Momo, la dimensione umana del brigante

Quello che vedrete a San Sostene il prossimo 11 è un dramma brigantesco, quindi un vicenda umana. Il fenomeno del brigantaggio, del resto, fu un fenomeno assai più complesso di certe ideologiche interpretazioni. Documentate, è vero: ma niente di più facile che utilizzare solo i documenti che fanno comodo.

I briganti (e con loro i banditi del West americano, i Miserabili di Hugo, i Demoni di Sanpietroburgo, gli emarginati della ricca Londra… ) non furono un dato sociale, ma degli esseri umani; e come tali esenti da ogni tentativo di appiccicare loro bontà o il contrario, e comunque etichette ideologiche.
Perciò il brigante è un ideale soggetto di tragedia, come gli eroi del teatro greco; e ha la dimensione esistenziale del premoderno, del preborghese, del selvatico. La vita e la morte di Momo sono un momento di alta e contraddittoria umanità, e attorno a lui quelle di altri uomini e donne: ci furono donne, e vere brigantesse, non petulanti femministe. Leggete questo monologo di Carmela.

CICCO
Stasera stai di guardia tu, Carmela. Ahahahah, se le femmine volete fare le brigantesse, dovete guadagnarvelo! Più tardi ti mando un cambio.

CARMELA
Carmela la vita se l’è sempre guadagnata e sudata. Che ne sai tu, quanto è difficile, per una donna? Noi fatichiamo dall’alba… e trentatre volte io vorrei trovarmi in battaglia, che partorire una volta sola. Vattene a letto, presuntuoso Cicco: Carmela, se deve, sa anche non dormire una notte intera.

Cicco bofonchia qualcosa ed esce

CARMELA
La serata è umida, qui, vicino al fiume. Ho freddo. (si copre)
Bah, non mi scalda lo scialle, e nemmeno se mi coprissi con il tabarro pesante dei maschi; e il fuoco… Sì, ravvivo il fuoco, e non mi basta.
Non è fuori, il mio freddo: è nelle mie ossa, nelle viscere, come un verme che sta nascosto tra i fiori. Chi mi vede… e già, paio una donna forte, in salute…
Ma niente più parole: so che andrò presto a morire. Ho solo da scegliere: o il male che mi divora il segreto del petto, o una palla di piombo in combattimento. Meglio, no?
Sì, morire uccisa, a una donna brigante è più conveniente che attendere qualche lenta vecchiaia.
Quel mio povero marito, mi si spense tra le mani e pareva una canna spezzata; e i figli… da domenica a domenica, per la malattia che correva quell’anno. Me l’avevano dato che ero ragazza da poco, il primo che mi volle; e io, per andarmene da casa, lo seguii.
Non era uomo da questa nostra allegra vita da cani arrabbiati, Simone; uno zappaterra, lavoratore, rispettoso… Non da coltello, da accampamenti.
Devo recitare per lui un requie … e per quelle due creature. (mormora)
Anche loro mi si sciolsero in braccio. Nunzia… già la guardavano i giovani.
Ora posso solo pregare per le anime: (con rabbia) per i corpi, la preghiera fu vane parole.
(s’inginocchia; prega; si rialza di scatto)
Poi passò la comitiva di Calandra, e mi piacque: bello, sfacciato, spiccio. Si vede che anche io gli piacevo. Ci siamo persino sposati, a modo nostro, una benedizione di prete.
Fu lui a insegnarmi come si carica e si spara lo schioppo, e come si monta a cavallo… alla maschile.
E tante altre cose m’insegnò che prima, con Simone, non sapevo: ahahahah!
Ora non so più dove sia e se è vivo, Calandra, dopo quella giornata che ci siamo battuti al Passo del Prete, sopra Chiaravalle, e dovemmo sperderci.
Ma anche qui, con questa banda di Momo, non sto male: sparo in battaglia; ballo la sera; ho una capanna; e se mi va, troverei da farci l’amore; e aspetto una pallottola per me.
E rido, rido, rido e rido e rido e rido e sono felice, e non ho paura di nulla… sì come i disperati.
Niente ho, e niente ho da perdere. Comunque io finisca, di mala morte o del freddo che sento dentro, mi seppelliscano sotto un albero a fare concime, e almeno qualcosa resterà di me. E che altro? Nemmeno questo fuoco, che non mi scalda abbastanza.
(lo ravviva)
No, qualcosa ho: questo fucile. Bisogna me lo tenga stretto, o un francese… o qualche traditore… o qualche altra brigantessa invidiosa… Sì, se non lo avessi… Questa è la mia vita: polvere, piombo, fucile, e la morte sempre vicina.
La morte è una buona amica, ed insegna a cogliere quel poco che abbiamo: come una mora di gelso, che se non la mangi subito, avvizzisce.
Questa è la vita del brigante, e peggio… o forse meglio, se è femmina.
Destino delle donne, essere o serve o padrone o assieme entrambe le cose; e imporre desiderio nei maschi, e provarne segreto dolore. Come una rosa, che non la cogli senza sanguinare di spina.
Disperata Carmela! Sì, potrei solo, ridendo, morire.

Ulderico Nisticò