Macron, Libia e figura di sterco dell’Italia

Se io vi nomino Machiavelli, tutti in coro “Il fine giustifica i mezzi”: frase stupida, e che messer Nicolò non disse mai. E invece la lettura di Deca, Arte della guerra, Storie e, con tutte le cautele dell’estemporaneità, Principe, insegna molto altro, e tra questo l’aureo “Meglio essere temerari che respettivi”. “Respettivi” sono quelli che se la stanno a pensare, che, come l’asino di Buridano, restano indecisi tra fieno e acqua, e muoiono di sete e di fame. Come il mio Regno delle Due Sicilie, che, sempre titubante in qualcosa, cadde prima di accorgersi che era cambiato tutto in Europa e in Italia.

Oggi giornali e tv italiani sono come quando in famiglia succede una cosa vergognosa: meglio non parlarne, per scorno. Macron ha convocato a Parigi i due tagliagole libici, e in quattro e quattr’otto li ha messi d’accordo. Ovvero, mentre l’Italia restava “respettiva”, la Francia: a) agisce; b) fa i suoi interessi, come sempre dai tempi dei Merovingi, e se ne frega del resto del mondo, figuratevi dell’Italia.
L’Italia manda pietosi “appelli” all’Europa, e che suscitano ilarità; accoglie chiunque arrivi e lo promuove a profugo anche se sta benissimo, e minore; paga; e mentre potrebbe bloccare le coste africane, aspetta che il blocco lo faccia qualcun altro. Anche le ambigue ONG si rifiutano sfacciatamente di accettare regolamenti e controlli di polizia, segno certissimo che hanno una coda di paglia dall’Africa a qui. L’Italia minaccia di chiudere i porti, ma non chiuderà manco una boa.
Del resto, con una classe dirigente di Gentiloni, Renzi, Alfano, Grasso, Boldrini… e mi spiace aggiungere Minniti, che sulle prime mi pareva migliore.

Ma non è un fatto di persone. È che tutti gli Stati del mondo, da che mondo è mondo, fanno la cosa più ovvia: sottomettono la politica interna alla politica estera. Solo l’Italia patisce esattamente il contrario: è la politica interna (spesso la politichetta, le prossime elezioni) a condizionare la politica estera; e prima di fare politica estera, il governo deve stare a sentire tutte le chiacchiere a ruota libera, anche di chi non conta manco il due di spade con briscola a coppe. In uno Stato serio, il governo è temerario, cioè decide e fa; e se ne frega delle parole in libertà di chicchessia; in Italia, il governo è sempre “rispettivo”. E mentre chiacchierano tutti e nessuno decide, passano le occasioni, e altri decide per noi.
E siccome in politica, e massime in politica estera, i vuoti si riempiono, arriva Macron e scalza l’Italia. Se un domani ci sarà da spartire petrolio… beh, un antico proverbio calabrese, che però capiranno anche gli altri, recita così: “Cu’ sparta ava a mejjiu parta”. Sarà la Francia ad influire sulla Libia, non sarà l’Italia. Figura di sterco, vero?
Ma l’Europa ci darà cento milioni… a parte che sono briciole, è l’elemosina di Natale ai parenti poveri.

Ulderico Nisticò