo. Ovviamente, ci possono essere i ricchi … però è bene per gli stessi ricchi non superare la soglia della patologia mentale … perché sì, gli estremi come la ricchezza e la miseria, possono generare malattie mentali che portano squilibrio esistenziale e mancata aderenza alla realtà … come un’automobile assai potente che non riesce più ad aderire alla strada da percorrere.

LA PACE FIGLIA DELLA GIUSTIZIA

Infatti si suole dire da più parti che “Se vuoi la pace realizza la giustizia”. Purtroppo i potenti sono ancorati al concetto degli antichi romani secondo cui “Se vuoi la pace prepara la guerra”. Così, invece dell’aratro si forgia la spada, invece delle scuole si costruiscono cannoni, invece di strutture sanitarie si preparano armi che arrecano morte, invece di un territorio ordinato ed armonioso si vedono caos e distruzioni. Va da sé che non ci saranno pace e benessere diffuso se ci saranno ingiustizie ed ogni sorta di nefandezze e sofferenze che umiliano interi popoli. Giustizia pure verso la natura … altrimenti sarà la natura a ribellarsi, così come stiamo osservando. La natura è più reattiva dei popoli oppressi, poiché la sua vendetta risulta più o meno immediata. Educhiamoci, quindi, al riequilibrio e alla giustizia universale! Ne va della nostra vita!

SOLITUDINI E PSICOFARMACI

Caro Tito, alcuni amici medici calabresi (ospedalieri, psichiatri e persino del servizio territoriale di emergenza e pronto soccorso del 118) mi hanno recentemente riferito di aver notato uno spropositato uso di psicofarmaci (a volte pure auto-prescritti) in modo sempre più esponenziale e assai preoccupante nella nostra Calabria, una regione che in decenni precedenti ne era quasi esente. Inoltre, pare che ci sia una correlazione tra psicofarmaci e persone (in particolare donne) che hanno una qualche attinenza al clima criminale o alle attività mafiose che si sono impossessate di larga parte del territorio regionale.

Altri resoconti medici sullo stato di salute dei popoli affermano, infatti, come le solitudini e i disagi (che caratterizzano specialmente i Paesi ricchi, paradossalmente ancora più dei poveri) inducano milioni e milioni di persone all’uso enorme o abnorme di “psicofarmaci”. E, nonostante ciò, è sempre più frequente il ricorso al suicidio (tentato o realizzato) e a comportamenti comunque devianti (obesità, nevrosi, danneggiamenti, baby-gang, omicidi per divertimento, microcriminalità, ecc.) o persino criminali. Psichiatri e psicologi (ma anche direttori spirituali religiosi) hanno in terapia sempre più persone afflitte da numerose patologie-spia, in gran parte riferibili (direttamente o indirettamente) alle solitudini e disagi correlati.

Così, per paradosso, ci può anche essere una “solitudine dorata” (quella dei ricchi o troppo ricchi) che può essere sopportata sicuramente meglio della “solitudine dei poveri”. Tuttavia, sempre solitudine è … ovvero uno stato malato dell’anima che solitamente la sola ricchezza non riesce a guarire (come dimostra la storia umana). Da molti anni a questa parte, si cerca di combattere la solitudine con l’adozione di animali di compagnia (cani, gatti, volatili, ecc.) … tanto che ormai ne sono nate lucrose industrie e persino movimenti o partiti politici animalisti in tutti i Paesi ricchi (mentre paradossalmente ci sono centinaia di milioni di esseri umani che hanno problemi di fame, salute e sopravvivenza). Pure in Italia, il 23 maggio 2010, è nato il “partito politico” fondato da Vittoria Brambilla, già ministra al turismo in uno dei tanti governi Berlusconi.

LA FELICITA’ ISTITUZIONALE

segnale-stradale-felicitaE, allora, c’è chi parla sempre più frequentemente del bisogno di “felicità” … ovvero uno stato d’animo permanente della nostra esistenza che consiste nell’essere sereno, in pace con sé stessi e con gli altri e, in particolare, nel profondere e diffondere Amore, aiuto gratuito ed affetto agli altri esseri (umani o animali), poveri o ricchi. Felicità come sinonimo di “fratellanza” tra esseri umani fondamentalmente “eguali” ma anche tra persone ed altri esseri viventi, secondo l’indicazione del “Cantico delle Creature” di San Francesco di Assisi. Pur di attrarre voti elettorali e consensi socio-economici, tutta questa tendenza non è sfuggita alla “Politica” che cerca di gestire a proprio vantaggio il fenomeno della “felicità” mistica ed universale.

La felicità come valore è stata gestita finora prevalentemente dalle scienze umane (ad esempio, filosofia, psicologia, pedagogia, ecc.) e, in particolare, da talune religioni. Adesso sta andando di moda un tipo di “felicità” quasi “istituzionale” … cioè gestita (almeno nelle buone intenzioni) pure dalla “politica” e dal sistema industriale e del “consenso” … in particolare quel sistema planetario che amministra i popoli come nazioni o come piccole comunità. Sarà provocazione, innovazione, utopia, sfida … fatto sta che stanno aumentando (almeno in Italia) i Comuni che istituiscono i cosiddetti “Assessorati alla Felicità”.

Ecco alcuni tentativi, finora più simbolici che effettivi. Ciononostante, bisogna lodare le buone intenzioni ed il cambiamento di mentalità (umana, sociale, politica ed etica) che sta venendo fuori … anche se si sono notati pure fini reconditi ed opportunistici. E c’è, infatti, il rischio che pure tale aspetto stia ad indicare la tendenza della “politica” (anche nostrana) ad impossessarsi di tutto e di tutti … persino di valori-simbolo (come la “felicità”)!

ASSESSORATI ALLA FELICITA’

Caro Tito, negli ultimi dieci anni, varie Amministrazioni locali hanno istituito l’ “Assessorato alla Felicità”. Se ricordo bene, nel 2010 la Regione Toscana (giunta formata da Partito Democratico e alleati, presieduta da Enrico Rossi, laureato in filosofia e giornalista) è stata il primo ente pubblico ad istituire l’Assessorato alla felicità. Ho scritto sùbito al Presidente e all’Assessore per saperne di più, senza però avere alcuna risposta. Nei documenti ufficiali poi non ho rintracciato alcun “Assessorato alla felicità” e probabilmente è stato solo un tentativo, immediatamente rientrato, enfatizzato soltanto dalla stampa da cui ho appreso la notizia. Però c’era nome e cognome dell’assessore, al quale ho inviato la mia lettera raccomandata. Inevasa.

In seguito, nel luglio 2016, ho letto sui “mass-media” di Assessorati alla “felicità, alla creatività, alla bellezza e al futuro” istituiti dall’allora neo-sindaco di Gallipoli (15mila abitanti in provincia di Lecce, in Puglia, anzi in Salento) Stefano Minerva (30 anni, Partito Democratico), uno dei primi cittadini più giovani d’Italia.

“Voglio che i cittadini – ha dichiarato alla stampa – capiscano che la politica non è fare due più due. L’assessore alla bellezza si occuperà di lavori pubblici perché dovrà tutelare anche il paesaggio, quello alla creatività di sport e cultura, perché vogliamo valorizzare i talenti nuovi in tutti i campi, mentre quello al futuro riguarda le politiche per i giovani che sono l’avvenire della nostra Comunità. L’assessorato alla felicità si occuperà di politiche sociali, perché solo migliorando la qualità della vita delle persone loro stanno meglio”.

