Lo spopolamento della Calabria

Ci comunicano che la Calabria vanta il primato nazionale per nascita di nuove imprese. Dovrei essere contento, se non fosse che ho un’ottima memoria, e ricordo benissimo, una decina di anni fa, la stessa identica cosa: in un anno, circa mille (1.000) aziende. L’anno dopo, ne era rimasta una (01). In questo 2018, spero non siano i soliti trucchi: finanziamento, acquisto capannone vuoto, inaugurazione e benedizione a porta chiusa; e subito fuga dei proprietari con il bottino. Tra un anno, voglio controllare.

Nello stesso tempo gli stessi giornali e la stessa tv annunziano, ufficialmente, che, di questo passo, la Calabria entro mezzo secolo perderà 500.000 abitanti. Sarebbe un quarto dell’attuale popolazione anagrafica: e facciamo finta di crederci, ben sapendo che tantissimi degli iscritti negli uffici del paesello in realtà vivono stabilmente altrove undici mesi e mezzo l’anno.
Facendo finta di credere che la Calabria conti davvero due milioni di anime, come farà a perderne un quarto, pari a 500.000? Presto detto:

– Un numero x di già oggi anziani, ahimè, lascerà questa valle di lacrime per inevitabile decreto delle Moire o Parche.
– Un numero y di giovani, soprattutto se laureati, emigrerà in cerca di quella fortuna che la Calabria non offre.
– È dal 2013 che il numero dei morti supera quello dei nati; e non perché si muoia di più, tutt’altro, ma perché non si nasce.

Di fronte a tale fenomeno restano del tutto indifferenti i seguenti illustri signori ed enti:

– la classe politica a 360, 720, 1140 gradi, senza eccezione alcuna;
– i burocrati e passacarte di tutti gli uffici; e infatti in Calabria tutto funziona poco e male;
– le università;
– gli intellettuali, inclusi quelli “portentosi” recentemente riuniti ad Africo per i “prodotti tipici”;
– La Chiesa;
– i sociologi, antropologi eccetera;
– i giornali e le tv;
– i salotti bbbbbene;
– la gente.

E invece servirebbero delle soluzioni. Io, nella mia modestia, suggerisco:

– i politicanti meridionali e i politicanti in genere si levino dalla testa le vecchie, putride idee di interventi straordinari vari, che si sono rivelati non solo fallimentari, ma causa di un sistema di corruzione e rete trasversale di complicità. Trasversale non solo dei partiti, ma di ogni genere di banda illegale e legale;
– lo stesso per ogni tipo di ZES e simili;
– sono utili, se mai, lavori pubblici fatti come si deve e solo per le loro finalità;
– l’intervento pubblico deve consistere in quella cosa che a Sud è rara e in Calabria assente: il funzionamento! Servono dei politici autorevoli, che costringano i burocrati a lavorare presto e bene;
– urge ripensare la scuola, che nel Meridione è ferma a decenni e decenni fa; e per molti decenni fa, va alla grande, mentre per il 2018 non esiste proprio;
– e nella stroncatura radicale della delinquenza organizzata o no: ma senza antimafia segue cena;
– individuazione delle reali occasioni produttive e di lavoro: allevamento, agricoltura, piccola e media industria di trasformazione, turismo serio e professionale.

Chi deve fare questo? Ma una cultura che non s’inventi filosofie delle domenica tipo pensiero meridiano e magie varie, ma racconti il Meridione e la Calabria per quello che sono; e affacci proposte concrete e possibili.

E una classe politica che non può essere né l’attuale sinistra o centrosinistra, e tanto meno il ritorno dell’inetto centro(destra). Ci saranno, in Calabria, una trentina di persone serie?

Ulderico Nisticò

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