Lezione di grammatica a Corbelli, e alla Calabria in genere


 Leggete il frammento di quotidiano in foto, e non badate al contenuto, ma alla lingua italiana. Essa lingua possiede un variegato sistema verbale, che comprende: tempo presente, ciò che avviene mentre si parla; alcuni tempi del passato, cioè di cose che sono già successe; e un tempo futuro semplice per le cose che, si spera, avverranno. Esempio: io sto pensando (mentre scrivo, ore 12.00) che stasera alle 18.30 andrò a Chiaravalle per assistere ben lieto alla prima della rassegna-concorso teatrale; domani, se tutto sarà andato bene (a proposito, esiste anche il futuro anteriore), scriverò di esserci andato. Non so se è chiaro.

 Quando Corbelli propone una cosa qualsiasi, cioè è tempo presente; se la proposta avrà ottenuto successo, ciò sarà tempo futuro; se la proposta non avrà ottenuto successo, ciò sarà sempre tempo futuro, però la proposta sarà caduta nel vuoto, flatus vocis, plumas y palabras. Né sarebbe una novità: sono anni che Corbelli ci ammorba con il cimitero dei migranti, e annunzia che “inizieranno” i lavori, e invece non c’è manco un mattone!

 Le parole di Corbelli sono parole, non parole magiche tipo Abracadabra; e chi le sente le può prendere in considerazione o meno. I giornali sono zeppi delle proposte più strane. Vi ricordare il canale da Catanzaro a Lamezia?

 Casi umani. Ma quando il tg Calabria c’informa che “iniziano” al posto di “inzieranno”; o qualsiasi proposta di Corbelli o di chicchessia viene presentata al presente e non al futuro, allora qui c’è un serio problema di lingua italiana.

 È infatti palese che troppi Calabri parlano sì in italiano, però pensano in dialetto; e in dialetto non c’è il tempo futuro, ma solo “ajiu e jira”, che è presente.

 Prima che qualche pignolo faccia appello ai suoi sbiaditi ricordi di Liceo Classico pur di dire qualcosa, lo informo sapere io benissimo che sia “legemus” latino, sia “anagnwsomen” greco in origine erano congiuntivi e indicavano intenzione e speranza e non fatto; ma Cesare e Pericle li sentivano come futuro davvero. “Ajiu e jira” invece, in calabrese, significa che oggi sto pensando a fare una cosa domani, quindi è sentito come presente e non futuro. Mi sono spiegato?

 Morale, ripassiamo la grammatica italiana pensando in italiano: io propongo, è presente; sarà accetta la proposta, è futuro: e il futuro è sulle ginocchia degli dei; è stata accettata e attuata la proposta è passato prossimo, ma posso dirlo solo dopo, e non prima.

 A proposito, tv e giornali abbiamo la decenza di informarsi se le proposte di Corbelli sono mai state accettata da qualcuno o lo saranno; o sono state respinte; o non se l’è filate nessuno. Questa si chiama completezza d’informazione.

 Un giornalista serio che fa? Lascia passare un mese, poi scrive: la tale proposta di Corbelli non è stata accettata. Esattamente come, alla fine di una telecronaca di calcio, bisogna annunziare che la squadra X ha vinto o a perso o ha pareggiato; al primo minuto di gioco, entrambe le squadri dicono che vinceranno; ma ci vediamo al novantesimo, no?

 Sì, ragazzi, la Calabria soffre da millenni di teratopoiesi: una pessima malattia! Tutti santi, tutti dotti, tutti belli, tutti poeti, tutti buoni; e qualcuno più degli altri, se ha spazio sopra tv e giornali. Perché lo abbia, è un mistero di agevole soluzione.

Ulderico Nisticò