Innovazione lessicale e concettuale o nuova procedura?… Non saprei, non conosco Gallipoli dal di dentro, pur essendoci stato più volte. Posso soltanto dire che a tale sindaco ho mandato in omaggio un libro sul monaco di Gallipoli Aniello Arcieri (teorico della felicità) con l’invito ad un convegno su questo personaggio storico (vissuto a Napoli nel 17° secolo) e altre figure sociali a lui collegate … però non ho ricevuto alcuna risposta (né un semplice grazie per l’omaggio che mi è costato alcune decine di euro). Alla prova dei fatti tale “felicità istituzionale” pare non funzionare. Per il momento, tutti questi tentativi sembrano, per quanto lodevoli, soltanto buone intenzioni!…

LE BUONE INTENZIONI

Devo dirti, caro Tito, che ho avuto numerose occasioni per verificare nel concreto quanto valgono le buone intenzioni delle persone che si esprimono in modo così clamoroso e pseudo-originali. In particolare, fin dalla prima media ho avuto continui contatti con una marea di sindaci di ogni parte d’Italia. Salvo qualche eccezione, non ho ottenuto buone impressioni. Spero di poterne scrivere (se avrò vita e salute) poiché mi sembra assai indicativo di come vengano governate le comunità locali. Sono un testimone assai attendibile e ben documentato! E speriamo che pure il Regno Unito vada al di là delle buone intenzioni con il suo “Ministero per la solitudine” e ce ne mostri i brillanti risultati raggiunti sui suoi cittadini o sudditi! Auguro ai governanti e a tutta la società britannica di riuscire a “stupire il mondo” in questa “guerra alla solitudine”.

Caro Tito, da sempre sono interessato al tema del benessere e della felicità delle persone e dei popoli. In vari tempi e modi ne ho scritto in quasi tutte le pubblicazioni e ne ho parlato in talune mie conferenze, anche nelle scuole. Temo, però, che i sindaci i quali hanno istituito gli “assessorati alla felicità”, benché animati da buone intenzioni, abbiano poi finito per alzare un polverone su un tema assai serio e qualcuno di loro ha cercato di “spararla grossa” solo per fare un indiretto “marketing territoriale” sapendo di produrre clamore. Insomma è la classica “aria fritta”… “tutto fumo e niente arrosto” … una bella e buona provocazione. Come a Ceregnano, in Veneto. Ma la “felicità” non è questione di “marketing” ma di Amore!

Infatti, agli inizi del 2012 ho letto su un giornale che nel Comune di Ceregnano (4mila abitanti, in provincia di Rovigo) il sindaco Ivan Dall’Ara (questa volta di Centro-destra) ha istituito nel giugno 2011 l’Assessorato alla Felicità (senza portafoglio), affidandolo alla signora Elena Dell’Oco, 42 anni, cuoca. Ha spiegato questa sua idea (non supportata da alcun sostegno economico) con l’intento di seguire la ricetta dell’ottimismo raccomandata dall’allora grigio e mediocre Capo del Governo italiano, senatore a vita Mario Monti (quello dei tagli furiosi e dei sacrifici “lacrime e sangue” della sua contestata ministra al lavoro Elsa Maria Fornero).

luca-costamagna-assessore-alla-felicita-milano-3-2017Il sindaco Dall’Ara ha dichiarato alla stampa che l’Assessorato alla Felicità (ispirato pare alla Costituzione degli Stati Uniti d’America) ha altresì l’ambizione di attuare l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Ho voluto saperne di più e verificare l’entità delle buone intenzioni. Così ho scritto pure a tale sindaco di Ceregnano. Inutilmente, neanche a dirlo!

Ancora un altro caso (peraltro assai contestato e deriso). Verso i primi di luglio del 2016, i multimedia diffondono la notizia che il Municipio 3 di Milano ha nominato il giovanissimo Luca Costamagna (25 anni, Partito Democratico) “Assessore al Benessere e alla Felicità”. Non aggiungo alcun commento.

LA CITTA’ DELLA GIOIA

Come contraltare agli “Assessorati alla Felicità” vorrei qui accennare al libro “La città della gioia” del francese Dominique Lapierre (Mondadori, Milano 1985). Tale romanzo autobiografico (che ha avuto grande successo internazionale, pure nella versione filmica) è ambientato nella più grande baraccopoli di Calcutta (India) denominata proprio “la Città della gioia”. Racconta, attraverso alcuni personaggi che si dedicano ai più poveri dei poveri, il perché di questa denominazione in uno dei luoghi più miseri e degradati al mondo.

MADRE TERESA DI CALCUTTA

madre_teresa_di_calcutta-amore-infinitoCome è ampiamente noto, Madre Teresa di Calcutta (di origine albanese, nata Anjeze Gonxhe Bojaxhiu a Skopje, attuale Repubblica di Macedonia nel 1910 e morta a Calcutta nel 1997) è stata la suora pioniera più famosa, celebrata e mitica nel dare dignità ai più ultimi degli ultimi, ai più emarginati degli emarginati e proprio a Calcutta, città da cui ha preso nome e riferimento. Basta dire che, per la benemerita attività umanitaria sua personale e del suo Ordine religioso, ha ricevuto un’infinità di riconoscimenti e persino il “Premio Nobel per la Pace” (1979) mentre la Chiesa Cattolica l’ha dichiarata addirittura Santa nel giro di pochissimo tempo (nel 2016, appena 19 anni dopo la sua morte, evento rarissimo, quasi unico).

IL MINISTERO DELLA SUPREMA FELICITA’

Per restare in India, Arundhati Roy (nata nel 1961 nell’Assam, Stato dell’estremo nord-est dell’India) è autrice del romanzo di 486 pagine intitolato molto significativamente “Il ministero della suprema felicità” edito in Italia da Ugo Guanda srl (2017) con la traduzione di Federica Oddera. Tale libro racconta una dolente storia d’amore ma anche di vibrata protesta, poiché “Il ministero della suprema felicità” si snoda tra sussurri e grida, tra lacrime e qualche risata. I suoi eroi, spezzati dalla realtà in cui vivono, si salvano grazie ad una cura fatta d’amore e di speranza. Ed è per questo motivo che, malgrado la loro fragilità, non si arrendono. Questa storia profondamente umana e sociale reinventa ciò che soltanto un romanzo può fare ed essere … l’approdo alla suprema felicità quale il mondo nega.

LA CORSA ALLA FELICITA’

Caro Tito, ai nostri tempi (come si può ben capire) la corsa alla “felicità” si trasforma in una vera e propria “industria” che coinvolge una infinità di persone e di ideologie. Da millenni e millenni, speculatori e ciarlatani di ogni risma, mercanti e politici lucrano sulle debolezze altrui. E le solitudini sono le debolezze più esposte all’aggressione degli approfittatori. C’è inoltre il fondato sospetto che le “solitudini” possano essere pianificate da coloro che governano il mondo. Infatti …

DIVIDE ET IMPERA

“Dìvide et ìmpera” significa e può essere tradotto … “Per sottomettere, comandare e controllare meglio i popoli bisogna dividerli e indebolirli” (a costo di fomentare assassinii, stragi, rivalità e discordie). Hanno raccomandato ciò (fin dalla più remota antichità) conquistatori, tiranni e regnanti, dittatori e imperatori, presidenti e persino … sindaci!… Tale strategia si è raffinata nel corso dei secoli fino a giungere a noi assai sofisticata ma sempre efficace, anche se ingiusta! Come non ricordare (tra tanti altri politologi e teorici del comando) pure il dogma “Il fine giustifica i mezzi” del celebre fiorentino Niccolò Machiavelli (1469-1527).

Mother TeresaIl discorso è, ovviamente, molto complicato, però ancora oggi (se guardiamo pure al nostro quotidiano) sono proprio quelli del “dìvide et impera” i più risolutivi metodi per conquistare l’egemonia di una famiglia (addirittura dentro il matrimonio o la coppia), di un clan, di una comunità così come di un popolo o del mondo. E, naturalmente, dell’economia globale!

