Ma quanto è brutta!

 Non mi ero mai reso conto di quanto fosse brutta, finché oggi, passandoci in treno, non ho dovuto guardarla. È proprio brutta, la stazione ferroviaria di Catanzaro: un mucchio di alluminio e plastica senza alcuna dignità; abbastanza in degrado a pochi anni dall’inaugurazione; e di stazione non ha nulla, nemmeno un bar, o se c’è non si vede. La circondano sterpaglie e canneti. Insomma, una cosa fatta a risparmio, alla peggio. Davvero un bel colpo d’occhio, per un forestiero che arrivi la prima volta in treno nel Capoluogo di Regione! Si fa davvero un’idea adeguata alla realtà.

 L’altra, quella di Sala, un caro ricordo della mia infanzia, forse era piccola e superata, però pareva una stazione, aveva un suo modesto senso, una sua grazia…

Quando una società (la nostra è una società, non merita il nobile nome di comunità) perde il senso dell’estetica, è davvero alla fine. Quando un committente non sa dialogare con i tecnici, è un rozzo politicante. Quando i tecnici partoriscono solo questi aborti, vuol dire che manca loro ogni sostrato spirituale, culturale, umano; e sanno solo calcolare e pigliare soldi. E vuol dire che all’università hanno avuto cattivi maestri.

 Vale per la stazione di Catanzaro come per il nuovo Lungomare di Soverato in stile Cemento Come Capita E A Iosa; come per quasi tutti gli edifici pubblici e privati degli ultimi 70 anni, scatoloni senza decoro. Vale, purtroppo, anche per certe chiese.

 Vale per l’assenza di ogni criterio di urbanistica, tipo Davoli Marina dove non hanno lasciato manco una piazza, pur di costruire come forsennati… e sulla spiaggia, finché il dio Nettuno non vendicò l’offesa. Eccetera.

 Vale per le Marine costruite sulla 106, pur di non perdere un centimetro quadro di edificazione.

 Verissimo, ma la nuova stazione di Catanzaro sorge nel deserto e vuoto, con tutto lo spazio di questo e dell’altro mondo. A farla bella, non ci perdevano niente, e nulla hanno guadagnato di più facendola brutta. No, è proprio la carenza totale di senso estetico e di gusto del bello.

Ulderico Nisticò