Infatti, è storia e cronaca attuale il fatto che i potenti di turno preferiscono gestire il mondo con molteplici divisioni e paure piuttosto che agevolare il vero benessere dei popoli e delle persone. Così si nota (persino statisticamente) che le sofferenze e le solitudini sono in continuo aumento e stanno andando oltre la soglia di sopportazione e di sicurezza anche per uno Stato moderno e bene organizzato come il Regno Unito.

Ritengo perciò che bisogna prendere molto sul serio l’istituzione del “Ministero per la solitudine” (indipendentemente se otterrà i risultati sperati). Infatti, negli ultimi quattro secoli, la nazione britannica si è mostrata, solitamente, “maestra di Storia” e all’avanguardia nelle tendenze e nei fenomeni che poi si sono diffusi in quasi tutto il mondo (nel bene come nel male).

Le solitudini, l’indebolimento (spesso pure tramite fango, calunnie e derisioni) delle persone e l’impoverimento delle genti (come ad esempio il declassamento del ceto media e l’emarginazione totale dei ceti-non-ceti cioè dei poveri e dei miseri), la mancanza di lavoro per i giovani, la guerra tra poveri, le migrazioni, le mafie, persino la microcriminalità nei quartieri … insomma tutto ciò che espone a pericoli e a paure potrebbe far parte di una strategia che (specie se non è adeguatamente contrastata) torna utile a chi governa e a chi approfitta. Una strategia ed una “programmazione” che origina dai tempi più antichi!

PERSINO NEI PAESINI

Trovare una persona morta in casa dopo giorni, settimane, mesi e addirittura anni è uno dei fenomeni più frequenti e strazianti che caratterizzano questi nostri ultimi decenni. E’ il massimo della solitudine o dell’abbandono! Il dramma nel dramma è che ciò accade persino nei paesini e nelle campagne, oltre che nelle città e nelle metropoli. Eppure, nei paesini ci si conosce tutti e ci si “controlla” tutti!…

Il problema delle solitudini mi è sempre stato a cuore e ho scritto diversi articoli giornalistici a riguardo pure per proporre idee per arginare almeno il fenomeno. Fin dai primi anni Novanta, ad esempio, ho proposto all’ANCI (associazione nazionale dei comuni), ai Vescovi, alle parrocchie e ad altre associazioni di costituire dei gruppi per suddividersi il compito di effettuare due telefonate al giorno ad un anziano o persona sola che si è, in qualche modo, come “adottato”.

Meglio sarebbe che (anche tramite i servizi sociali, sempre però insufficienti) si costituissero dei volontari (coordinati istituzionalmente) per far visita quotidianamente alle persone sole e per essere loro utili per fare la spesa o altre necessità, ma soprattutto per osservare il loro stato di salute. Inoltre sarebbe opportuno coinvolgere gli anziani e le persone sole in frequenti aggregazioni ed iniziative per farli rendere utili a sé stessi e alla comunità. Come, ad esempio, la “Banca del tempo” (varata dal Sindacato Pensionati della CGIL e bene utilizzata in varie città italiane) con l’intento di una vicendevole attività di scambio per la migliore sopravvivenza, aggregazione e qualità della vita. Ma, per fortuna, sono davvero tante le associazioni di volontariato che si occupano e si preoccupano di essere utili alle persone sole, però non in tutte le realtà, specialmente in quelle periferiche e montane!

logo-diritti-umani-onuInsomma, se c’è veramente, l’Amore può ispirare le migliori soluzioni per arginare o addirittura sconfiggere le solitudini e le sofferenze, come ad esempio l’iniziativa dell’AVO (associazione volontari ospedalieri) che si occupa e si preoccupa di fare compagnia e di essere utile più praticamente a coloro i quali, degenti in ospedale, non hanno chi li va a trovare. Qualche anno fa ho proposto proprio all’AVO di costituire un gruppo a parte denominato AVOT (associazione volontari ospedalieri e territoriali) per far sì che fossero monitorate proprio le persone che, disseminate nei centri abitati o nelle campagne, si trovassero a vivere da sole o più esposte a depressioni, pericoli di varia natura (specie truffatori o micro-criminalità).

ADOTTIAMO UN NONNO

locandina-telefono-amico-anzianiL’idea della “Festa dei nonni” è ufficialmente partita dagli Stati Uniti d’America nel 1978 (durante la presidenza di Jimmy Carter su proposta di Marian McQuade) e poi, piano piano, si è diffusa in varie parti del mondo. In Italia, nonostante (con legge n. 159 del 31 luglio 2005) sia stata istituita a livello nazionale “La festa dei nonni” da celebrarsi ogni 2 ottobre (giorno dei Santi Angeli Custodi) e nonostante sia stata promossa l’iniziativa “Adòtta un nonno” … l’interesse per le persone anziane o sole non sembra riscuotere (sempre salvo eccezioni) il successo sperato. Se non c’è l’abnegazione delle famiglie, la condizione di disabili, anziani avanzati e persone sole è attualmente molto preoccupante e rischiamo pure in Italia di essere costretti ad istituire molto presto un “Ministero” per contrastare la solitudine e l’abbandono!

Eppure non era così nei tempi (appena trascorsi) della civiltà contadina, quando le persone sole venivano accudite dai vicini di casa. In vari miei scritti ho evidenziato come mia madre (per esempio) avesse adottata una anziana signora non più capace di essere completamente utile a se stessa. Mia madre mi mandava spesso da lei con le primizie del nostro orto o con cibi appena cucinati, mentre una volta alla settimana andava a pulire lei e la sua casa. Lo si faceva in onore delle anime del Purgatorio, specialmente a beneficio spirituale dei propri defunti. Fatto sta che nessuno anziano o disabile veniva lasciato solo e senza dignità.

IL MINISTERO DELL’ASCOLTO

Mother Teresa's Home for the Dying, in Calcutta

Caro Tito, ti confesso che ho avuto molto piacere nell’apprendere l’istituzione del “Ministero per la solitudine” ed anche un’ìntima soddisfazione. Questo perché agli inizi degli anni Novanta ho scritto vari articoli giornalistici e numerose lettere (inviate alle più alte Istituzioni della nostra Repubblica) con la proposta di istituire un vero e proprio “Ministero dell’Ascolto”. Era allora necessario (e lo è ancora di più adesso con i disagi sociali aumentati vertiginosamente) che il cittadino di questo Stato (sempre che lo “Stato siamo tutti noi”) si potesse rivolgere ad una istituzione affidabile per “parlare con il Governo” centrale e periferico. Ma tale istituzione avrebbe dovuto servire pure al Governo per essere più attento alle esigenze e alle difficoltà dei suoi cittadini. Un ascolto paterno e familiare!

Ma, siamo “cittadini” o “sudditi”?… Mi pongo ancora adesso tale interrogativo soprattutto perché oggi più che mai lo Stato è visto come chi tartassa, ostacola e spoglia senza pietà, piuttosto che un elemento di vera civiltà che si cura e si preoccupa dei “sottomessi”. Il recente scandalo delle Banche che hanno defraudato milioni di famiglie è la più evidente prova che lo Stato (o Governo o Classe dirigente, ecc.) sia stato “complice” a danno dei risparmiatori, portandone alcuni al fallimento, alla miseria e persino al suicidio!

L’idea di un “Ministero dell’Ascolto” (riportata pure in alcuni miei libri) mi è venuta considerando due cose: 1- L’ascolto che ho avuto in famiglia (per quanto minimo ma affettuoso) e soprattutto in parrocchia (in particolare con il fraterno amico sacerdote Padre Silvano Lanaro (come già ti ho raccontato nella “Lettera a Tito n. 199 del 05 dicembre 2017) e con l’onnipresente e brava educatrice parrocchiale insegnante Luisetta Caporale di cui ti ho scritto in più di una lettera. L’ascolto avuto con queste due figure di sinceri e affidabili educatori, ma anche con i miei amici e coetanei, è stato assai utile per superare la sempre difficile adolescenza nel migliore dei modi e senza danni rilevanti. 2- L’aver notato a Roma (negli anni Settanta, quelli universitari) l’esistenza del “Telefono amico” in un palazzo vicino al “mio” quartiere San Lorenzo.

IL TELEFONO AMICO

telefono-amicoIl cosiddetto “Telefono amico” è nato a New York nel 1906 come “Save a Life” (Salva la vita), ovvero un “centro di ascolto” gratuito, gestito da volontari, con il principale scopo di arginare i suicidi (un fenomeno sociale assai allarmante in quei tempi, pure a causa dei veloci processi di industrializzazione). Così tali centri di ascolto si sono poi diffusi rapidamente in altre città americane e, dopo la seconda guerra mondiale, anche nell’Europa “invasa” dai nuovi disagi sociali e, in particolare, dal degrado urbano, dalle povertà assolute e da vari tipi di emarginazione che producono sempre disorientamenti, solitudini e disperazione specialmente tra le persone provenienti dalle zone rurali e periferiche con enormi difficoltà di integrazione sociale e lavorativa. Nascono così le figure sociali assai sofferenti dello “spostato” e dello “spaesato” … cioè di chi non ha un “posto” di lavoro e vagabonda in giro o chi si trova smarrito perché si sente catapultato in una città da un piccolo paese o addirittura dalla campagna e quindi fuori dal suo ambiente naturale.

In Italia è stato tutto un proliferare di telefoni amici, specialmente dopo il cosiddetto “boom” economico di fine anni Cinquanta e negli anni Sessanta della selvaggia urbanizzazione di massa e del saccheggio politico. Adesso, aggravandosi i fenomeni sociali, ci sono anche nuovi centri di ascolto “istituzionali” di difesa di associazioni e singoli cittadini, tra questi anche i “telefoni anti-usura” – “antiracket” – “anatocismo bancario” – “antiviolenza” – “antistalking” – “antidroga” – “anti-frode” eccetera. Inoltre si diffondono pure i “telefoni azzurri” – “telefoni rosa” – “telefono blu autismo” – “telefono rosso per le gravidanze” – “telefono AIDS-IST” (contro malattie trasmissibili), “telefono giallo” (casi giudiziari) – “telefono arancione” (per aziende in difficoltà) e così via. Da evidenziare i telefoni di emergenza o pronto soccorso (112 – 113 – 115 – 116 – 117 – 118 – 1515 – 1530 – ecc.), di pubblica utilità e pronto intervento (luce – gas – acqua, autostrade, ecc.).

telefono-arancione-nessuno-rimanga-soloIn numerosi uffici pubblici e privati adesso è di moda evidenziare lo “sportello amico”e quasi tutti gli enti e le aziende hanno un “telefono verde” gratuito per i contatti più utili ai cittadini o alla clientela, ma anche al commercio. Gli enti e le industrie usano, inoltre, i cosiddetti “call center” (centri chiamate telefoniche) per accaparrarsi contratti di servizi o vendite dei più disparati prodotti, ma anche per dialogare con l’utenza. I “call center” commerciali risultano assai fastidiosi quando ripetutamente telefonano a tutte le ore (anche tardo serali) nelle case private e non c’è modo di farli desistere!

sportello-amico-con-ragazzaPiano piano, dopo America ed Europa, i centri telefonici di ascolto sono nati in tante città del mondo, visto e considerato che sono diventati un valido punto di riferimento per le persone in crisi esistenziale e non soltanto per aspiranti suicidi. Milioni di telefonate al giorno nei cinque continenti rivelano e dimostrano che i beneficiari di tale servizio chiamano una “voce anonima” anche per avere il più semplice dei contatti umani (ascoltare una voce, dialogare o solamente sfogarsi, condividere disagi e solitudini, richiesta di consigli, ecc.). Almeno un po’ di calore umano nella triste alienazione che sorprende masse allo sbaraglio fin dai tempi dell’incipiente globalizzazione.

Tuttavia è necessario stare attenti, poiché non tutti i telefoni amici sono veramente amici. Si sa che è estremamente facile approfittare di persone deboli, disorientate o in forte crisi esistenziale. Intanto, è necessario verificare come e quanto la telefonata abbia un costo … mentre dovrebbe essere del tutto gratuita o, al massimo, al costo minimo e simbolico. Inoltre, è opportuno non accettare contatti o incontri personali, dal momento che il servizio deve essere anonimo, gratuito, aconfessionale, apartitico ed esente da ogni equivoco!… Non tutti i centri di ascolto aderiscono alle Norme internazionali e, in particolare, allo specifico codice etico e alla “Carta nazionale” nonché alle varie convenzioni tra Stati, enti ed associazioni.

NESSUNO RESTERA’ SOLO

Oggi come oggi, questo (assieme a “Nessuno verrà lasciato indietro” e simili declinazioni populiste e demagogiche) è uno degli “slogan” più frequenti sparati dai politici (assieme ad un’infinità di promesse inattuabili) che tendono ad incantare gli elettori e, purtroppo, molti ingenui (o disperati) “abboccano” disastrosamente, magari restando più soli e più abbandonati di prima. Lo dimostra periodicamente ormai da sempre l’attestazione dell’Istituto Nazionale di Statistica (ente basato sui numeri reali e i numeri non sono un’opinione manipolabile) sulla situazione di milioni di poveri, di senza lavoro, senza casa, senza salute, senza istruzione, senza tutele e senza tanti altri diritti ma anche senza veri doveri. Caos voluto?…

MEGLIO LA MESSA O UN MALATO ?

Caro Tito, alla cruda realtà di almeno 12 milioni di persone veramente povere nella sola Italia e di miliardi nel mondo … ti aspetteresti che la Chiesa (sedicente) Cattolica (cattolica vuol dire “universale”), le altre Chiese cristiane e tutte le cosiddette “Religioni etiche” (e non sanguinarie e guerrafondaie) si adeguassero alla lettera a quanto impone (non consiglia ma impone) il Vangelo di Gesù Cristo in Matteo 5, 23-24 … “23 – Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 – lascia lì il tuo dono e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono!”. Più chiaro di così?! Ma evidentemente chi si avvicina (spesso quotidianamente) all’altare per presentare la propria offerta non si ricorda, proprio lì e proprio in quel momento, quanti suoi fratelli hanno più di qualcosa contro di lui, per uno o più motivi! Il Vangelo di Gesù è pieno zeppo di “comandamenti” a favore dei poveri e dei sofferenti ma anche di chiari e tremendi ammonimenti ai ricchi e agli egoisti. Inutilmente, finora!

Fin dalla mia infanzia (quando facevo il chierichetto) e poi anche nella mia prima giovinezza (quando ho frequentato la parrocchia e le associazioni cattoliche) mi ponevo uno dei tanti grossi e gravi “perché?” che hanno popolato la mia mente. Mi chiedevo infatti se fosse stato meglio andare alla Messa nei giorni festivi (ma anche nei feriali, frequentando le varie funzioni e liturgie) oppure dedicare il medesimo tempo (mezzora o un’ora) a far visita ad una persona anziana, malata o sofferente. Ad aiutare gli altri, insomma. Certo si può benissimo fare l’una (andare a messa) e l’altra cosa (aiutare) … però, solitamente, chi frequenta i riti e le liturgie ritiene di essersi messa a posto la coscienza, senza sfiorare mai un povero! Quando, invece, è il povero al centro dei Vangeli cristiani (e adesso anche dei Carte internazionali)!

Specialmente dal 1965 in poi (dopo la conclusione e gli esiti “rivoluzionari” del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo) in alcune riunioni della locale Azione Cattolica … ma persino nelle sezioni dei Partiti badolatesi (PCI e DC) e poi anche presso i Testimoni di Geova o i Pentecostali, avanzavo la proposta di dedicare un po’ del nostro tempo alle persone sole o malate, anche a costo di dover rinunciare alla Messa o agli altri riti religiosi. Certo, ribadivo che sarebbe stato meglio poter fare l’una cosa e l’altra. Ma la precedenza (afferma molto chiaramente il Vangelo) è sempre quella dei poveri, che è urgente risollevare dalla loro sofferenza fisica e spirituale!

Quasi tutte le Religioni e le Carte internazionali dei diritti umani (recepite più o meno da tutte le Nazioni del mondo) dichiarano ufficialmente di voler appianare ed eliminare la povertà e le altre sofferenze ed ingiustizie. Ma la tendenza attuale più diffusa (specialmente delle grandi potenze globali) è quella di voler eliminare i poveri e non la povertà, infliggendo più sofferenza, più solitudine, più massacri e più migrazioni! Inoltre, possiamo avere il dubbio che la povertà serva a molti per arricchirsi (facendo finta di soccorrerla) e che molte istituzioni avranno motivo di essere finché ci saranno povertà e milioni di altre sofferenze. Insomma è il classico serpente che si morde la coda. Così non ne usciremo mai! Invece ci vorrebbe una svolta radicale in tutti noi, persone ed istituzioni! …

Inoltre, da molto tempo rifletto se fosse meglio che la Chiesa rinunci ad alcune (inutili o soprassate) liturgie e persino ai paramenti (spesso lussuosi e, comunque, costosi) per devolvere tale tempo e quel denaro ai poveri, specialmente ai missionari presenti in Africa e in altri luoghi dove quelle popolazioni mancavano dei servizi minimi come scuole ed ospedali. Considerando poi che la nostra moneta (l’euro o dollaro) ha un valore multiplo presso i paesi poveri (ad esempio, un euro o un dollaro sono la paga giornaliera di un operaio in taluni Paesi) … si potrebbero costruire tanti ospedali, scuole, occasioni di lavoro e tecnologia per far stare meglio i popoli più diseredati. Due esempi, assai eloquenti ed emblematici

Il sacerdote Battista Battaglia, fratello di mia cognata Ines, mi raccontava fin dagli anni Sessanta (ogni volta che tornava dal Madagascar dove era missionario) delle tante difficoltà che incontrava nel vasto territorio di sua competenza per poter essere utile a quelle comunità. Aveva chiesto al Vaticano una “Jeep” per potersi spostare più velocemente per quelle piste anche non sterrate o acquitrinose della sua zona di servizio pastorale. Ma senza alcun esito. Le bravissime suore del Burundi, ospiti del Centro Missionario CASA in Agnone per alcuni anni, ci hanno detto che dalle loro parti non c’è tanto il problema di produrre frutta e ortaggi, carne o pesci … quanto di poterli conservare in appositi frigoriferi o congelatori!

Oggi mi chiedo se Sua Maestà la Regina Elisabetta II (che, tra l’altro è anche il Capo della Chiesa Anglicana, la più vicina alla Chiesa Cattolica) conosca veramente o consideri operativamente (nella sostanza) il passo evangelico di Matteo 5, 23-24. Mi chiedo altresì come e quanto sosterrà il neonato “Ministero per la solitudine” a favore del suo popolo più dimenticato, dei suoi sudditi più disagiati! Certo, per una vera Regina (come Elisabetta II così tanto osannata e con una così lunga e grande tradizione storica) non è certo un punto di onore e di vanto avere tra i suoi sudditi (complessivamente) ben 12 milioni di persone sui 66 milioni di abitanti (quasi il 20% del totale) in stato di forte disagio … tanto da istituire il “Ministero per la solitudine”!

CI SONO LE LEGGI MA NON C’E’ L’AMORE

Caro Tito, sicuramente pure tu avrai considerato il fatto che i nostri Stati hanno centinaia di migliaia di Leggi (decreti, regolamenti, circolari, ordinanze, ecc.) e che, nonostante tutte queste Leggi, la società non progredisce ma anzi arretra e s’incarta in una burocrazia tiranna e in situazioni paradossali. Una di queste situazioni è concentrata nel proverbio: “Fatta la legge, trovato l’inganno”.

Inoltre, ci sono pure le Istituzioni, le quali (almeno in teoria) dovrebbero vigilare sull’applicazione giusta delle Leggi dello Stato … invece scopriamo (pure con l’aiuto dei magistrati oltre che per la nostra personale esperienza) che tali istituzioni sono un covo di corruzione e di ingiustizie!

Lex et Amor! Allora, ci accorgiamo che l’anima delle Leggi dovrebbe essere l’Amore e tutti gli altri valori conseguenti di lealtà, onestà e via elencando. Le Leggi senza Amore sono poco o niente. Un qualsiasi Governo può redigere le Leggi più buone e all’avanguardia … ma se non c’è l’Amore nell’applicarle e farle rispettare e vivere nelle persone e nel territorio … risultano non soltanto inutili, ma persino controproducenti per il benessere sociale anche minimo! Lex et Amor – Legge e Amore, per favore!

Così auguro alla neo-Ministra per la solitudine del Regno Unito di avere tutti i suoi collaboratori centrali e periferici così ben motivati e pieni di amore per il prossimo, in modo tale da portare al miglior successo la missione di arginare almeno i più forti ed invalidanti disagi esistenziali dei 12 milioni di sudditi di Sua Maestà la Regina! Così come auguro alla nostra Italia e a tutti gli Stati del mondo di governare con amore!

Caro Tito, da tempo sto pensando di soffermarmi sulle esigue percentuali che arguisco esistano in Italia di persone che mettono amore e passione nel loro lavoro sociale. Ne ho fatto cenno pure in qualche conferenza. Ti dicevo dei Cristiani che fanno riferimento al Vangelo. E, come sai, ho trascorso infanzia, adolescenza e prima giovinezza in mezzo a preti, suore e parrocchie. Ebbene, potrei ovviamente sbagliarmi pure di grosso, però la mia sensazione è che (almeno in Italia) soltanto il 10% (dico dieci/per cento) di sacerdoti dimostrano con i fatti di avere la vera vocazione cristiana. Nel restante 90% si nascondono dei bravi “impiegati” (con fede o senza fede), degli opportunisti (non sempre onesti), degli arrivisti, dei carrieristi, eccetera eccetera.

Nel campo delle Istituzioni pubbliche italiane, secondo me (che ci ho lavorato), non va oltre il 20% (dico venti/per cento) la percentuale delle persone (centrali e periferiche) che con scienza e coscienza operano, lavorano e mandano avanti i servizi per i cittadini. In pratica sono esigue le percentuali che mandavo avanti una Nazione come quella italiana! … Così ci spieghiamo pure come e perché l’Italia naviga proprio male!

LA CHIESA STUPISCA IL MONDO

Pure perché sono così radicate ed importanti, vorrei proprio tanto e con tutto il cuore che funzionassero alla meraviglia istituzioni come lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica! Sarebbe interesse di tutti e di ognuno!

In particolare, vorrei proprio tanto che la Chiesa Cattolica tornasse a stupire il mondo, riducendo (prima possibile e nei fatti) privilegi e liturgie, ricchezza e sprechi a favore delle popolazioni che in ogni continente hanno poco o niente e soffrono molto. Ritengo che la Religione cristiana (quindi non soltanto i cattolici, ma anche tutte le altre Chiese che fanno riferimento a Gesù Cristo) stia perdendo consensi e vocazioni proprio perché sta trascurando e disattendendo i veri valori per cui è nata, ottenendo nei due millenni di vita notevoli meriti ma anche strazianti demeriti. Papa Francesco sta lavorando molto su questo, però … è più dura del previsto raddrizzare questa barca e farla navigare meglio verso la missione assegnata da Gesù Cristo (sia come Figlio di Dio oppure come personaggio storico di sublime valenza)!

Ritenendomi sempre “Eterno alunno” non ho certo (e nemmeno lontanamente) la presunzione o la velleità di insegnare niente a nessuno. Però, alla luce del Vangelo, personalmente non ho mai accettato e non trovavo giusto, ad esempio, il fatto che i sacerdoti si dedicassero all’insegnamento o ad altri uffici, quando la loro missione è o mi sembrava essere tutt’altro … tutta da dedicare ai fratelli (anzi, “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me!”!” – Matteo 25 – 40). Invece, la maggior parte dei sacerdoti fa tutt’altro. Personalmente sono tra coloro che ritengono assai urgente che la Chiesa avvii finalmente una precisa, coerente e definitiva rivoluzione interna e si converta all’unica vera e totale “teologia” … quella dell’Amore. E l’Amore, come la matematica, non è affatto un’opinione … risponde a precise e ineludibili regole di efficienza “naturale” e di Armonia (divina)!

LA TEOLOGIA DELL’AMORE

copertina-libro-teologia-dellamore-2012Tutte le Religioni hanno grandi e determinanti responsabilità sui popoli dove agiscono. E non sempre agiscono secondo i valori costitutivi. Anzi, taluni approfittano delle organizzazioni religiose per fomentare ogni genere di nefandezze e persino guerre! Inoltre, unendosi in vari modi alle Classi dominanti, hanno apportato al messaggio originario tante di quelle incrostazioni che adesso sembra difficile una vera e propria “purificazione”.

Tra le maggiori e più difficili incrostazioni (troppo dure da liberare e ripulire) ci sono le cosiddette “Teologie” autoreferenziali o illusorie e, in particolare, quelle che divagano così tanto da dimenticare che l’unica vera Teologia è inequivocabilmente quella dell’Amore. Le Religioni (in particolare quelle cristiane) sono da secoli e secoli in fuga da sé stesse proprio perché insistono e persistono nella loro ingannevole fuga dall’Amore. Infatti …

teologia-dellamore-che-stupisce-ed-abbraccia-il-mondo

Le maggiori Religioni mondiali, secolo dopo secolo, sono diventate ben “altro” dalla missione di partenza … fino a perdere la propria identità (per non dire del volontario “tradimento” effettuato quando hanno prevalentemente scelto “Mammona” a Dio!). Da qui l’enorme e più crescente sfiducia della gente verso le Religioni storiche anche se è sempre vivo il bisogno del “Sacro” in ognuno di noi, credenti e non-credenti o addirittura atei ed agnostici. In genere, le Religioni come la Politica spesso diventano un tutt’uno, anche se dialetticamente sembrano parlare lingue differenti, a volte anche contrastanti. Alla prova dei fatti, però, la situazione è praticamente identica o quasi. Inamovibile!

Dicono che sarà la “bellezza” a salvare il mondo. Sarà vero, però, soltanto se diventa Amore! Perché sì, evitiamo di prenderci in giro e di ingannarci ancora e sempre perdutamente: soltanto il vero Amore salverà il mondo! Ed è proprio sull’Amore quotidiano e universale che ci tocca concretamente “stupire il mondo”!!!

LE GIORNATE DELLA MEMORIA

ponti-di-memoria-liberaCaro Tito, ieri sabato 27 gennaio 2018, è stata celebrata anche in Italia la 18ma “Giornata della Memoria” (istituita con legge n. 211 del 20 luglio 2000) per riflettere sulle atrocità della guerra, delle persecuzioni di persone e popoli dalla diversa cultura e religione, in particolare per ricordare la cosiddetta “Shoah” ebraica (30 gennaio 1933 – 08 maggio 1945) sotto Hitler, Mussolini ed altri dittatori loro collegati. Con legge n. 92 del 30 marzo 2004 la Repubblica Italiana ha poi istituito pure il “Giorno del ricordo” (da realizzarsi ogni 10 febbraio) … “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” (articolo 1).

Sicuramente queste due sono leggi assai lodevoli e necessarie, frutto però di esigenze, ispirazioni e pressioni assai differenti, forse anche contrapposte e, comunque, dall’esito opposto (grande successo e partecipazione per ricordare la Shoah il 27 gennaio e memoria quasi inavvertita il 10 febbraio). Come mai? … E da cosa dipende?… Sarebbe utile approfondirne le motivazioni che qui si possono almeno intuìre!

Dalla pagina 119 alla pagina 122 del primo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” ho scritto, in data 27 gennaio 2005 (nel solenne 60° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz), su entrambe le immani tragedie riconosciute per legge dallo Stato italiano. Tuttavia mi sono augurato che ci sia un’unica giornata per ricordare tutti i genocidi della Storia umana, poiché il dolore del mondo è e deve essere considerato, ricordato, placato in modo assolutamente unanime ed “indivisibile” … altrimenti diventano lamentele di parte (pur degne di molto rispetto), segno di “solitudine” (forse anche di arroganza) e non di condivisione e partecipazione a tutto il dolore del mondo di ieri, di oggi e, purtroppo, anche di domani.

Infatti, se desidero o addirittura “pretendo” che sia ricordato soltanto il mio dolore (specialmente nel caso della Shoah”) e voglio che i riflettori siano puntati soltanto sulla mia tragedia … faccio sicuramente una buona cosa … però do la chiara sensazione che intendo escludere e non condividere le tragedie degli altri popoli. Personalmente ammiro assai il popolo ebraico per tanti motivi (anche per essere uno dei popoli più antichi del mondo), però (proprio per il bene che voglio agli Ebrei, tra cui ho parecchi amici) non ho potuto evitare di scrivere ai responsabili delle Comunità ebraiche in Italia per farli riflettere su questa posizione di “predominio” quasi esclusivo che sembra dimostrino sugli altri dolori del mondo. “Soffro soltanto io o il mio dolore è più grande del dolore degli altri” è un’attestazione di “solitudine” e di “esclusione” degli altri!

maschera-di-felicitaIn pratica, ho chiesto loro di riflettere sul fatto che (con tale quasi “esclusività” della giornata annuale del 27 gennaio incentrata sull’Olocausto ebraico), pur riconoscendo ed onorando i 6 milioni di ebrei trucidati, si rischia di divenire un po’ “antipatici” (e, quindi, aiutare proprio l’antisemitismo o, meglio, l’antigiudaismo e persino l’antisionismo) come le persone che, egocentriche, pensano di più o soltanto ai propri lutti, escludendo appunto di ricordare pure il dolore degli altri genocidi che nel solo secolo 20° sono stati davvero tanti e tali che questo appena trascorso è stato definito addirittura “il secolo dei genocidi”.

Ho esortato il popolo ebraico a rendersi meritoriamente “capofila” (anzi promotore) della memoria di tutti i popoli del mondo che abbiano subìto grandi massacri, sterminii, pulizie etniche e quant’altro tendente ad annientare non soltanto interi popoli ma pure persone e culture pacifiche che costituiscono la necessaria ed irrinunciabile “biodiversità” sociale del nostro pianeta. Altrimenti, finiamo per essere TUTTI PERDENTI. Occorre perciò (a mio modesto parere di Eterno Alunno) che venga CONDIVISO e placato il dolore di tutti i popoli e di tutte le persone che la Storia ha, in diversi modi e periodi, perseguitato e martirizzato. E che, purtroppo, continua a martirizzare!

Ho proposto di istituire un’unica “Giornata della Memoria per tutte le vittime della Storia” facendo studiare (nelle scuole di ogni ordine e grado e dai multimedia) l’esistenza e le problematiche di tutti gli atroci modi di sterminare esseri umani, animali e natura?… Spero proprio di sì, altrimenti si rischiano la “solitudini” e le “incomprensioni” pericolose mentre invece abbiamo urgenza di maggiore “umanizzazione”, di completa “condivisione” e di massimo rafforzamento della tolleranza, dell’amicizia e della pace tra tutti. Intanto, però, massacri, genocidi e crimini contro l’umanità (compresi quelli contro animali e ambiente) continuano ad essere perpetrati (in diretta!) sotto i nostri stessi occhi spesso troppo indifferenti, quando addirittura non si voltano dall’altra parte! Ricordiamoci, però, che l’indifferenza è l’altra faccia delle complicità!

timbro-postale-libera-19-marzo-2017-locri-rcA tal proposito vorrei evidenziare almeno il grande lavoro pedagogico-sociale effettuato dall’Associazione LIBERA (eroico fondatore e presidente don Luigi Ciotti) che da 22 anni ogni 21 marzo sta realizzando con molto coraggio in tante parti d’Italia la cosiddetta “Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. A Foggia, il 21 maggio 2018 avrà luogo la 23ma Giornata. Ed è ancora viva l’emozione della 22ma Giornata che ha visto Locri città (RC) al centro di questa meritevole manifestazione.

Tra le tante frasi ascoltate sabato 27 gennaio 2018 riguardo la “Giornata della Memoria” una, in particolare, mi è piaciuta e voglio condividerla con te, caro Tito: “La memoria storica è il cemento per costruire il nostro miglior futuro”. Bella ed efficace, vero? … Chissà se ha un padre tale frase o se è volutamente anonima!?…

PARADOSSO SHOAH

Venerdì sera 26 gennaio, vigilia della Giornata della Memoria (anche) per la Shoah ebraica, ho appreso dal telegiornale serale di Rai News 24 che in Israele ben 45.000 anzianissimi (il 24% sui circa 189.000 ancora viventi e sopravvissuti all’Olocausto) vivono in stato di povertà, precarietà o addirittura sotto la soglia di povertà e sono assistiti da bravi giovani di varie organizzazioni volontaristiche. Tale notizia mi è sembrata incredibile o tendenziosa, vista l’enfasi internazionale che sempre si dà alla Shoah. Così ho interrogato Google, che effettivamente mi ha confermato come vera la notizia.

Ma è una notizia che ha pure differenti datazioni già in anni passati … ciò significa che tale problema è di lunga durata e mai risolto. Un vero e gravissimo paradosso per Israele! Bisogna però stare attenti ai numeri che sono riferiti in varia entità ma sempre consistenti e gravissimi (indegni comunque di un paese veramente civile e … confessionale). Ah, purtroppo, la retorica sulla Shoah contrasta assai con tale triste realtà! Così si offendono persino i morti della persecuzione ebraica, trascurando i sopravvissuti. Onta su onta!

C’è da dire che attorno ad Israele gira di tutto e il contrario di tutto, come notizie tendenziose. Però, da molti decenni è sotto gli occhi di tutti la tristissima ed indegna situazione dei Palestinesi, che non sto qui a decifrare o rivendicare. Inoltre, è notizia di questi giorni la presa di posizione che Colette Avital (ex deputata al Parlamento israeliano e attuale presidente dell’Ihra – Centro Israeliano delle 55 Organizzazioni dei Sopravvissuti all’Olocausto) contro la “decisione di Israele di deportare alcune migliaia (circa 38.000 ndr) di migranti e richiedenti asilo africani. Non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia! … La gente strumentalizza l’Olocausto per fini politici”. Queste parole si commentano da sole. Contraria pure l’ONU.

Infine, meglio tardi che mai!… così possiamo commentare la decisione del Capo dello Stato italiano, Sergio Mattarella, di nominare senatrice a vita Liliana Segre (87 anni, ebrea nata a Milano nel 1930) deportata nel 1944 (all’età di 14 anni) dai nazisti nel tragico campo di concentramento di Auschwitz. Sopravvissuta all’Olocausto, ha impegnato buona parte della sua rimanente esistenza all’impegno per la memoria.

VERITA’ E MEMORIA PURE PER IL NOSTRO SUD

anziana-dietro-la-tenda

Caro Tito, mi verrebbe da dire “meglio tardi che mai” pure per il nostro Sud, che ha bisogno non soltanto di una chiara memoria storica (specie risorgimentale) ma prima ancora di una definitiva ed ufficiale “verità storica” sul genocidio meridionale e sulla atroce desertificazione del nostro territorio (che ancora perdura), dopo la criminale invasione del Regno delle Due Sicilie da parte dello Stato piemontese dei Savoia, con la complicità di traditori interni e del generale Giuseppe Garibaldi. Tutti questi invasori e traditori dovrebbero essere cancellati persino dalla toponomastica!… Invece …

Invece sono ancora celebrati a tal punto che si pretende di mettere nel Pantheon di Roma un re inetto, traditore e stragista come Vittorio Emanuele III (è già tanto l’averne portata la salma in Italia dall’esilio egiziano). Nessuno si ribella e nemmeno (salvo qualche eccezione) prende adeguata posizione, pur cercando la riconciliazione storica che non significa cancellare i misfatti dei protagonisti. A questo punto, perché non far rientrare in Italia pure la salma di Bettino Craxi dall’esilio tunisino?!…

Noi italiani, in particolare noi meridionali, non riusciamo nemmeno a chiedere o pretendere “giustizia” e “memoria” storica sul genocidio dovuto alla cosiddetta “Conquista del Sud” dal 1860 in poi! Il campo di concentramento (sterminio, torture e morti di stenti) dei meridionali a Fenestrelle (Alpi piemontesi) non vale forse (pure moralmente oltre che per numeri) il campo di concentramento di Auschwitz? …

Noi meridionali non riusciamo a farci rispettare … mentre gli ebrei sono stati molto bravi ad ottenere a livelli internazionali per il loro Olocausto i dovuti riconoscimenti della loro verità storica e tutta una “cultura della Shoah” che oscura (a torto o a ragione) tutti gli altri genocidi, tutti gli altri popoli ancora sofferenti che hanno diritto a verità, giustizia e memoria! Quando ci sveglieremo?!…

Noi meridionali invece (mille volte traditi dalla nostra Classe dirigente post-unitaria e dalla nostra quasi completa indifferenza persino verso i nostri milioni di martiri) non soltanto non abbiamo avuto i dovuti riconoscimenti della verità storica, ma nemmeno la possibilità di ricordare i nostri morti negli innumerevoli eccidi e di difenderci dalle derisioni anche socio-culturali e dagli insulti politici che ancora ci devastano.

Ho più volte tentato di proporre per il nostro Sud trucidato, svuotato, umiliato una “Giornata della Memoria” per ogni 17 marzo, data in cui è avvenuta la dichiarazione della malaunità italiana. Nulla, poiché il nostro popolo meridionale è stato svuotato pure dall’orgoglio identitario e dalla volontà di chiedere ed ottenere risarcimenti almeno simbolici, quali altri popoli hanno già da tempo ottenuto come, ad esempio, gli stessi Indiani d’America, i Maya, gli Incas, gli Indios e via dicendo. Solo noi restiamo nel grande inganno!

Soltanto il popolo del Sud Italia resta senza verità e senza memoria storica, senza risarcimenti culturali e senza giustizia proprio come si addice ad una “colonia” d’ìnfimo grado! Povero Sud, dimenticato addirittura dal suo popolo!!!… Così, voglio almeno dire grazie, di vero cuore grazie, a quei pochi storici che da 157 anni stanno lottando perché il Sud Italia abbia la sua verità e la sua memoria! Ma anche il suo vilipeso onore!

SACRO E’ IL SANGUE DEI MARTIRI

Caro Tito, i nostri egoismi, la nostra ignoranza, la nostra superbia e le tutte le altre nostre deformazioni mentali ci portano spesso ad effettuare classifiche di merito persino con il sangue dei martiri. La morte è sacra come la vita. Indistintamente per tutti. Per i cosiddetti vinti e per i vincitori. Il giudizio storico è tutta un’altra faccenda, ma SEMPRE SACRO E’ IL SANGUE DEI MARTIRI, di tutti i martiri, poiché la vita è sacra e se la perdiamo per un qualsiasi ideale (perdente o vincente) raddoppia la sacralità della nostra morte.

Basterebbe tale considerazione per dimostrare RISPETTO per tutti gli esseri viventi (non soltanto, quindi, per il genere umano), poiché tutti gli esseri viventi (umani, animali, vegetazioni, mari, ecc.) contribuiscono ad un irrinunciabile equilibrio e ad una necessaria Armonia del nostro pianeta. Fare del male ad un essere vivente è come fare del male a noi stessi. E’ sacro, perciò, pure il sangue degli animali, dei boschi, dell’acqua, dell’aria e così via. Ogni essere vivente ucciso diventa “màrtire” ed il sangue dei martiri ricade sempre sugli assassini o i loro eredi, in un modo o in un altro (diretto o indiretto). E’, questa, una della tante regole matematiche dell’Armonia che la Storia ci conferma non fallire mai! Ed è cosa assai seria, da non sottovalutare mai! Riflettiamoci davvero molto bene e cerchiamo di agire di conseguenza per migliorarci!

E’ giunto il tempo di ripensare a tante nostre precedenti convinzioni, pregiudizi e mentalità fuorvianti! E’ giunto il momento di educarci al rispetto di tutti e di tutto e di guadagnarci l’Armonia dell’esistenza e della vita. La più vera rivoluzione che ci attende è proprio quella di stupire noi stessi ed il mondo per la bravura, l’onestà e la brama di bene che dobbiamo realizzare per non rischiare la vita in un mondo invivibile!

LA GIORNATA DELLA GENTILEZZA

giornata-mondiale-gentilezza-elefanteDal 1997 ogni 13 novembre si celebra nel mondo la “Giornata della Gentilezza”. Le finalità sono intuibili come pure il desiderio che il prezioso valore della gentilezza e dei sentimenti affini possa essere praticato tutto l’anno per tutti gli anni della nostra vita. Qualche anno fa l’ho realizzata in Agnone del Molise con varie iniziative.

Ma questo evento non ha attecchito in campo sociale, pur avendo avuto grande successo. Spero che se ne avvalga la “Ministra per la Solitudine” del governo del Regno Unito!

FESTA ANZIANI E BAMBINI

depressione-anzianiCaro Tito, vorrei concludere questa lettera con un sorriso … col dirti di un’altra mia iniziativa che non ha attecchito socialmente ma che è stata realizzata (nel gennaio 1987) molto degnamente e gioiosamente con la meritevole collaborazione dell’Amministrazione municipale di Badolato (CZ), delle scuole elementari di Badolato Marina e dell’allora assistente sociale comunale Caterina Rudi, mentre ero bibliotecario incaricato. Il pittore e filantropo badolatese Giovanni Ermocida ha voluto dare un’offerta in danaro al Comune con il desiderio che quei soldi venissero spesi per fare un rinfresco a tutti gli anziani del paese.

A me non sono mai piaciute le “ghettizzazioni” (specie quelle generazionali), così ho avuto l’idea di organizzare con maggiore significato la “Prima festa degli anziani e dei bambini” coinvolgendo le scuole elementari, di modo che fossero i bambini a festeggiare allegramente i nostri anziani. Come vedi, nel 1987 pensavo già all’incontro e al travaso tra le diverse generazioni … una prova generale per l’Università delle Generazioni che avrei fondato dopo 6 anni in Agnone (rifiutando il concetto ghettizzante di “Università della terza età” già allora di moda)!

Fu un vero successo e gli anziani furono felici dell’entusiasmo e della gioia dei bambini ma anche dell’affetto degli adulti presenti a questa inedita e lieta manifestazione. La quale, però, non fu ripetuta, forse mancando la mia spinta e il mio slancio socio-culturale ben motivato e lungimirante. Non è facile, infatti, realizzare taluni eventi se non hai la giusta passione, motivazione e un notevole slancio morale e civile! E questa è sempre stata una mia personale soddisfazione … una manifestazione (fatta da me e ripetuta poi o imitata da altri) non ha avuto il medesimo successo o risultato, mancando quell’Amore che è il più vero motore di ogni azione, specialmente sociale! E in Amore non si può fingere, ti pare Tito?!…

Peccato che la “Festa degli anziani e dei bambini” non sia stata ripetuta a Badolato, poiché avrebbe potuto essere un appuntamento annuale molto simpatico ed utile per almeno tre generazioni (nonni, padri e figli-nipoti). Da notare che, poco dopo tale evento sociale, il giorno dell’Epifania 1987 (freddissimo, quasi glaciale, con conseguente forte indimenticabile nevicata) io e l’assistente sociale Rudi siamo andati di casa in casa per omaggiare, a nome del benefattore Giovanni Ermocida e moglie, quegli anziani che, per vari motivi, non erano potuti essere presenti alla loro Festa nel salone della scuola.

Voglio ringraziare anche qui Giovanni Ermocida (poi deceduto improvvisamente nell’estate dello stesso 1987) per averci donato la bellissima esperienza di omaggiare affettuosamente questi anziani alla presenza dei bambini e poi casa per casa! Credimi, Tito, siamo riusciti a stupire i nostri anziani per la bella sorpresa non solo del rinfresco ma soprattutto per il gioioso entusiasmo dei bambini. Inoltre i più stupiti e contenti sono stati gli anziani che si son visti recapitare a casa l’omaggio e l’affetto sociale! Custodisco ancora la commozione, il sorriso e la gratitudine loro e specialmente degli anziani più poveri, umili ed appartati! Per me è stata una delle più belle esperienze sociali vissute finora! E ti assicuro, Tito, che sono state davvero tantissime le iniziative pubbliche da me realizzate fin dal 1967!

Giusto per completare il quadro, si è avuta, negli anni Novanta, pure un’edizione agnonese di questa “Festa degli anziani e dei bambini” affidata all’assistente sociale Domisia di Ciero. Però, anche in Agnone una simile iniziativa non è riuscita ad attecchire! Pazienza! Speriamo che venga ripresa da qualcuno dei nostri più gentili e motivati lettori!

Allora, Tito, in attesa di inviarti la terza “Lettera per stupire il mondo”, ti ringrazio tanto per rendere fruibili queste mie innocenti riflessioni. Cordialità,

Eterno Alunno, Azzurro Infinito, domenica 28 gennaio 2018 ore 12,31 (113 anni fa è nato mio padre Bruno Lanciano, operaio e contadino … simbolo di tutti coloro i quali hanno contribuito a ricostruire bene quell’Italia ridotta in macerie fisiche e morali dalla seconda guerra mondiale).

Foto dal web

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